Lavoro

Cassa in deroga con criteri più restrittivi

Cassa in deroga con criteri più restrittivi
In arrivo criteri più restrittivi per concedere i sussidi in deroga, con limiti anche temporali

In arrivo criteri più restrittivi per concedere i sussidi in deroga. Per quanto riguarda la cassa integrazione in deroga (la cigd) si pensa di introdurre limiti temporali di fruizione del sussidio; una sorta di “tetti” massimi, non rinnovabili (oggi i trattamenti di cigd hanno sostanzialmente pochi paletti, e possono essere concessi anche più volte). Allo studio c’è l’ipotesi di fissare in 8 mesi la durata complessiva della cassa in deroga nell’arco di un anno; fino a salire a 14 mesi nel biennio (dove i due anni inizierebbero a essere conteggiati dal 1° gennaio 2013).

Sul fronte invece della mobilità in deroga il decreto di riordino, che dovrebbe essere emanato dal governo entro fine agosto, assieme al rifinanziamento di questi sussidi (per ora circa 5-600 milioni contro la prevista dote di un miliardo), si sta mettendo a punto una procedura per svuotare, gradualmente, il bacino dei fruitori a partire da chi, negli anni, ne ha fruito di più (ci sono lavoratori, soprattutto nelle regioni meridionali, sussidiati da ben 8-10 anni).

In pratica, dal 1° gennaio 2014, secondo quanto si apprende, si potranno concedere al massimo ulteriori 3, 6, 9 e 12 mesi di mobilità a seconda del periodo già goduto dell’ammortizzatore (2, 3, 4 anni). Un meccanismo che dovrebbe, nelle intenzioni del governo, riportare a un uso corretto (e originario) la mobilità in deroga; come appunto un sussidio “in deroga”, cioè di carattere straordinario e temporaneo.

Ad accelerare nella predisposizione del decreto di riordino di cassa e mobilità in deroga (previsto dal decreto Imu-Cig) è stato direttamente il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. L’obiettivo, spiega il sottosegretario Carlo Dell’Aringa, «è far coincidere l’emanazione del decreto di riordino di cassa e mobilità in deroga con il provvedimento che rifinanzia questi sussidi in modo che i nuovi fondi vengano gestiti con i nuovi criteri di concessione, più omogenei su tutto il territorio nazionale, e soprattutto coerenti con le nuove regole sugli ammortizzatori che prevedono la chiusura di cassa e mobilità in deroga a fine 2016 (in vista dell’avvio dei nuovi fondi di solidarietà)».

La bozza di decreto di riordino dei criteri di concessione dei sussidi in deroga dovrà essere discussa con le regioni (già dalla settimana prossima si conta di aprire il confronto); e sul provvedimento, poi, si dovranno sentire le parti sociali, e passare il vaglio delle competenti commissioni parlamentari. Ci sarà comunque un attento monitoraggio sugli andamenti di spesa: se ne occuperà l’Inps, sulla base dei decreti di concessione inviati telematicamente dal ministero del Lavoro e dalle regioni (e l’esito delle verifiche dovrà essere comunicato anche al Tesoro).
Si punta a contenere la spesa per cassa e mobilità in deroga (è prevedibile che con i nuovi criteri di concessione i fondi per i prossimi anni si andranno a ridurre progressivamente sia nel 2014 che nel 2015). Del resto, negli utimi anni, la spesa per questi sussidi è progressivamente aumentata: si è passati dagli oltre 770 milioni erogati nel 2009; agli 1,5 miliardi del 2010, agli 1,6 miliardi del 2011; ai 2,4 miliardi del 2012. E anche il 2013, conteggiando anche le nuove risorse, si chiuderà sfiorando i 2 miliardi. Certo, la crisi ha contribuito. Ma c’è anche un problema di utilizzo di questi sussidi in deroga, a macchia di leopardo da Milano a Palermo; e, spesso, anche distorto. Ogni mese l’Inps certifica come il tiraggio (cioè l’effettiva fruizione) non superi mai il 50% delle ore autorizzate; e gli ultimi dati di ItaliaLavoro evidenziano come, dal 2009 al 2012, il numero di percettori effettivo dei sussidi in deroga sia stato di 825mila persone, di cui il 37% ha fruito di più di un trattamento.
Per il coordinatore degli assessori regionali al Lavoro, Gianfranco Simoncini, l’eventuale sblocco di nuove risorse «è un fatto positivo». Mentre sulla stretta sui sussidi in deroga ricorda «come siano già previsti limiti nelle normative regionali. Comunque vediamo il testo e discutiamo». Preoccupato invece è il sindacato: per il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy, si ipotizza un intervento «molto drastico, che colpisce indistintamente tutti».

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