Diritto

Cartella di pagamento valida anche se manca la sottoscrizione

Cartella di pagamento valida anche se manca la sottoscrizione
La mancanza della sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto, la cui esistenza, non dipende tanto dall’apposizione del sigillo o del timbro o di una sottoscrizione leggibile, quanto dal fatto che, al di là di questi elementi formali, esso sia inequivocabilmente riferibile all’organo amministrativo titolare del potere di emetterlo

In tema di riscossione delle imposte sul reddito, la mancanza della sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto, la cui esistenza, non dipende tanto dall’apposizione del sigillo o del timbro o di una sottoscrizione leggibile, quanto dal fatto che, al di là di questi elementi formali, esso sia inequivocabilmente riferibile all’organo amministrativo titolare del potere di emetterlo. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 5985 del 25 marzo 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Commissione Tributaria Regionale, pronunciando sul ricorso proposto da una contribuente in riforma della decisione della Commissione Tributaria Provinciale, ha accolto il gravame promosso dalla medesima avverso una cartella di pagamento.

In particolare la CTR, dato atto che la contribuente aveva presentato “ricorso contro una cartella esattoriale per omessa notificazione, per difetto di sottoscrizione, per carenza di motivazione, per irregolarità del procedimento di iscrizione a ruolo”, rammentata “l’ordinanza della Corte Costituzionale n. 377/07 che ritiene indispensabile l’indicazione del responsabile del procedimento sulla cartella esattoriale”, ha statuito “che in quest’ottica anche la mancanza di sottoscrizione era elemento per considerare illegittima la cartella esattoriale”.

Contro la sentenza della CTR, Equitalia Nomos S.p.A. ha proposto ricorso per cassazione, in particolare ritenendo che la CTR avesse errato a dichiarare illegittima la cartella in ragione dell’omessa sottoscrizione dell’incaricato del procedimento e questo perché la cartella sub iudice era stata redatta in conformità al modello ministeriale il quale “non prevedeva il requisito della sottoscrizione della cartella”; in particolare, il quesito posto alla Suprema Corte era se potesse considerarsi valida e conforme al predetto dettato normativo la cartella priva della sottoscrizione dell’esattore.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato da Equitalia Nomos S.p.A. Sul punto, la Suprema Corte ha già avuto occasione di chiarire che «In tema di riscossione delle imposte sul reddito, la mancanza della sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto, la cui esistenza, non dipende tanto dall’apposizione del sigillo o del timbro o di una sottoscrizione leggibile, quanto dal fatto che, al di là di questi elementi formali, esso sia inequivocabilmente riferibile all’organo amministrativo titolare del potere di emetterlo» (Cass. sez. trib. n. 10805 del 2010; Cass. sez trib. n. 4757 del 2009).

Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata.

In tema di riscossione delle imposte sul reddito, la mancanza della sottoscrizione della cartella di pagamento da parte del funzionario competente non comporta l’invalidità dell’atto, la cui esistenza, non dipende tanto dall’apposizione del sigillo o del timbro o di una sottoscrizione leggibile, quanto dal fatto che, al di là di questi elementi formali, esso sia inequivocabilmente riferibile all’organo amministrativo titolare del potere di emetterlo.
L’art. 7 della legge n. 212/2000 (Statuto del contribuente), stabilisce:

“1. Gli atti dell’amministrazione finanziaria sono motivati secondo quanto prescritto dall’articolo 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, concernente la motivazione dei provvedimenti amministrativi, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione. Se nella motivazione si fa riferimento ad un altro atto, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama.
2. Gli atti dell’amministrazione finanziaria e dei concessionari della riscossione devono tassativamente indicare: a) l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all’atto notificato o comunicato e il responsabile del procedimento; b) l’organo o l’autorità amministrativa presso i quali è possibile promuovere un riesame anche nel merito dell’atto in sede di autotutela; c) le modalità, il termine, l’organo giurisdizionale o l’autorità amministrativa cui è possibile ricorrere in caso di atti impugnabili.
3. Sul titolo esecutivo va riportato il riferimento all’eventuale precedente atto di accertamento ovvero, in mancanza, la motivazione della pretesa tributaria.
4. La natura tributaria dell’atto non preclude il ricorso agli organi di giustizia amministrativa, quando ne ricorrano i presupposti”.

L’indicazione del responsabile è indispensabile per assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa, la piena informazione del cittadino (per una eventuale azione nei confronti del Responsabile del procedimento) e, conseguentemente, il diritto alla difesa.
Peraltro, le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito che tale indicazione non è richiesta dallo Statuto del contribuente, a pena di nullità, in quanto tale sanzione è applicabile soltanto alle cartelle di pagamento riferite ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° giugno 2008.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 5985/2015

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