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Camera, tetto di 240 mila euro per i dipendenti: la presidenza dà il via libera

Camera, tetto di 240 mila euro per i dipendenti: la presidenza dà il via libera
Disco verde degli Uffici di presidenza della Camera e del Senato al tetto massimo di 240mila euro agli stipendi del personale in servizio a Montecitorio e a Palazzo Madama

Via libera dell’Ufficio di presidenza della Camera alla riforma del sistema retributivo del personale in servizio a Montecitorio. Il piano, che introduce il tetto massimo a 240mila euro e sottotetti retributivi per tutte le categorie è stato approvato con 13 sì, 5 astenuti (3 M5S, 1Lega e 1 SC) e 2 non partecipanti al voto (1 Fi e 1 Fdi). In particolare, si sono astenuti i tre componenti dell’Ufficio di presidenza di M5S, Davide Caparini della Lega e Stefano Dambruoso di Sc. A non partecipare al voto sono stati Simone Baldelli di FI e Edmondo Cirielli di Fdi.

Introdotti cinque tetti
I tetti previsti dal riordino (al netto degli oneri previdenziali e delle indennità di funzione) sono cinque: per i consiglieri 240mila euro; per documentaristi, ragionieri e tecnici 166mila euro; per i segretari 115 mila euro; per i collaboratori 106 mila; per operatori, tecnici e assistenti 99mila euro. I tagli sono graduali: arriveranno a regime soltanto nel 2018. Entro fine anno nascerà il ruolo unico dei dipendenti del Parlamento.

La protesta
I sindacati dei lavoratori di Montecitorio, che oggi sono stati uditi dall’Ufficio di presidenza, hanno contestato la decisione. «È falso – hanno spiegato – dire che non ci sentiamo in dovere di fare la nostra parte. La possibilità di discutere le nostre proposte ci è stata completamente negata, come quella di avanzare controproposte. Risulta incomprensibile – spiegano i sindacalisti – soprattutto la ragione per la quale si vorrebbe negare un trattamento analogo a quello applicato ai dipendenti del Quirinale (tetto di 240mila euro e contributi straorinari) il cui recepimento è stato pure richiesto dalla stragrande maggioranza delle organizzazioni sindacali».
Per questo, i sindacati hanno chiesto «un ripensamento che coniughi la comune esigenza di rigore con la necessità di preservare l’efficienza dell’amministrazione della Camera e il rispetto dell’Ordinamento giuridico vigente».

Boldrini: «Decisione senza precedenti»
Su Facebook la presidente della Camera, Laura Boldrini, esulta: «Oggi abbiamo preso una decisione senza precedenti, Camera e Senato insieme». «Lo abbiamo fatto – continua – per rafforzare l’istituzione, anche mettendo le retribuzioni in sintonia con il Paese alla luce della grave crisi che stiamo attraversando».

Dambruoso (Sc): i tagli modesti non eliminano gli sperperi
Per Dambruoso, che è questore della Camera, la decisione dell’Ufficio di presidenza «non soddisfa quella richiesta forte proveniente dagli elettori che vogliono l’eliminazione degli sperperi economici consumatisi nei Palazzi del potere romano in questi anni». Né «aggancia il riconoscimento dell’elevata progressione economica di stipendi, già smisuratamente alti in partenza, al merito e alla produttività». Il deputato di Scelta civica fa le pulci alla riforma e denuncia come ciò che esce dalla porta rientra dalla finestra: «Come? Considerando il tetto alle remunerazioni al netto dei contributi previdenziali e delle indennità di funzione, e con l’introduzione di un incentivo di produttività per i dipendenti che abbiano superato il tetto retributivo. L’entrata in vigore del taglio completo, poi, soltanto dal 1° gennaio 2018!».

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