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Cambio in corsa per la Tobin tax

Cambio in corsa per la Tobin tax
A poche settimane dal primo versamento l’Economia propone nuove regole in consultazione per la Tobin tax. Su che cosa esattamente, e quanto, resta invece da capire

Di certo, in fatto di Tobin tax, c’è che il 16 ottobre gli intermediari dovranno pagare una somma al fisco. Su che cosa esattamente, e quanto, resta da capire: e non è poco considerando che – anche se il termine di pagamento da parte degli operatori chiamati alla cassa è stato differito dal 16 luglio al 16 ottobre – la normativa sta già esplicando i suoi effetti per i trasferimenti azionari dal 1° marzo scorso mentre per i contratti derivati si inizierà a conteggiare l’imposta dal 1° settembre e questo anche per la cosiddetta tassa antispeculazioni (applicata sulle operazioni, in azioni e in derivati, “ad alta frequenza”).
Per esigenze di cassa, infatti, il governo Monti decise di anticipare di un anno, con una normativa nazionale, quello che la direttiva europea avrebbe imposto dal 1° gennaio 2014 (legge n. 228/2012) anche se la data europea ora pare slittare in avanti per contrasti tra i paesi Ue. Le istruzioni operative vengono emanate il 21 febbraio (decreto del Mef sulla «Gazzetta Ufficiale» 50 del 28 febbraio) proprio alla vigilia della prima data di applicazione. Il 15 giugno il Governo vara lo slittamento (Dl n. 69/2013) dell’imposta sui derivati dal 1° luglio al 1° settembre e dei versamenti al 16 ottobre. Poi il 18 luglio arriva un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate a precisare ulteriormente gli adempimenti e l’8 agosto scorso sul sito del dipartimento delle Entrate sono apparse una trentina di risposte a domande frequenti. La partita sembrava chiusa. Ma ieri l’altro il colpo di scena: sul sito del dipartimento delle Finanze si apre una pubblica consultazione su modifiche al decreto del 21 febbraio da inviare al dipartimento stesso entro il 30 agosto. In modo tale che una norma entrata in vigore e applicata (con prelievi reali sui contribuenti) dal 1° marzo non ha ancora trovato un suo assetto e si rischia di non aver fatto prelievi che andavano fatti o di averne fatti altri non giustificati alla luce della riscrittura delle norme.

Tra i punti oggetto da ultimo di intervento vi è, ad esempio, la cessione o costituzione dell’usufrutto. Infatti, la legge n. 228 dispone che l’imposta dello 0,22% (o 0,12%, per i titoli quotati) di cui all’articolo 1, comma 491, si applica ai trasferimenti di proprietà di azioni e strumenti finanziari partecipativi emessi da società residenti in Italia. Il Dm 21 febbraio 2013 ha confermato il principio. Sin dai primi commenti è stato evidenziato come la norma non consentisse di tassare la costituzione o il trasferimento di diritti di usufrutto o di nuda proprietà nonostante ciò si presti a comportamenti elusivi. Negli atti di trasferimento stipulati dal 1° marzo scorso non risulta che i responsabili d’imposta (che sono anche i soggetti passibili di sanzione) si siano fatti fornire la provvista per il pagamento della tassa. Ora la bozza di decreto in corso di consultazione stabilisce che la tassazione riguarda anche i trasferimenti di usufrutto e nuda proprietà, in contrasto con la legge e senza che sia chiaro con quale decorrenza (si deve ritenere, per le operazioni fatte dopo l’entrata in vigore del provvedimento attualmente in consultazione).

Inoltre, il caso di intervento di più intermediari in una stessa operazione è stato incerto sin dall’inizio, specie quando fra questi vi siano banche o società d’investimento non residenti. Nel Dm 21 febbraio 2013 è stato introdotto l’articolo 19, comma 4 che poteva essere interpretato nel senso che gli intermediari localizzati in Paesi che non danno adeguato scambio d’informazioni e assistenza alla riscossione non potessero assumere, nemmeno nominando un rappresentante in Italia, il ruolo di responsabili d’imposta. In seguito al provvedimento del 18 luglio è, invece, emerso che questi soggetti non solo possono riscuotere e versare l’imposta per conto dei loro clienti, ma se hanno una stabile organizzazione in Italia questa deve tassare le operazioni ovunque compiute dalla casa madre nel mondo.
Inoltre, il provvedimento 21 febbraio 2013 ha introdotto una disposizione antielusiva in base alla quale in caso di acquisto di azioni o strumenti finanziari partecipativi a seguito di regolamento degli strumenti finanziari derivati, l’imposta deve essere applicata sul maggiore tra il valore di esercizio stabilito nel contratto e il valore normale; nelle modifiche proposte con la bozza in consultazione, questa regola viene limitate ai casi in cui l’acquisto riguardi titoli non negoziati su mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione. Un intervento positivo, ma comporta un nuovo cambio delle procedure informatiche. Infine, solo nelle risposte dell’8 agosto sono stati forniti importanti chiarimenti sul calcolo della base imponibile (sono esclusi gli oneri accessori), anche in presenza di clausole di aggiustamento prezzo. Sulla tassazione in caso di trasferimento fra dossier diversamente intestati, in presenza di operazioni infragruppo, solo nel documento attualmente in consultazione viene precisato che non sono imponibili i trasferimenti fra Oicr master e feeder.

Il confronto tra le indicazioni Ue e le regole italiane

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