Diritto

Cambio di sesso e divorzio automatico: parola alla Corte Costituzionale

Sarà la Corte Costituzionale a stabilire se il cambio di sesso di uno dei coniugi nel corso del matrimonio, certificato da una sentenza, provoca il divorzio automatico
Sarà la Corte Costituzionale a stabilire se il cambio di sesso di uno dei coniugi nel corso del matrimonio, certificato da una sentenza, provoca il divorzio automatico

Sarà la Corte Costituzionale a stabilire se il cambio di sesso di uno dei coniugi nel corso del matrimonio, certificato da una sentenza, provoca il divorzio automatico.
A sollevare la questione di compatibilità con la Carta dei diritti fondamentali è stata ieri la Prima sezione civile della Corte di Cassazione (Ordinanza interlocutoria n. 14329/13), chiamata a decidere sul ricorso di una coppia bolognese in cui il marito, al termine di un percorso condiviso e dopo il cambio di sesso, aveva ottenuto la sentenza di rettificazione del tribunale. L’ufficiale di stato civile del comune di residenza della coppia, nel trascrivere nel 2009 gli effetti della sentenza come ordinato dal tribunale, aveva però a distanza di poche settimane aggiunto di sua iniziativa un’annotazione che – per effetto della legge n. 164/82, abrogata nel 2011 – disponeva anche la cessazione degli effetti civilistici del matrimonio.
Contro quest’ultima annotazione la coppia aveva presentato ricorso giurisdizionale, ottenendone la cancellazione dal tribunale di Modena (che ritiene necessaria come presupposto una sentenza di cancellazione del matrimonio emessa dal tribunale), provvedimento a sua volta impugnato dal Ministero dell’Interno e riformato dalla Corte d’appello di Bologna, secondo cui il matrimonio “rettificato” sarebbe «privo del suo indispensabile presupposto di legittimità, la diversità sessuale dei coniugi».

Ieri la Cassazione, di fronte al ricorso della coppia emiliana, ha deciso che le norme in vigore all’epoca (ma che di fatto sopravvivono anche nel decreto legislativo n. 150/2011, articolo 31) sono a forte rischio di compatibilità con la Costituzione. Se è vero che l’ufficiale di stato civile non ha commesso alcun abuso dichiarando il divorzio automatico per cambio di sesso, la legge n. 164 del 1982 stride con l’articolo 2 della Costituzione (diritti inviolabili dell’uomo, comprese le formazioni sociali in cui si esercitano) e con l’articolo 29 (famiglia), oltrechè con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Inoltre la Corte ravvisa la violazione dell’articolo 24 (diritto di difesa), considerato che il coniuge non ha diritto di opporsi allo scioglimento automatico del vincolo nè di opporsi alla cancellazione “automatica” dell’ufficiale dell’anagrafe (sotto questo aspetto discriminatorio, parificato al coniuge che ha cambiato sesso). Infine il sospetto di incostituzionalità della Corte riguarda la differenza di trattamento tra i matrimoni con un cambiamento di sesso (sciolti d’imperio per legge) e quelli in cui uno dei coniugi viene condannato per gravissimi reati, in cui la scelta dello scioglimento è rimessa invece all’altro coniuge.

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