Lavoro

Call center, paghe da dipendenti

Call center, paghe da dipendenti
Per le attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call center outbound il ricorso ai contratti di collaborazione è consentito sulla base del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva

Per le attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call center outbound il ricorso ai contratti di collaborazione è consentito sulla base del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva.

Così ha stabilito il decreto legge 83/2012, che è andato a completare la modifica del decreto legislativo 276/2003, iniziata dalla riforma Fornero (legge 92/12).

Ora il ministero sta ultimando una circolare per precisare la portata della disciplina. Infatti, per i call center outbound non c’è obbligo di rispetto del progetto che, in base al nuovo articolo 61 del decreto legislativo 276/2003, deve essere specifico e individuato dal committente ed eseguito in autonomia dal collaboratore. Restano invece, per quanto compatibili, tutte le altre regole contenute negli articoli 62-69 del decreto legislativo 276.
La deroga al progetto, per i call center outbound – dove gli operatori effettuano le telefonate per offrire beni e servizi – è in qualche modo fondata sulla peculiarità del corrispettivo. Ed è questo uno dei punti che la nuova circolare del ministero del Lavoro andrà a precisare. Del nuovo documento di prassi ha parlato Danilo Papa, vice direttore delle Attività ispettive del ministero, nel corso di un convegno che si è svolto a Roma nei giorni scorsi, promosso da Hdemia, un’associazione culturale multidisciplinare.

La circolare si soffermerà proprio sul compenso fondato sulla contrattazione collettiva che in qualche modo, in base al nuovo articolo 61, è il presupposto delle collaborazioni, in deroga al progetto, per i call center.
Senza la contrattazione collettiva, in teoria, non ci sarebbe la possibilità di utilizzare, nei call center, il contratto di collaborazione. A meno che – questo pare l’orientamento del ministero – non si faccia riferimento all’articolo 63, comma 2, del decreto legislativo 276, così come modificato dalla riforma Fornero.
In base all’articolo 63, comma 2, «in assenza di contrattazione collettiva specifica, il compenso non può essere inferiore, a parità di estensione temporale dell’attività oggetto della prestazione, alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi nazionali di categoria applicati nel settore di riferimento alle figure professionali il cui profilo di competenza e di esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto».
La possibilità, insomma, è di andare a quantificare il compenso per analogia e in relazione alla durata dell’attività.

Il vice direttore delle Attività ispettive ha anche esemplificato come, nelle altre attività – esclusi i call center – deve essere costruito un progetto a regola d’arte.
Ciò che prevede ora l’articolo 61 del decreto legislativo 276 non costituisce – ha sottolineato Papa – una novità, poiché la disciplina è in pratica un “copia e incolla” delle sentenze di questi ultimi anni. Il progetto deve essere specifico, ben descritto su un pezzo di carta, collegato a un risultato finale verificabile e non ci si può limitare a riproporre l’oggetto sociale della società. Questo non significa che sia vietato fare un contratto di collaborazione collegato al core business aziendale: per esempio, la fabbrica di cioccolatini può ben incaricare un collaboratore di inventare dieci cioccolatini nell’arco di un anno. La verificabilità dell’obiettivo è una delle caratteristiche del progetto “genuino”. Ancora, il progetto non è compatibile con mansioni manuali e ripetitive; per questo nella circolare 29/2012 si è definito un elenco di attività off-limits, quali il parrucchiere, il muratore, il cameriere, sempre sulla scorta della giurisprudenza. Muratori o camerieri collaboratori a progetto – ha insistito Papa – non ne abbiamo trovati nella realtà, anche tenendo presente il principio secondo cui ogni attività può essere esplicata in forma subordinata o autonoma. Nella realtà, al di fuori del mondo delle idee, il cameriere o il muratore non hanno autonomia, ha precisato Papa.
Anche per i collaboratori a progetto, così come per quelli dei call center, si applica l’articolo 63 del decreto legislativo 276, che scrive i parametri della retribuzione, avvicinandola a quella dei lavoratori subordinati, quasi a voler porre una garanzia, in contropartita alle manovre che hanno aumentato i contributi previdenziali (si arriverà al 33% nel 2018).

Tuttavia, il ministero del Lavoro ammette che l’aggancio dei compensi alle retribuzioni previsti per i lavoratori dipendenti sia un’operazione “complessa”. Occorre quantificare il tempo necessario per realizzare il progetto e valorizzarlo sulla base del corrispettivo erogato. Per esempio, se per raggiungere il risultato sono necessarie 50 ore, il corrispettivo va rapportato a ora e quindi va confrontato con quello di un lavoratore subordinato per un’attività analoga, non potendo essere inferiore. Nell’ottica generale, però, il ministero ritiene che centrale sia il rispetto del progetto.

Tags

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Codice di sicurezza *Captcha loading...

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to top button

Close