Lavoro

Calcolo incremento occupazionale netto con effetto retroattivo

Calcolo incremento occupazionale netto con effetto retroattivo
L’azienda deve verificare nei dodici mesi successivi la singola assunzione agevolata se si è realizzato l’effettivo incremento. La verifica reale sull’incremento occupazionale delle aziende non sarà fatta al momento dell’assunzione agevolata, ma al termine dei 12 mesi effettivi. L’impresa ha due strade da poter seguire

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, con il parere n. 8 del 19 dicembre 2014, plaude al cambio di rotta del Ministero del Lavoro in merito ai criteri di calcolo dell’incremento occupazionale delle aziende al fine di fruire dei benefici contributivi (meglio conosciuto come criterio ULA).
Con l’interpello n. 34/2014 il Ministero del Lavoro, infatti, ha modificato la tesi interpretativa in merito alla verifica reale sull’incremento occupazionale delle aziende, che non sarà fatta al momento dell’assunzione agevolata ma al termine dei 12 mesi effettivi.

Si tratta di una disciplina tutta europea poiché la condizione di incremento delle Unità Lavorative Annue è contenuta nei regolamenti europei e interpretati da una sentenza della Corte di Giustizia Europea (sentenza 2 aprile 2009, relativa al procedimento n. C-415/07). Ebbene questa sentenza, che è immediatamente esecutiva in ogni stato membro, stabilisce un principio di calcolo per verificare questo incremento che è privo di equivoci, ed in particolare “si deve porre a raffronto il numero medio di ULA dell’anno precedente all’assunzione con il numero medio di ULA dell’anno successivo all’assunzione”. Questo passaggio della sentenza introduce nell’ordinamento una regola secondo cui la verifica rispetto ad ogni singola assunzione agevolata va fatta sulla reale occupazione dei rispettivi 12 mesi (ossia, quelli di raffronto che guarda al passato e quelli di incremento che guarda al futuro).

Al contrario l’INPS con la circolare n. 131/2013 aveva introdotto un principio di occupazione “stimata” per questa verifica, vale a dire che un’azienda nel giorno di assunzione doveva “stimare” l’occupazione dei 12 mesi futuri sulla base dei dati in suo possesso al momento proprio dell’assunzione agevolata. È proprio qui che si realizzavano le maggiori criticità: infatti, se al momento dell’assunzione agevolata era presente un contratto a termine per 5 mesi, l’azienda ai fini del calcolo ULA doveva tenere conto solo dei 5 mesi anche se poi questo contratto a termine veniva trasformato anche a tempo indeterminato, creando occupazione stabile.

La conseguenza di questa interpretazione era che l’azienda non poteva tenere conto della trasformazione poiché al momento dell’assunzione non era prevista. Al contrario poi, se nella stessa azienda era presente un contratto a termine di 12 mesi che però si interrompeva prima, magari dopo 1 mese durante il periodo di prova, l’azienda poteva considerare in ogni caso l’intero periodo di 12 mesi vista la valutazione di stima.

Ebbene, il risultato di questo meccanismo era di fotografare un’occupazione totalmente diversa da quella reale soprattutto se si considera che con l’eliminazione della causale nei contratti a termine, l’impianto delle norme inducono le aziende ad avviare questo modello contrattuale prima di una trasformazione a tempo indeterminato.

Ora l’interpello n. 34/2014 ripristina la effettiva regola di calcolo disponendo che l’azienda deve verificare nei dodici mesi successivi la singola assunzione agevolata se si è realizzato l’effettivo incremento. E quindi la verifica reale non sarà fatta al momento dell’assunzione, ma al termine dei 12 mesi effettivi.

In definitiva l’impresa ha due strade da poter seguire:

  • la prima, godere delle agevolazioni sin dal primo mese di assunzione agevolata sempre che sia stimato un incremento del numero dei lavoratori nei 12 mesi successivi l’assunzione stessa.
    La stessa azienda però, al termine dei 12 mesi dovrà verificare se tale incremento sia stato davvero realizzato perché solo in questo caso, come afferma il Ministero, i benefici si “consolidano”. Diversamente dovrà restituire lo sgravio goduto;
  • la seconda strada, di maggiore cautela, godere delle agevolazioni contributive solo al termine dei 12 mesi successivi l’assunzione agevolata (e quindi recuperando il periodo pregresso), momento in cui sarà possibile verificare il reale incremento occupazionale.

Con questa modifica interpretativa – conclude la Fondazione Studi – si potranno salvare o dare legittimamente ossigeno economico a molte imprese che in questo momento hanno assunto o vogliono assumere nuovi lavoratori.
Peraltro, l’aspetto più interessante, è che ora le imprese potranno rifare tutti i calcoli e nei limiti della prescrizione richiedere anche gli arretrati.

Consulenti del Lavoro – Parere N. 8/2014 Ministero del Lavoro – Interpello N. 34/2014

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