Italia

Boom di parlamentari in pensione, vanificato l’effetto della spending review

Il lungo braccio della spending review ha colpito i bilanci di Camera e Senato solo marginalmente, mentre nulla ha potuto nei confronti delle pensioni d’oro degli ex parlamentari, che sono invece aumentate con l’avvicendamento prodotto dalle ultime elezioni. Nei bilanci di Camera e Senato approvati dalle rispettive camere spicca infatti un dato costante che non tende a diminuire: la spesa per la pensione dei parlamentari, cioè di colori i quali sono cessati dal mandato, è aumentata dell’1,63% a Montecitorio e del 6,22% a Palazzo Madama, per un totale di 7 milioni di euro in più rispetto al 2012.

Il passaggio di legislatura. Con l’ultima tornata elettorale, sono stati oltre duecento (237 per l’esattezza) i parlamentari che hanno avuto accesso al diritto pensionistico. Questo esodo ha prodotto un aumento dell’1,6% della voce pensioni ai deputati cessati nel bilancio della Camera e del 6,2% nel prospetto del Senato, pari ad un aumento della spesa di 2,2 milioni e di 4,8 milioni rispettivamente. Nello specifico, sono stati 113 i senatori non rieletti che hanno maturato il diritto alla pensione e 124 i deputati che avevano i requisiti per l’assegno previdenziale. In tutto, quindi, 237 parlamentari in più dal mese di marzo pesano sui bilanci di Camera e Senato alla voce “assegni previdenziali”.

L’analisi dei questori. In realtà, nella relazione dei Questori di Camera e Senato si precisa che «gli anni di avvicendamento delle legislature determinano un incremento fisiologico della platea dei beneficiari delle prestazioni previdenziali» e che negli anni precedenti la crescita di questa categoria di spesa era stata sensibilmente superiore. «I tre quarti del bilancio di Montecitorio – spiega il questore di Scelta Civica Stefano Dambruoso – è fatto di pensioni e stipendi di deputati e dipendenti, spesa non facilmente aggredibile perché riguarda diritti acquisiti. La quota di spesa su cui si può facilmente intervenire è pari a meno di 300milioni su un totale di circa un miliardo». «Nel medio-lungo periodo comunque – afferma Dambruoso – le nuove regole produrranno maggiori benefici perché spariranno progressivamente i trattamenti privilegiati pre-riforma e i nuovi parlamentari che andranno in pensione avranno trattamenti di minor favore». Secondo Dambruso inoltre le nuove regole appena introdotte anche in materia di contratti, come «l’introduzione fissa delle gare» porterà a risparmi ingenti nel futuro.

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