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Bonus Irpef: cosa fare in caso di più rapporti di lavoro?

Bonus Irpef: cosa fare in caso di più rapporti di lavoro?
In tutti i casi di coesistenza di più rapporti di lavoro il lavoratore potrebbe essere chiamato a restituire il bonus percepito in fase di conguaglio di fine anno

Il bonus Irpef presenta delle problematiche applicative connesse soprattutto all’automatica applicazione da parte dei sostituti d’imposta. In tutti i casi di coesistenza di più rapporti di lavoro nel corso dell’anno ovvero di possesso di altri redditi personali, difatti, il lavoratore potrebbe essere chiamato a restituire il bonus percepito in fase di conguaglio di fine anno ovvero di dichiarazione dei redditi.

Considerando che detto bonus dovrebbe essere corrisposto già nel mese di maggio e che è stata prevista una sorta di erogazione automatica da parte dei sostituti d’imposta, è chiaro come l’Agenzia delle Entrate si sia preoccupata di fornire, con la circolare n. 8/E del 28 aprile 2014, indicazioni operative ai datori di lavoro.

Quadro normativo di riferimento

Il nuovo comma 1-bis dell’art. 13 del TUIR, ai fini del diritto al menzionato bonus richiede, in capo al lavoratore, la sussistenza dei seguenti requisiti:

  • Reddito complessivo formato dai redditi di lavoro dipendente di cui all’art. 49, comma 1, del TUIR (con esclusione dei redditi da pensione) e/o da alcune tipologie di redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente;
  • Imposta lorda, determinata sui predetti redditi, di importo superiore alle detrazioni da lavoro dipendente;
  • Reddito complessivo, al netto del reddito dell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale e di quello delle relative pertinenze, non superiore, per l’anno 2014, a 26.000 euro.

L’ammontare del bonus spettante (che deve essere rapportato al periodo di lavoro nell’anno) è pari a 640 euro per i contribuenti aventi un reddito complessivo fino a 24.000 euro. Per i contribuenti con reddito superiore a 24.000 euro, ma non a 26.000 euro, il bonus di 640 euro è ridotto in virtù del rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro.

Per quanto attiene alle modalità di fruizione, si evidenzia che il sostituto d’imposta è tenuto a riconoscere il credito spettante, senza attendere alcuna richiesta da parte del beneficiario, ripartendolo tra le retribuzioni erogate, a partire da quella del mese di maggio. Eventuali rettifiche del credito (in negativo ovvero in positivo) possono poi essere effettuate in sede di conguaglio di fine anno ovvero in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi.

Presenza di più rapporti di lavoro

Come visto il riconoscimento del bonus avviene in modo automatico da parte del sostituto d’imposta. Questo potrebbe generare dei problemi ove il lavoratore intrattenga più rapporti di lavoro nel corso dell’anno (ad esempio nell’ipotesi di due contratti part-time). In assenza di indicazioni, difatti, ciascun sostituto d’imposta potrebbe erogare il bonus che poi potrebbe dover essere restituito in sede di conguaglio di fine anno (ove il dipendente chieda ad un datore di tener conto anche di altri rapporti) ovvero di dichiarazione dei redditi.
La problematica appena descritta è ancor più evidente nell’ipotesi di redditi assimilati al lavoro dipendente soprattutto per quel che attiene ai rapporti di collaborazione a progetto.
Deve essere comunque rilevato come la coesistenza di più rapporti di lavoro normalmente comporti criticità analoghe a quella evidenziata; si pensi, ad esempio, alle detrazioni per lavoro e per carichi di famiglia che decrescono al crescere del reddito. La differenza rispetto al bonus è che nel caso delle detrazioni viene richiesta al dipendente o al collaboratore una specifica dichiarazione volta ad agevolare le operazioni di sostituzione d’imposta, mentre nel caso di specie tale dichiarazione è solo eventuale ed è rimessa ad una iniziativa del lavoratore.
Il rischio, dunque, è che quest’ultimo non sia informato e trovi inattese “sorprese” in sede di conguaglio ovvero di dichiarazione dei redditi. Probabilmente sarebbe stato preferibile coinvolgere anche il sostituto d’imposta nelle verifiche della sussistenza delle condizioni di spettanza del bonus.
Nelle tabelle che seguono si sono ipotizzate alcune casistiche afferenti alla problematica appena descritta.

Caso 1: dipendente con due rapporti di lavoro, senza redditi personali, con richiesta di conguaglio

Ipotesi restituzione Bonus in conguaglio
Rapporto lavoro A € 20.000
Imposta lorda € 4.800
Detrazione lavoro dipendente € 1.338,80
Diritto al bonus SI
Ammontare bonus € 640
Rapporto lavoro B € 7.000
Imposta lorda € 1.610
Detrazione lavoro dipendente € 1.880
Diritto al bonus NO
Ammontare bonus € 0,00
Reddito complessivo € 27.000
Diritto al bonus NO
Restituzione in conguaglio € 640,00

Caso 2: dipendente con due rapporti di lavoro, senza redditi personali, senza richiesta di conguaglio. Ipotesi in cui i singoli rapporti non danno diritto al bonus

Ipotesi recupero Bonus in dichiarazione
Rapporto lavoro A € 5.000
Imposta lorda € 1.150
Detrazione lavoro dipendente € 1.880
Diritto al bonus NO
Ammontare bonus € 0,00
Rapporto lavoro B € 7.000
Imposta lorda € 1.610
Detrazione lavoro dipendente € 1.880
Diritto al bonus NO
Ammontare bonus € 0,00
Reddito complessivo € 12.000
Imposta lorda € 2.760
Detrazione lavoro dipendente € 1.699
Diritto al bonus SI
Ammontare bonus € 640,00
Recupero bonus in dichiarazione € 640,00

Possesso di altri redditi

Il bonus è condizionato alla titolarità di un reddito complessivo al di sotto di determinati limiti; pertanto, eventuali redditi personali del lavoratore potrebbero inficiare l’applicabilità della disposizione. In tal caso, mutuando le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, è sempre onere del contribuente comunicare al sostituto tale circostanza; in caso contrario il bonus erroneamente attribuito sarà poi retrocesso in sede di predisposizione della dichiarazione dei redditi.
Per evitare le complicazioni che in passato avevano già interessato le detrazioni per lavoro dipendente e per carichi di famiglia, il decreto ha espressamente escluso la rilevanza, per la determinazione del limite reddituale, del reddito relativo all’abitazione principale.

Sul punto possiamo rilevare che, stante il riferimento al reddito complessivo, si deve ritenere che non influenzino il limite di euro 26.000 i redditi assoggettati a tassazione separata ovvero ad imposta sostitutiva (quale, ad esempio, i canoni di locazione nel caso di applicazione della c.d. “cedolare secca”) o ancora a ritenuta a titolo d’imposta.

Di seguito un esempio numerico.

Caso 3: dipendente con due rapporti di lavoro e ulteriori redditi personali (non comunicati al datore di lavoro)

Ipotesi restituzione Bonus in dichiarazione
Rapporto lavoro A € 16.000
Imposta lorda € 3.720
Detrazione lavoro dipendente € 1.519
Diritto al bonus SI
Ammontare bonus € 640,00
Rapporto lavoro B € 7.000
Imposta lorda € 1.610
Detrazione lavoro dipendente € 1.880
Diritto al bonus NO
Ammontare bonus € 0,00
Totale reddito di lavoro dipendente € 23.000
Imposta lorda € 5.610
Detrazione lavoro dipendente € 1.203,50
Diritto al bonus SI
Ammontare bonus € 640,00
Modello Unico PF 2015
Rapporto lavoro A € 16.000
Rapporto lavoro B € 7.000
Redditi personali € 4.000
Totale reddito complessivo € 27.000
Diritto al bonus NO
Restituzione bonus in dichiarazione dei redditi € 640,00

Compensazione del credito

Il decreto n. 66 dispone che il sostituto d’imposta anticipa il credito in busta paga al lavoratore, provvedendo, successivamente, al recupero di quanto erogato mediante compensazione con l’ammontare complessivo delle ritenute fiscali, disponibili in ciascun periodo di paga. Qualora tali ritenute non dovessero risultare capienti, il datore di lavoro potrà compensare l’importo residuo abbattendo quanto dovuto a titolo di contribuzione previdenziale, per il medesimo periodo di paga.
Inoltre, l’esplicito richiamo della norma alla possibilità di compensare il credito erogato con la contribuzione dovuta per il medesimo periodo di paga fa sorgere dubbi circa l’applicabilità della procedura per quelle aziende che pagano gli stipendi nei primi giorni del mese successivo a quello di riferimento. In tali casi, in ottemperanza al differente principio applicabile – cassa per l’erario e competenza per l’Inps – l’operazione di recupero diverrebbe sostanzialmente impossibile. Difatti, la contribuzione “per il medesimo periodo di paga”, sulla quale deve essere effettuato il recupero, risulterebbe versata nel mese precedente a quello delle ritenute fiscali che, come stabilito, devono essere prioritariamente considerate. Sul punto si ritengono necessari ulteriori chiarimenti da parte dell’Amministrazione.

Agenzia delle Entrate – Circolare N. 8/E/2014

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