Lavoro

Bonus Irpef compensabile in presenza di debiti iscritti a ruolo di importo superiore a 1.500 euro

Bonus Irpef compensabile in presenza di debiti iscritti a ruolo di importo superiore a 1.500 euro
Il bonus Irpef, previsto dall’art. 1 del D.L. n. 66/2014, potrà essere compensato in presenza di debiti iscritti a ruolo di importo superiore a 1.500 euro

Il bonus Irpef, previsto dall’art. 1 del D.L. n. 66/2014, potrà essere compensato in presenza di debiti iscritti a ruolo di importo superiore a 1.500 euro. E’ quanto indicato nel parere n. 1 del 13 giugno 2014 della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, coerentemente a quanto espresso dall’Agenzia delle Entrate la quale ritiene che il bonus di 80 euro non soggiace alla limitazione prevista per la compensazione dei crediti mediante il modello F24, perché la norma non prevede tale modalità per il recupero.

L’attuale regolamentazione relativa all’utilizzo del credito è quella contenuta ai commi 5 e 6 dell’articolo 1 del decreto legge 24 aprile 2014, n.66.
In particolare, il citato comma 5 prevede che il bonus previsto dall’articolo 13, comma 1-bis, del TUIR è anticipato dal sostituto d’imposta al lavoratore per conto dell’erario. Per il recupero “(…) il sostituto d’imposta utilizza, fino a capienza, l’ammontare complessivo delle ritenute disponibile in ciascun periodo di paga e, per la differenza, i contributi previdenziali dovuti per il medesimo periodo di paga, in relazione ai quali, limitatamente all’applicazione del presente articolo, non si procede al versamento della quota determinata ai sensi del presente articolo, ferme restando le aliquote di computo delle prestazioni”.

Secondo la Fondazione, dunque, non è prevista alcuna compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.
È invece prevista una specifica limitazione in ordine alle tipologie di imposte e contributi scomputabili nonchè una priorità e dei limiti di utilizzo.
Peraltro, secondo tale previsione, l’utilizzo a valere sui contributi Inps, appariva in qualche modo richiedere un coinvolgimento dell’Istituto.

La Fondazione Studi, con la circolare n. 11 del 5 maggio 2014, aveva immediatamente interpretato la norma ritenendo applicabile un doppio canale per il recupero del bonus anticipato dai datori di lavoro: la compensazione verticale (es. Irpef da Irpef) per le ritenute fiscali e la decurtazione dai contributi Inps per la somma residua.
La stessa Agenzia delle Entrate con la circolare n. 8/E del 28 aprile 2014 non ha indicato, quale modalità di utilizzo del credito, la compensazione ai sensi del citato D.Lgs. n. 241/1997.

La successiva risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 48/E del 7 maggio 2014 che ha istituto il codice tributo 1655 denominato “Recupero da parte dei sostituti d’imposta” e successivamente la circolare n. 9/E del 14 maggio 2014 con cui sono stati forniti chiarimenti sulle modalità di recupero dell’anticipazione dei sostituti di imposta, si ritiene non assumano rilevanza ai fini delle limitazioni alla compensazione prevista dall’articolo 31 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

Ciò perché, per le citate considerazioni, la modalità di utilizzo del credito mediante F24 è stata una scelta adottata dall’Agenzia per favorire condivisibilmente tutte le parti coinvolte (sostituti di imposta, Inps, amministrazione finanziaria) e comunque non prevista dal legislatore.
Ed a conforto di tale interpretazione, secondo la Fondazione Studi va letta la risposta al quesito fornita dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 9/E del 14 maggio 2014.
Al punto 4.2 di tale documento di prassi, vengono indicate “Modalità di recupero delle somme erogate dai sostituti”.

L’Agenzia, nell’indicare quale modalità di recupero del credito l’istituto della compensazione di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, intanto puntualizza che “Per le stesse finalità alla compensazione non si applica il limite di cui all’articolo 34 della legge 23 dicembre 2000, n. 388”.
Si tratta del limite massimo annuo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili, fissato dal 2014 in euro 700 mila.
Tale deroga non è prevista dal decreto legge n. 66/2014 e conferma l’eccezionalità della procedura mediante F24 adottata dall’Agenzia delle Entrate, che opera per l’appunto quale modalità individuata in via di prassi amministrativa e non quale criterio previsto dal legislatore.
Non si comprenderebbe, infatti, il motivo per il quale l’Agenzia avrebbe dovuto prevedere una simile deroga se l’applicazione dell’istituto della compensazione fosse stato quello ordinariamente applicabile.

Va anche aggiunto – prosegue la stessa risposta al quesito – che per la compilazione del modello F24, “detti sostituti utilizzano:

  • il modello F24 ordinario con saldo complessivo pari a zero, indicando nella colonna “importi a credito compensati” le somme da recuperare e nella colonna “importi a debito versati” il corrispondente ammontare di ritenute e contributi previdenziali; (…)”.

Dunque l’Agenzia si preoccupa di puntualizzare che la destinazione del credito sia esclusivamente rivolta alla compensazione di ritenute fiscali e di contributi previdenziali nel caso di incapienza delle prime così come peraltro previsto dal comma 5 dell’articolo 1 del D.L. n. 66/2014.
Conseguentemente, conclude la Fondazione, l’eventuale limitazione della compensazione in presenza di importi iscritti a ruolo per debiti erariali, fin tanto che rimane vigente l’attuale formulazione del D.L. n. 66/2014, si ritiene non applicabile per due ragioni:

  1. l’articolo 1 del decreto legge n. 66/2014 non ha individuato quale modalità di utilizzo del credito l’istituto della compensazione ai sensi del D.lgs. n. 241/1997;
  2. l’utilizzo del bonus non può essere distratto per il pagamento di somme diverse da quelle previste dal comma 5 del citato articolo 1.
Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – Parere N. 1/2014

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