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Bonus bebé, si cambia ancora

Bonus bebé, si cambia ancora
Contributo da 80 a 160 euro con reddito Isee sotto i 7mila euro, ma cala la platea dei beneficiari

Ottantacinquemila persone non lo potranno incassare, al contrario delle previsioni iniziali, ma altrettante vedranno invece arrivare un assegno che vale il doppio, da 80 a 160 euro. Il bonus bebé dopo il passaggio alla Camera cambia volto: a fare la differenza è l’introduzione del livello dell’Isee, vale a dire l’indicatore della condizione economica del nucleo familiare, che fa scendere la platea da 415mila a 330mila beneficiari. La norma votata a Montecitorio è stato un cavallo di battaglia della minoranza Dem e punta a favorire le famiglie meno ricche, prevedendo infatti un bonus doppio per chi ha un Isee sotto la soglia dei 7.000 euro.

Si ricorda che il provvedimento è passibile di modifiche: la versione definitiva del Disegno di legge di Stabilità 2015 sarà nota non prima di fine anno, termine ultimo per l'approvazione della manovra

A fare i conti, quando ormai la manovra si appresta a iniziare l’iter al Senato, è la nuova relazione tecnica del provvedimento che la legge chiede sia predisposta in vista del secondo passaggio parlamentare. Passaggio durante il quale arriveranno novità, anche se non sono ancora pronte quelle più attese: salterebbero infatti sia l’introduzione della local tax, sia il canone Rai in bolletta. Per la prima, infatti, il tempo a disposizione è troppo poco e forse – come ha anticipato il sottosegretario al Tesoro, Enrico Zanetti – servirà un decreto ad hoc. La seconda misura sul canone Rai, invece, non convincerebbe nel merito il premier Renzi.

Tra le norme che invece saranno riviste sicuramente nei prossimi giorni c’è quella relativa alla fusione dei Comuni: in particolare la relazione tecnica alla manovra chiarisce come la disposizione, che consente agli enti locali che si fondono di non dover sottostare al Patto di stabilità interno per cinque anni, non sia coperta. Fondi pensione, Tfr, Regioni sono i capitoli che verranno affrontati senza dubbio. Possibile anche che vi siano ritocchi, ulteriori, al taglio dei fondi per i patronati (che si è già ridotto della metà e che potrebbe assottigliarsi ulteriormente e scendere dagli attuali 70 a 40 milioni), così come qualche novità potrebbe arrivare nel settore dei giochi. C’è poi chi, come i consulenti del lavoro, lancia un nuovo allarme: con le nuove norme sugli sgravi, meno convenienti di quelle previste per il Mezzogiorno e per il settore artigiano fino ad oggi, sono a rischio – dicono – 300mila posti di lavoro nei prossimi tre anni. A Palazzo Madama la sessione di Bilancio entrerà nel vivo solo la prossima settimana.

Intanto, nella Pubblica Amministrazione, il Ministro Marianna Madia ha firmato la circolare che, in attuazione del decreto entrato in vigore in estate, vieta di conferire «incarichi di studio e di consulenza, incarichi dirigenziali o direttivi, cariche di governo nelle amministrazioni e negli enti e società controllati» ai pensionati, di ogni tipo. L’obiettivo è evitare un prolungamento del rapporto di lavoro volto ad «aggirare di fatto lo stesso istituto della quiescenza», ovvero la pensione, bloccando così l’accesso alle nuove generazioni. Ci sono però alcune eccezioni: sono consentiti mandati post-pensione per i prof, facendo così salvo il campo della docenza purché si tratti di incarichi «reali», con un impegno didattico definito e un compenso commisurato. Lo stesso vale per chi fa ricerca, in relazione a progetti già programmati, affidati a persone con un curriculum all’altezza. Sono ammessi anche gli incarichi per commissari straordinari e per componenti di giunte di enti territoriali e per membri di organi elettivi appartenenti a ordini professionali. Invece sono da vietare tutti gli incarichi dirigenziali e tra quelli direttivi anche le posizioni di direttore scientifico e sanitario. Lo stop investe pure, «in assenza di esclusioni», gli uffici di diretta collaborazione di organi politici. C’è infine una deroga generale che riguarda gli incarichi a titolo gratuito, ma anche qui non mancano paletti: la durata è fissata ad un anno, sempre che non ci siano conflitti di interessi.

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