Italia

Bollette, i vantaggi (pochi) e le trappole (molte) dei contratti «liberi»

L'Enel celebra gli 8 milioni di clienti riconquistati sul mercato in concorrenza ed è ben messa. L'Authority si prepara ad abolire le tariffe "di maggior tutela" (le ex amministrate). Ma gli analisti avvertono: l'Italia non è pronta. Nomisma Energia: risparmi, ma anche aggravi. Accenture: clienti delusi, diminuisce la disponibilità a cambiare gestore
L’Enel celebra gli 8 milioni di clienti riconquistati sul mercato in concorrenza ed è ben messa. L’Authority si prepara ad abolire le tariffe “di maggior tutela” (le ex amministrate). Ma gli analisti avvertono: l’Italia non è pronta. Nomisma Energia: risparmi, ma anche aggravi. Accenture: clienti delusi, diminuisce la disponibilità a cambiare gestore

Tutti obbligati ad andarsi a cercare nuovi contratti sul libero mercato dell’elettricità del gas? Proprio così. La vera rivoluzione delle bollette, decisamente dirompente per la maggior parte delle famiglie italiane e un buon numero di piccole e medie imprese, potrebbe arrivare tra qualche mese. Sempre che l’autorità per l’energia non decida di tirare il freno rispetto a quanto già annunciato con grande e comprensibile prudenza: in nome della liberalizzazione totale dei mercati energetici dovranno sparire i contratti cosiddetti di “maggior tutela”, eredità delle vecchie tariffe amministrate in vigore per tutti fino ai primi anni 2000, quando la liberalizzazione dei mercati energetici doveva ancora prendere forma. Perché inchiodano buona parte del mercato ai vecchi fornitori, lo seppelliscono nel pantano di un sistema tariffario iniquo che sovvenziona ancora oggi i bassi consumi di tutti (anche dei cittadini più ricchi) a svantaggio degli altri (magari le famiglie numerose a basso reddito, magari l’intero tessuto delle piccole medie imprese sulle quali grava in gran parte la compensazione dei sussidi alle famiglie che consumano poco).

Mercato immaturo. Domanda: davvero il libero mercato ha raggiunto una sufficiente maturità nelle garanzie dei benefici ai consumatori per consentire l’eliminazione di qualunque sistema di protezione automatica che scimmiotta il vecchio rigido sistema delle tariffe amministrate? Forse no. La risposta, decisamente problematica, sta venendo in questi giorni dagli stessi operatori e perfino dalle indagini, curiosamente obiettive e dal buon rigore scientifico, che la lobby dei gestori energetici stanno mettendo in campo per celebrare le nuove tappe della concorrenza. Ed ecco la diagnosi: la concorrenza c’è ma è decisamente immatura. I vantaggi, per il consumatore finale, ci sono. O meglio: ci possono essere. A patto di abbandonare i contratti di maggior tutela, sia nella luce che nel gas, scegliendo con grande oculatezza e consapevolezza le offerte alternative. E a patto di abbandonare ogni eccessiva illusione. Perché nella migliore delle ipotesi i risparmi puri sulla fornitura di energia faticano a raggiungere il 5%, e comunque non superano il 10%. Non è colpa degli operatori, ma di un fenomeno appena con grande enfasi dalla stessa Authority per l’energia: nella struttura delle bollette sta assumendo un peso crescente, superando abbondantemente la metà del totale, la parte relativa alle voci su cui l’operatore non ha la possibilità di intervenire. Quelle che riguardano le componenti di prezzo, valutate e aggiornate dalla stessa autorità, per la distribuzione, per la misura e soprattutto per i cosiddetti oneri di sistema, ovvero i finanziamenti sempre più massicci alle energie rinnovabili che vengono regolarmente ribaltati sulle bollette, oltre che per alcune voci accessorie come lo smaltimento del nostro vecchio nucleare.

Slalom obbligato. Uno sconto massimo del 10% e nulla più. Con la possibilità di realizzare risparmi significativi solo sottoponendosi allo slalom, che per qualcuno sarà anche divertente ma per la maggior parte dei consumatori rappresenta un’incombenza, tra le offerte commerciali collaterali messe in campo da qualche operatore a colpi di bonus legati ad altri beni e servizi: il carburante omaggio, gli elettrodomestici o i gadget da conquistare a colpi di punti o bollini, la polizza di assicurazione domestica compresa (comunque una buona idea). Ma attenzione: se i risparmi sono tutti da conquistare ecco in agguato, al contrario, un tutt’altro che improbabile aggravio. Basta sbagliare combinazione stimando male (magari con la complicità interessata dell’operatore) il nostro profilo di consumo da accoppiare con le tante e apparentemente fantastiche “formule” alternative: il prezzo bloccato indipendente dai consumi, il “pacchetto” di quantità di kilowatt o di metri cubi di gas offerti a forfait nel prezzo base o la soddisfazione (magari ingannevole) di potersi fregiare del consumo “responsabile” di energia da fonti rinnovabili. Insomma, risparmi possibili ma anche maggiori oneri tutt’altro che improbabili, come dimostrano inequivocabilmente i prospetti diffusi da Nomisma Energia.

E non siamo certo al fischio di inizio. A sei anni dall’apertura del mercato elettrico e a 10 anni dalla liberalizzazione di quello del gas il mercato libero è stato scelto rispettivamente da un consumatore su quattro e da un consumatore su sette con un tasso di switching (cambio volontario del fornitore o del contratto) di circa il 10% l’anno per l’elettricità, che sembrerebbe un buon procedere visto che in giro per l’Europa la velocità media del cambiamento è più o meno la stessa. Peccato che il mercato italiano dei contratti liberi stia mostrando vistose crepe. Innanzitutto negli effetti non voluti. Perché quasi un terzo di coloro che volontariamente transitano dai contratti di maggior tutela mercato libero finisce appunto per pagare di più di quanto sborsava prima. Con qualche trappola tecnica aggiuntiva che specie nel mercato elettrico continua a pesare non poco. Innanzitutto quella provocata dall’azionamento a singhiozzo dei contatori elettronici digitali che tutti i distributori di elettricità hanno dovuto obbligatoriamente installare sulla base delle direttive dell’authority. Bene, anzi male. Tutti i nuovi contatori sono capaci di misurare (ci mancherebbe altro), ma non tutti sono correttamente “teleletti” da remoto come promesso e imposto dalle regole. Quelli dell’Enel, che gestisce soprattutto le utenze al di fuori delle grandi città, funzionano relativamente bene. Quelli delle ex municipalizzate spesso arrancano: il display misura, nelle bollette c’è scritto che l’autolettura da parte del cliente (vecchia e cara risorsa contro le disfunzioni) non è più necessaria o è addirittura impossibile. Ma le linee di comunicazione sono spesso mute e ci si affida, più di quanto si immagina, alla pratica tampone delle bollette “stimate” (controllare per credere, visto che per obbligo deve essere tutto scritto in bolletta) con conguagli successivi chissà quando e chissà come. Fenomeni che non solo creano imbarazzanti disfunzioni nelle fatturazioni agli utenti ma rappresentano anche un ostacolo alla liberalizzazione e alla concorrenza, perché il passaggio del cliente ad altro operatore impone una gestione complicata se non impossibile, visto che i compiti di lettura e comunicazione dei consumi rimangono in capo al vecchio operatore della distribuzione che ha installato il contatore e continuerà a gestirlo.

Effetto boomerang. Sarà anche per questo che un’indagine freschissima di Accenture, in via di pubblicazione, punta l’indice su un effetto boomerang davvero vistoso: dopo una buona spinta degli scorsi anni la propensione a cambiare gestore sta calando sia da parte delle famiglie che da parte delle piccole e medie imprese, nonostante il grado medio di soddisfazione dei clienti per l’attuale fornitore stia anch’esso calando. Attenti dunque agli errori di manovra. Ce lo dice chiaramente l’indagine di Nomisma Energia con cui l’Enel sta accompagnando la celebrazione di un traguardo per nulla scontato: nella nuova platea dei clienti passati al mercato libero l’ex monopolista elettrico ha infatti raggranellato ben 8 milioni di contratti, la metà del totale. Con una strategia evidentemente ben congegnata. Una guida ponderata per scegliere oculatamente il contratto alternativo e un club riservato ai consumatori “liberi” che offre, come fanno del resto molti gestori alternativi, sconti su merci e servizi, simile alle tante tessere a punti delle più diffuse catene commerciali, che arriva a garantire un rimborso compensativo della bolletta, specie se si accoppiano le forniture di luce e di gas (anche l’Enel si sta rafforzando nell’offerta di metano) addirittura superiore al 50% della spesa energetica. Pochi concorrenti fanno altrettanto. A ciò si aggiunga l’efficienza della struttura di assistenza al cliente (call center, siti web ecc.). Anche qui l’ex monopolista, a dar retta alle rilevazioni ufficializzate dalle authority, è messo piuttosto bene.

Pericolo di retromarcia. Ad alzare la soglia dell’allarme arriva nel frattempo l’indagine di Accenture. Che confronta il nostro scenario con quello degli altri mercati mondiali, colpendo dritto nel segno: la liberalizzazione italiana nel complesso delude. Deludono non solo i prezzi medi (che come noto pagano nel nostro paese una maggiorazione significativa per ragioni non solo legate alla dinamica concorrenziale) ma anche le formule commerciali e l’assistenza. Mentre la concorrenza tenta di farsi largo tra i consumatori italiani – ci dicono gli analisti di Accenture – il livello di soddisfazione anziché salire sta scendendo.
Tra i clienti interpellati dagli analisti di Accenture meno della metà, il 43%, si dice soddisfatto o molto soddisfatto del proprio fornitore energetico. Ma, ancor più grave, nonostante la bassa fiducia poco più di un consumatore su 10 cambierebbe il fornitore del prossimo anno. Un inequivocabile segno di rassegnazione per gli esiti del mercato. In tutto ciò solo il 13% degli interpellati, contro il 24% del campione medio mondiale, si considera adeguatamente informato dai fornitori sui modi e sulle soluzioni per ottimizzare il proprio consumo energetico. Ma cosa chiedono in particolare i clienti? Secondo gli analisti di Accenture ci sarebbe un buon interesse verso piani tariffari variabili che consentirebbero di risparmiare in base agli orari di consumo. Esattamente quanto prevedono le nuove metodologie italiane legate al buon funzionamento dei contatori digitali. Che però, come abbiamo detto, funzionano a singhiozzo.
L’interesse per la tariffa variabile si ritrova anche nel sondaggio dedicato in maniera specifica alle piccole e medie imprese. La vorrebbero oltre due terzi dei piccoli o medi imprenditori, che sono mediamente più soddisfatti (57%) del loro fornitore energetico di quanto lo siano i consumatori delle altre categorie. Ma il dato forse più interessante è un altro: le PMI italiane – ci dice Accenture della sua indagine – sono le più interessate al mondo (81%, al pari degli imprenditori di Singapore) ad acquistare prodotti per generare autonomamente l’elettricità della propria azienda.

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