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Blindati i crediti erariali con sequestri e ipoteche

Blindati i crediti erariali con sequestri e ipoteche
Il fisco gioca sempre più spesso la carta della richiesta dell’ipoteca o del sequestro conservativo sui beni del contribuente per blindare i crediti erariali derivanti da contestazioni con pvc e accertamenti

Il fisco gioca sempre più spesso la carta della richiesta dell’ipoteca o del sequestro conservativo sui beni del contribuente per blindare i crediti erariali derivanti da contestazioni con pvc (processi verbali di constatazione) e accertamenti.
Dopo la notifica di un atto di contestazione, di un provvedimento di irrogazione della sanzione o di un processo verbale di constatazione, l’art. 22 del D.Lgs. n. 472/1997 consente all’ufficio di presentare al presidente della Ctp un’istanza motivata per l’iscrizione di ipoteca sui beni del trasgressore e dei soggetti obbligati in solido e l’autorizzazione a procedere tramite ufficiale giudiziario al sequestro conservativo dei loro beni (compresa l’azienda) se sussiste il pericolo per la riscossione.
Queste misure cautelari possono essere quindi adottate anche prima dell’emissione dell’atto impositivo vero e proprio per impedire che il contribuente disperda il patrimonio sottraendo in tal modo garanzie reali allo Stato. Per entrambe, però, deve ricorrere il concreto rischio di perdere il credito erariale e pertanto l’amministrazione deve adeguatamente motivare la richiesta. I requisiti necessari di una simile richiesta sono sostanzialmente due: il fumus boni iuris e il periculum in mora.

I requisiti
Il fumus boni iuris si può riscontrare nell’esistenza di un debito tributario a carico del contribuente derivante da un provvedimento dell’amministrazione (atto di contestazione, irrogazione sanzione, pvc). Qualora l’ufficio proceda in base al solo pvc, al fine di giustificare l’entità della garanzia, dovranno emergere gli importi dovuti che saranno poi concretamente indicati nel successivo accertamento.
Nella prassi l’Agenzia considera tra gli atti suscettibili di richiesta della misura cautelare anche l’avviso di accertamento o l’atto di recupero del credito di imposta, nonostante potrebbe ottenere la totale riscossione delle somme con il ruolo straordinario. La Ctp di Vercelli (sentenza n. 17/2/2012) ha precisato che l’istanza cautelare non ha ragione di esistere se l’ente impositore può adottare il ruolo straordinario che consente la totale e immediata riscossione degli importi contestati.

Il secondo requisito è il periculum in mora, ossia il fondato timore di perdere la garanzia del credito per l’amministrazione. Si deve trattare di un timore attuale e non solo potenziale e deve essere desunto sia da dati oggettivi (consistenza e caratteristiche del patrimonio del contribuente), sia da dati soggettivi (condotta del debitore).
Per quest’ultima, va eseguita una valutazione dei comportamenti che possono dimostrare una costante tendenza a non adempiere agli obblighi tributari (è il caso di morosità pregresse), così come l’intenzione di sottrarre garanzie all’erario, disperdendo il patrimonio. Secondo la Ctp Brescia (sentenza n. 39/7/2013) se dagli atti risulta oggettivamente impossibile disperdere il patrimonio significa che manca il rischio di perdita delle garanzie e pertanto l’ufficio non ha diritto di iscrivere ipoteca e sequestro sui beni del contribuente.

Le due misure non necessariamente sono alternative tra loro, poiché l’ufficio potrebbe farne richiesta anche congiunta qualora riscontrasse che l’adozione di una soltanto non sarebbe sufficiente a garantire la pretesa.
La norma, infine, non pone limiti di importo, ma secondo la circolare n. 4/E/2010 è opportuno procedere solo se la maggior imposta è superiore a 120mila euro o 60mila euro per le ritenute non operate e per le sanzioni. Da segnalare che per la Ctp di Torino (sentenza n. 34/19/2011), il solo esame degli indici di bilancio dell’impresa non può essere sintomatico della sussistenza del pericolo per la riscossione.

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