Diritto

Benefici prima casa e decorrenza del termine triennale per la revoca

Benefici prima casa e decorrenza del termine triennale per la revoca
Anche in caso di mancata utilizzazione del bene, inizialmente utilizzabile, il contribuente non ha l’obbligo di denunciare i fatti causativi della sopravvenuta sua decadenza dai benefici fiscali e la decadenza triennale dell’azione della finanza non decorre dalla tempestiva presentazione di tale denuncia (o, addirittura, nell’ipotesi dell’omessa o della tardiva presentazione della denuncia, nel termine di cinque anni, dalla data in cui la stessa si sarebbe dovuta presentare), ma dal giorno in cui il proposito del contribuente sia rimasto ineseguito o sia divenuto ineseguibile

In tema di benefici prima casa, anche in caso di mancata utilizzazione del bene, inizialmente utilizzabile, il contribuente non ha l’obbligo di denunciare i fatti causativi della sopravvenuta sua decadenza dai benefici fiscali e la decadenza triennale dell’azione della finanza non decorre dalla tempestiva presentazione di tale denuncia (o, addirittura, nell’ipotesi dell’omessa o della tardiva presentazione della denuncia, nel termine di cinque anni, dalla data in cui la stessa si sarebbe dovuta presentare), ma dal giorno in cui il proposito del contribuente sia rimasto ineseguito o sia divenuto ineseguibile. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 14512 del 10 luglio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la CTR di Bologna ha accolto l’appello di un contribuente ed ha così annullato l’avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni afferente ad imposta di registro, ipotecaria e catastale su un atto di compravendita, avviso fondato sulla revoca dell’agevolazione ex art. 33 della legge n. 388/2000 (per l’acquisto di immobili in aree soggette a piani particolareggiati) a causa dell’intervenuta rivendita dell’immobile prima del decorso del quinquennio e senza che l’acquirente ne avesse fatto utilizzo a fini edificatori.

La predetta CTR ha motivato la decisione ritenendo che la tesi dell’Agenzia (relativa alla decorrenza del termine di decadenza del potere impositivo, a mente dell’art. 19 del D.P.R. n. 181/1986, e cioè a far data dal ventesimo giorno del verificarsi di eventi – quale l’intervenuta rivendita – che danno luogo a nuova liquidazione di imposta) non fosse condivisibile, atteso che la revoca del trattamento agevolato costituisce un’imposta complementare (perché basata sulla revisione del criterio di liquidazione) con la conseguente decorrenza del termine – a mente dell’art. 76 del predetto D.P.R. – dalla data in cui si è verificata la situazione che determina la revoca dell’agevolazione.

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, in particolare dolendosi del fatto che il giudice dell’appello non abbia ritenuto maturato il termine di decadenza dal potere impositivo di cinque anni, decorrenti dall’omessa denuncia della successiva rivendita del terreno, siccome previsto dall’art. 19 dianzi menzionato, evento imprevedibile ed incontrollabile da parte dell’Ufficio (non essendo necessario che la rivendita avvenga nella circoscrizione del medesimo ufficio in cui è avvenuto l’acquisto agevolato), che non ha modo di monitorare tutti gli atti compiuti dal soggetto beneficiato.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate. Ed invero, secondo l’insegnamento ormai costante della Suprema Corte: “In tema di decadenza dalle agevolazioni , di cui all’art. 1, comma sesto, legge 22 aprile 1982, n. 168 (e di altre analoghe previsioni legislative), per fatti sopravvenuti, non trovano applicazione gli artt. 18 D.P.R. n. 634 del 1972 e 19 D.P.R. n. 131 del 1986 che stabiliscono l’obbligo, per i contraenti o per i loro aventi causa, di denunciare all’Ufficio (entro venti giorni) il verificarsi di eventi che danno luogo ad ulteriore liquidazione d’imposta. Ne consegue che anche in caso di mancata utilizzazione del bene, inizialmente utilizzabile, il contribuente non ha l’obbligo di denunciare i fatti causativi della sopravvenuta sua decadenza dai benefici fiscali e la decadenza triennale dell’azione della finanza non decorre, dalla tempestiva presentazione di tale denuncia (o, addirittura, nell’ipotesi dell’omessa o della tardiva presentazione della denuncia, nel termine di cinque anni, dalla data in cui la stessa si sarebbe dovuta presentare), ma dal giorno in cui il proposito del contribuente sia rimasto ineseguito o sia divenuto ineseguibile”.

In tema di fatti sopravvenuti comportanti decadenza dalle agevolazioni previste dalla legge, non trovano applicazione l’art. 18 del D.P.R. n. 634 del 1972 e l’art. 19 del D.P.R. n. 131 del 1986 (che si riferiscono ad ipotesi diverse, stabilendo l’obbligo, per i contraenti o per i loro aventi causa, di denunciare all’Ufficio – entro venti giorni – il verificarsi di eventi che danno luogo ad ulteriore liquidazione d’imposta – come nel caso di avveramento della condizione sospensiva e simili evenienze – e non già a perdita di benefici): non può, quindi accedersi alla tesi per la quale vi sarebbe l’obbligo di denunciare i fatti di sopravvenuta decadenza dai benefici, con correlativa decadenza dell’azione dell’Amministrazione nel termine di tre anni dalla (tempestiva) presentazione della denuncia, ovvero di cinque anni dalla data in cui la denuncia si sarebbe dovuta presentare (ove non presentata o presentata tardivamente).

D’altronde, non è neppure vero che il predetto orientamento di legittimità sia stato adottato esclusivamente in riferimento ad ipotesi di revoca di beneficio per l’acquisto della prima casa (assunto in ragione del quale l’Agenzia delle Entrate chiedeva che venisse fatta specifica considerazione delle peculiarità afferenti la revoca dello specifico beneficio di cui sopra), avendo la Cassazione già aderito alla tesi qui convalidata anche in alcune controversie del tutto analoghe alla presente.

Da qui, dunque il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 14512/2015

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