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Ben presto i cittadini avranno la loro residenza digitale

Sarà pronta prima dell’estate la piattaforma informatica che dovrà raccogliere e gestire le caselle di posta elettronica certificata (Pec) presso cui le pubbliche amministrazioni potranno recapitare, in futuro, i propri atti, facendo a meno delle raccomandate con ricevuta di ritorno

Ben presto i cittadini avranno la loro residenza digitale
Sarà pronta prima dell’estate la piattaforma informatica che dovrà raccogliere e gestire le caselle di posta elettronica certificata (Pec) presso cui le pubbliche amministrazioni potranno recapitare, in futuro, i propri atti, facendo a meno delle raccomandate con ricevuta di ritorno

Questa importante innovazione dopo molto parlare finalmente vedrà la luce prima dell’estate. La piattaforma preparata e pensata da Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e Infocamere servirà a gestire tutte le caselle PEC (Posta Elettronica Certificata) che riceveranno gli atti dalle varie Amministrazioni, mettendo finalmente in soffitta le raccomandate con ricevuta di ritorno.

Il sistema dovrà realizzare un indice nazionale dei “Domicili Digitali” di tutte le persone fisiche e degli enti non tenuti all’iscrizione nell’elenco dedicato ad imprese e professionisti. L’elenco in questione esiste già ed è operativo, si chiama Ini-Pec, voluto dal Ministero dello Sviluppo Economico e gestito dalla società informatica consortile della Camera di Commercio. Questo elenco conta al momento circa 6 milioni tra imprese e professionisti. Anche la PA ha il suo indice, l’Ipa, acronimo indicante l’Indice delle Pubbliche Amministrazioni, che conta ben 22mila utenti.

Ora tocca ai cittadini, infatti si vedranno dei concreti passi in avanti quando la cittadinanza potrà usufruire del cosiddetto “Domicilio Digitale” che consta nel possesso di un indirizzo PEC, al quale la Pubblica Amministrazione potrà inviare tutti quegli atti che abitualmente si inviano tramite carta. Questo comporta vari aspetti positivi, dalla riduzione dei costi alla riduzione delle tempistiche, passando per l’importante impatto ecologico che questa novità comporterebbe. Basti pensare che l’Ini-Pec ha permesso nel 2017 di spendere oltre 132 milioni in meno.

Il nuovo indice dedicato ai “Domicili Digitali” dei cittadini dovrebbe entrare a pieno regime verso gennaio del prossimo anno, così prevede il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD). Il Direttore Generale di Infocamere, Dott. Paolo Ghezzi, afferma che le precedenti conoscenze acquisite con l’Ini-Pec ha permesso una notevole riduzione dei tempi nella preparazione della piattaforma informatica.

Per la parte di popolazione non educata a livello informatico, il CAD ha pensato di continuare a rivolgersi loro attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali. Lo stesso documento però prevede che in futuro (la data non è ancora fissata), tutti i rapporti tra cittadini e PA avverranno digitalmente.

Prevedere i tempi di quest’ultima ipotesi è veramente difficile, in quanto l’Anagrafe digitale deficita dei cittadini di più di 7.900 Comuni. Gli stessi professionisti non sono tutti possessori di un “Domicilio Digitale”, i dati infatti sostengono che su 6 milioni di professionisti solo 2,2 posseggono un indirizzo PEC.

Infocamere registra comunque che gli aderenti all’obbligo di acquisire un indirizzo PEC ed il conseguente “Domicilio Digitale” sono ben il 68%, alla Regione Lombardia va la vetta della classifica con 700mila domicili, segue Regione Lazio (460mila) e sul gradino più basso del podio va la Regione Veneto con 403mila registrazioni.

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