Fisco

Befera: “5 anni per la riforma del catasto”

Per portare a termine la riforma del sistema catastale, arenatasi nella scorsa legislatura, saranno necessari almeno 5 anni. Questo è l’orizzonte temporale per una revisione strutturale del sistema estimativo catastale secondo il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, intervenuto ieri in audizione in Commissione Finanze e Tesoro del Senato.

IL TESTO DELL’AUDIZIONE SULLA TASSAZIONE DEGLI IMMOBILI

Per portare a termine la riforma del sistema catastale, arenatasi nella scorsa legislatura, saranno necessari almeno 5 anni
Per portare a termine la riforma del sistema catastale, arenatasi nella scorsa legislatura, saranno necessari almeno 5 anni

L’inadeguatezza delle rendite immobiliari comporta effetti fortemente negativi sul fronte dell’equità della tassazione. Con l’introduzione dell’Imu e la rivalutazione dei coefficienti, infatti, si è ridotta la distanza tra i valori imponibili patrimoniali e i corrispondenti valori di mercato, con un conseguente incremento del livello di “iniquità” del prelievo.

Da qui l’esigenza di una riforma strutturale del sistema estimativo catastale – ripartendo dalle idee confluite nel testo della delega fiscale arenatasi nel corso della scorsa legislatura – definita “essenziale” per assicurare l’equità e il livello di perequazione nel sistema di tassazione degli immobili.

L’orizzonte temporale dell’intera operazione – ha aggiunto il Direttore dell’Agenzia delle Entrate – non potrà che essere pluriennale e, presumibilmente, non inferiore a cinque anni, anche se una stima più precisa dei tempi e delle risorse, umane e finanziarie, necessita di ulteriori analisi e approfondimenti

Il sistema catastale vigente. Le rendite attualmente attribuite alle unità immobiliari urbane sulla base del vigente modello di classamento, fanno rilevare una diffusa iniquità, essenzialmente riconducibile:

  • all’inadeguatezza delle attuali categorie catastali;
  • alla presenza di zone censuarie eccessivamente ampie e ad un periodo di riferimento di oltre 20 anni fa;
  • alla persistenza di classamenti effettuati in fase di impianto del sistema catastale.

In definitiva, ricorda Befera, non è mai stata attuata una revisione generale del classamento, per aggiornare e perequare i redditi delle singole unità immobiliari e, di conseguenza si è prodotto, nel tempo, un progressivo scollamento tra la realtà dei valori catastali e i valori del mercato immobiliare.

L’insieme delle distorsioni ha effetti sul livello di equità della tassazione. Con l’introduzione dell’Imu e la rivalutazione dei coefficienti che consentono il passaggio dalle rendite catastali (rimaste invariate) ai valori imponibili patrimoniali degli immobili, si è ridotta la distanza tra questi ultimi e i corrispondenti valori di mercato; d’altra parte, è aumentata l’iniquità.

Si consideri, in aggiunta, che lo strumento selettivo per l’accesso alle prestazioni di welfare è l’ISEE, che viene determinato tenendo conto anche del patrimonio immobiliare valutato su «base catastale». Una valutazione catastale iniqua degli immobili trasferisce, dunque, i suoi effetti anche sull’accesso alle prestazioni di welfare.

Da tempo il Legislatore ha avvertito l’esigenza di una riforma strutturale del sistema estimativo catastale volta ad assicurare equità e perequazione nel sistema di tassazione degli immobili.

In particolare, nel corso dell’ultima legislatura è stato presentato un disegno di legge delega per la revisione del sistema fiscale che, tra l’altro, prevedeva la riforma del catasto. Il Ddl, approvato in prima lettura dalla Camera il 12 ottobre 2012, non ha concluso l’iter di approvazione al Senato per la chiusura anticipata della legislatura.

Nelle more di una complessiva riforma del sistema estimativo, il Legislatore ha cercato di porre rimedio ad alcuni limiti dell’attuale sistema con l’art. 1, commi 335 e 336, legge Finanziaria 2005.

Le norme prevedono, tramite la collaborazione tra Comuni e Agenzia, il riclassamento di intere microzone dei territori comunali nelle quali il rapporto tra il valore medio di mercato e il corrispondente valore medio catastale si discosti significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, ovvero di singole unità immobiliari, nel caso in cui sia stata verificata la sussistenza di variazioni edilizie e di ristrutturazioni che comportano una modifica del loro classamento risultante al catasto.

Un’altra attività condotta dall’Agenzia per il recupero di mancati aggiornamenti catastali è quella riconducibile alla identificazione dei c.d. fabbricati fantasma (immobili non dichiarati al Catasto edilizio urbano insistenti su oltre due milioni di particelle del Catasto terreni) per l’attribuzione della “rendita presunta”.

Il processo di riforma del catasto nel Ddl delega fiscale. Il disegno di legge delega per la revisione del sistema fiscale (A.C. 5291) prevedeva la riforma del sistema estimativo del Catasto edilizio urbano. La finalità era quella di operare una riforma del sistema tale da consentire l’attribuzione a ciascuna unità immobiliare della rendita catastale e del valore patrimoniale, utilizzabili per le diverse tipologie di tassazione. Ciò al fine di migliorare i livelli di equità, perequazione, trasparenza e qualità delle informazioni reddituali e patrimoniali nel settore immobiliare.

Questa impostazione significa affiancare al sistema delle “rendite catastali” (ovvero al principio di un catasto costituito per valutare il reddito medio ordinario ritraibile dalle unità immobiliari) un catasto anche dei “valori patrimoniali” degli immobili.

La costituzione di un catasto anche dei “valori” è divenuta una esigenza sempre più evidente allorché la tassazione immobiliare si è progressivamente spostata dal “reddito” – in particolare nella sua caratteristica di “reddito figurativo” – al “patrimonio”. Questo è conseguente all’introduzione dell’Ici, alla successiva esenzione dalle imposte sul reddito delle abitazioni principali e, infine, all’introduzione dell’Imu, che sostituisce, per la componente immobiliare, l’Irpef e le relative addizionali, dovute per gli immobili non locati.

Il Ddl delega ha fissato i criteri volti a definire le linee tecnico-metodologiche e procedurali su cui deve essere incardinata la riforma del sistema estimativo del catasto edilizio urbano, evidenziando, in particolare, la necessità di procedure di collaborazione, nel processo revisionale, tra Agenzia e Comuni nei quali sono ubicati gli immobili.

Ha fornito, inoltre, indicazione sui metodi da adottare per determinare i «valori patrimoniali» e le «rendite» delle unità immobiliari.

Il Ddl fissava, inoltre, criteri direttivi che riguardavano le modalità del processo di riforma e la neutralità dei suoi effetti sul carico fiscale medio.

Inoltre, si sarebbero dovute ridefinire funzioni, competenze e composizioni delle Commissioni censuarie, anche al fine di introdurre strumenti deflativi del potenziale contenzioso.

In secondo luogo, il Legislatore delegato avrebbe dovuto prevedere la possibilità di impiegare all’occorrenza, mediante apposite convenzioni, tecnici indicati dagli Ordini professionali ai fini delle rilevazioni.

Veniva, inoltre, evidenziata l’importanza di una governance unitaria del processo di riforma, con l’attribuzione all’Agenzia del compito, a livello nazionale, di garantire l’uniformità e la qualità dei processi e il loro coordinamento e monitoraggio, nonché la coerenza rispetto ai dati di mercato dei valori e dei redditi, nei rispettivi ambiti territoriali.

Il Direttore Befera sottolinea in proposito tre particolari aspetti:

  1. il rapporto di collaborazione con i Comuni è strategico e decisivo per l’attuazione della riforma, ma allo stesso tempo necessita forse di meccanismi normativi che aiutino a risolvere problemi che possono insorgere a fronte di eventuali difficoltà al completamento delle attività richieste ai Comuni stessi;
  2. la norma di delega concernente le specificità da adottare per la stima delle unità immobiliari riconosciute di interesse storico artistico, rappresenta di fatto una deviazione rispetto ai criteri generali di stima, che complica notevolmente il processo attuativo (richiedendo una stima diretta e puntuale per ciascuno di questi beni). La stessa finalità agevolativa potrebbe ottenersi intervenendo a valle sul sistema impositivo, riconoscendo particolari agevolazioni mediante deduzioni, detrazioni e/o aliquote ridotte;
  3. la norma di delega prevedeva che l’attuazione della riforma non avrebbe dovuto comportare “oneri aggiuntivi sul bilancio dello Stato”; in realtà questa attività è assolutamente straordinaria e non può quindi essere svolta ricorrendo solamente alle attuali disponibilità di risorse, umane e finanziarie, dell’Agenzia.

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