Diritto

Bancari: licenziamento legittimo anche senza danno

Bancari: licenziamento legittimo anche senza danno
Legittimo il licenziamento intimato per giusta causa nei confronti di un dipendente del settore bancario che, durante un periodo di distacco funzionale allo svolgimento di un’attività di gestione di patrimoni mobiliari, aveva diffuso all’esterno documenti e informazioni riservati della società distaccataria mediante utilizzo della posta elettronica aziendale

La Corte di Cassazione ha confermato, con sentenza n. 57 dell’8 gennaio 2015, la legittimità di un licenziamento intimato per giusta causa nei confronti di dipendente del settore bancario che, durante un periodo di distacco funzionale allo svolgimento di un’attività di gestione di patrimoni mobiliari, aveva diffuso all’esterno documenti e informazioni riservati della società distaccataria mediante utilizzo della posta elettronica aziendale.

IL FATTO
Il caso trae origine da una sentenza con cui la Corte d’Appello, confermando la decisione dei giudici di primo grado, ha rigettato la domanda di un lavoratore, volta all’accertamento della illegittimità del licenziamento intimato dalla società ex datrice di lavoro in data 1/12/2004 per giusta causa, al termine di un periodo di distacco del lavoratore per svolgere l’attività di gestione di patrimoni mobiliari affidati dai risparmiatori alla distaccante.

In particolare, al lavoratore veniva addebitato di avere ripetutamente violato le disposizioni aziendali in tema di trattamento di dati riservati nonché dì utilizzo della posta elettronica e dell’obbligo di fedeltà. Al ricorrente era stata immediatamente contestata l’indebita diffusione presso terzi del materiale, mediante utilizzo, non consentito, della posta elettronica aziendale con violazione degli obblighi di obbedienza, riservatezza e fedeltà nonché con esposizione al rischio di risarcire eventuali danni.

Secondo la Corte territoriale non aveva rilevanza, ai fini della valutazione della legittimità del licenziamento, la sentenza passata in giudicato del Tribunale che aveva respinto il ricorso proposto dalla società al fine di ottenere il risarcimento del danno nei confronti del lavoratore per violazione dei suoi doveri nel periodo di distacco. La Corte ha rilevato, in particolare, che il non aver arrecato un danno attuale ma solo potenziale al datore dì lavoro non rilevava ai fini della valutazione del recesso in particolare nel settore bancario dove il vincolo fiduciario era particolarmente intenso.
La Corte territoriale ha quindi ritenuto che gli addebiti, valutate le formali e generiche giustificazioni rese dal lavoratore, erano più che sufficienti a motivare un licenziamento per giusta causa considerata la delicatezza delle mansioni e il vincolo fiduciario che lo legava al datore di lavoro.

Ha concluso, pertanto, che il lavoratore aveva agito in violazione delle regole di comportamento sicuramente a sua conoscenza; che il codice disciplinare della società prevedeva il licenziamento per violazione del divieto di utilizzare il servizio di posta elettronica per trasmettere a soggetti esterni alla società informazioni riservate o documenti aziendali se non nel caso in cui ciò fosse necessario per il contenuto delle mansioni svolte e che infine allegato alla lettera di contestazione vi era anche il memoriale inviato dal lavoratore e contenente notizie riservate e potenzialmente lesive dell’immagine della società e dei suoi dirigenti.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal lavoratore. In particolare, la Suprema Corte ha riconosciuto che la gravità degli addebiti disciplinari – che concretavano violazione, tra l’altro, degli obblighi di fedeltà e riservatezza – era corroborata dalla presenza di un esplicito divieto di utilizzo della posta elettronica per trasmettere a terzi documenti e informazioni di contenuto riservato o, comunque, di provenienza aziendale.
Su questi presupposti, gli Ermellini hanno ribadito la legittimità del provvedimento espulsivo adottato dalla società di gestione del risparmio al termine del distacco del lavoratore presso la società terza, essendo stato il datore di lavoro informato di queste condotte disciplinarmente rilevanti solo a seguito della conclusione del periodo di missione. A tale proposito, la Cassazione valorizza la circostanza che, nell’ambito del settore bancario, il vincolo fiduciario che deve sussistere nella relazione del lavoratore con il datore di lavoro è particolarmente intenso e richiede, dunque, una valutazione più rigorosa delle condotte disciplinari inadempienti, integrando gli estremi della giusta causa di licenziamento anche se dalla violazione delle disposizioni aziendali sul trattamento di dati riservati e di utilizzo della posta elettronica non sia derivato un danno attuale ed effettivo.

La sentenza in commento riconferma, sotto questo profilo, l’indirizzo formatosi in seno alla giurisprudenza di legittimità sulla natura spiccatamente fiduciaria del rapporto di lavoro degli operatori del comparto bancario: la violazione degli obblighi essenziali che connotano il rapporto di lavoro di tali soggetti, quali quelli della riservatezza e della fedeltà, devono essere valutati con particolare rigore, prescindendosi dall’esistenza di un effettivo danno economico per l’istituto di credito.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 57/2015

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