Diritto

Azione di surrogazione e prestazioni previdenziali: la questione alle Sezioni Unite

Nell’ipotesi di morte della persona offesa, dall’ammontare del risarcimento per danno patrimoniale conseguente al fatto illecito devono o meno escludersi le prestazioni erogate ai congiunti superstiti dall’assicuratore sociale o dall’ente previdenziale?
Nell’ipotesi di morte della persona offesa, dall’ammontare del risarcimento per danno patrimoniale conseguente al fatto illecito devono o meno escludersi le prestazioni erogate ai congiunti superstiti dall’assicuratore sociale o dall’ente previdenziale?

Nell’ipotesi di morte della persona offesa, dall’ammontare del risarcimento per danno patrimoniale conseguente al fatto illecito devono o meno escludersi le prestazioni erogate ai congiunti superstiti dall’assicuratore sociale o dall’ente previdenziale? Con ordinanza interlocutoria n. 4447 del 5 marzo 2015, la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione, su cui vi è contrasto, inerente i limiti dell’azione di surrogazione relativa a prestazioni previdenziali erogate alla vittima o ai suoi aventi causa esercitabile da un ente previdenziale straniero per incidenti verificatisi in Italia.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra un ente previdenziale tedesco ed una società di assicurazioni italiana. In particolare, l’ente tedesco di assicurazione pensionistica ha versato agli aventi causa del proprio assicurato – cittadino tedesco vittima di un sinistro sciistico mortale verificatosi nel nostro Paese – la somma complessiva di euro 245.805,91 a titolo di pensione di reversibilità in favore del coniuge e di rendita orfani in favore dei figli minori.

La Corte di Appello – per quanto ancora rileva in questa sede – rigettava l’impugnazione proposta dal Deutsche Rentenversicherung Bund avverso la sentenza del Tribunale, con la quale (nel contraddittorio anche della C.A. S.p.A., chiamata in causa dal convenuto a titolo di manleva) era stata respinta la domanda avanzata dal medesimo ente tedesco per far dichiarare l’esclusiva responsabilità di M.P. nella causazione dell’incidente sciistico, nel quale aveva perso la vita un cittadino tedesco, nonché – in forza di azione surrogatoria ai sensi del SGB tedesco (codice di previdenza sociale), opponibile al debitore italiano in virtù della legislazione comunitaria – per sentir condannare lo stesso M.P. alla rifusione della predetta somma, erogata o da erogare a titolo di pensione di reversibilità e di rendita orfani in favore del coniuge e dei figli minori della vittima del sinistro, assicurata presso esso Deutsche Rentenversicherung Bund. Secondo la Corte d’Appello, le prestazioni ricevute dagli aventi causa della vittima del sinistro non rientravano tra i danni patrimoniali “suscettibili di risarcimento in quanto derivanti dall’incidente sciistico”, con la conseguenza che l’ente tedesco non poteva surrogarsi nei diritti di detti aventi causa.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’ente tedesco, instando preliminarmente per la rimessione alla Corte di giustizia UE, e contestando comunque la decisione assunta dalla Corte d’Appello nel negare il diritto di surroga.

L’ORDINANZA INTERLOCUTORIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione, rilevando l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale, ha investito il Primo Presidente della Cassazione al fine di risolvere detto contrasto.
Il ricorso pone la questione dei limiti dell’azione di surrogazione esercitabile da un ente previdenziale di uno Stato membro, diverso dallo Stato nel cui territorio si è verificato il danno, per le prestazioni previdenziali erogate alla vittima o ai suoi aventi causa.

La normativa “europea” applicabile è costituita dall’art. 93 del Regolamento CEE n. 1408/1971 del Consiglio del 14 giugno 1971 (“relativo all’applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati, ai lavoratori autonomi e ai loro familiari che si spostano all’interno della Comunità”), che disciplina i “Diritti delle istituzioni debitrici nei confronti di terzi responsabili”. Tale norma è stata sostituita dall’art. 85 del Regolamento (CE) n. 883/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 (“relativo al coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale”) che, in ogni caso, ripropone l’identico testo della precedente (v. art. 85 “Diritti delle istituzioni”).
L’art. 93 è stato a più riprese interpretato dalla Corte di Giustizia UE nel 1994 e nel 1999. La Cassazione, non ha ritenuto di dover dar corso all’istanza di rimessione della questione interpretativa al Giudice di Lussemburgo, in applicazione del principio del c.d. acte claire, per cui “l’obbligo per il giudice nazionale di ultima istanza di rimettere la causa alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ai sensi dell’art. 267 del Trattato sul funzionamento dell’UE (già art. 234 del Trattato che istituisce la Comunità europea), viene meno quando non sussista la necessità di una pronuncia pregiudiziale sulla normativa comunitaria, in quanto la questione sollevata sia materialmente identica ad altra, già sottoposta alla Corte in analoga fattispecie, ovvero quando sul problema giuridico esaminato si sia formata una consolidata giurisprudenza di detta Corte.

In particolare, dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia U.E. emerge:

a) che il diritto al risarcimento del danno spettante alla vittima di un sinistro o ai suoi aventi causa (e, quindi, l’area del danno risarcibile) è individuato dalle norme italiane;
b) che i presupposti ed i limiti dell’azione di surrogazione esercitabile dall’ente previdenziale sono dettati dalle norme tedesche.

Pertanto, essendo l’area del danno risarcibile ascrivibile alla disciplina del diritto dello Stato membro nel cui territorio si è verificato il danno, occorre allora stabilire se, in base all’ordinamento italiano, all’ambito del danno (patrimoniale) risarcibile a seguito di fatto illecito (nella specie: sinistro sciistico mortale) appartenga o meno la prestazione previdenziale indennitaria, erogata a seguito dell’evento dannoso e in funzione di sostentamento della vittima del sinistro o dei suoi aventi causa.

Ed è su tale questione che si registra un contrasto giurisprudenziale, in tanto, a fronte di un orientamento consolidato che sostiene che dal montante risarcitorio per danno patrimoniale conseguente a fatto illecito debbano escludersi le prestazioni erogate dall’assicuratore sociale o dall’ente previdenziale, non potendo in tal caso trovare rilievo il principio della compensatio lucri cum damno, giacché prestazione previdenziale e danno non scaturiscono entrambi dal fatto illecito, posto che la prima sorge direttamente dalla legge, si è venuto a formare, più di recente, un altro orientamento che nega la possibilità di cumulare il risarcimento del danno con eventuali prestazioni previdenziali percepite in conseguenza del fatto illecito, in quanto il beneficio erogato dall’assicuratore sociale o dall’ente previdenziale abbia lo scopo di “attenuare il danno patrimoniale subito dai familiari della vittima”, con ciò elidendosi in parte qua l’esistenza del danno risarcibile.

Orbene, tra le varie conseguenze derivanti dall’applicazione di siffatto ultimo orientamento vi sarebbe anche quella di consentire all’assicuratore sociale/ente previdenziale l’esercizio dell’azione di surrogazione nei diritti risarcitori del danneggiato in riferimento alle somme erogate a titolo di prestazione previdenziale indennitaria.

In siffatto contesto, si è ritenuto opportuno investire le Sezioni Unite della risoluzione del contrasto sopra evidenziato, concernente la portata del principio della c.d. compensatio lucri cum damno nell’ambito delle conseguenze risarcitorie da fatto illecito, nella specie rilevante, segnatamente, in relazione alla limitazione del diritto al risarcimento del danno della vittima (o dei suoi aventi causa), in funzione del quale l’assicuratore sociale/ente previdenziale può esercitare l’azione di surrogazione ad esso spettante (nel caso all’esame, secondo il diritto tedesco) nei confronti del responsabile civile. La parola passa adesso al Primo Presidente della Suprema Corte.

Corte di Cassazione – Ordinanza Interlocutoria N. 4447/2015

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