Diritto

Azione di regresso INAIL: prescrizione in tre anni dalla liquidazione dell’indennizzo

Azione di regresso INAIL: prescrizione in tre anni dalla liquidazione dell’indennizzo
In tema di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, l’azione di regresso dell’INAIL nei confronti del datore di lavoro può essere esercitata nel termine triennale di prescrizione, che, ove non sia stato iniziato alcun procedimento penale, decorre dal momento di liquidazione dell’indennizzo al danneggiato, ovvero, in caso di rendita, dalla data di costituzione della stessa

Risolto dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione il contrasto giurisprudenziale circa il momento di decorrenza del termine triennale di prescrizione dell’azione di regresso dell’INAIL nei confronti del datore di lavoro. Con la sentenza n. 5160 del 16 marzo 2015, le Sezioni Unite hanno affermato l’importante principio di diritto secondo cui in tema di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, l’azione di regresso dell’INAIL nei confronti del datore di lavoro può essere esercitata nel termine triennale di prescrizione, che, ove non sia stato iniziato alcun procedimento penale, decorre dal momento di liquidazione dell’indennizzo al danneggiato, ovvero, in caso di rendita, dalla data di costituzione della stessa.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato dall’Enel contro l’INPS. Con ricorso al giudice del lavoro l’INAIL esponeva che due dipendenti dell’Enel Distribuzione S.p.A., mentre eseguivano dei lavori all’interno di una cabina elettrica MT/BT, venivano investiti da una fiammata sprigionatasi a seguito di un cortocircuito, riportando gravissime lesioni personali. L’Istituto affermava di aver erogato in favore dei due lavoratori la somma di euro 125.180,49, in quanto sussistevano i presupposti di legge perché il fatto rientrasse nella tutela assicurativa obbligatoria e ne chiedeva il rimborso alla società (in specie era stata costituita la rendita per entrambi i lavoratori in data 14 marzo 2000). La società si costituiva eccependo preliminarmente l’estinzione della pretesa che, a detta della convenuta, l’Istituto avrebbe dovuto azionare, in assenza di processo penale, nel termine triennale, decorrente dal giorno della diffida ad adempiere spedita dall’INPS e, in subordine, chiedendo nel merito il rigetto dell’azione di regresso per infondatezza.

Il giudice, aderendo alla tesi prospettata dalla società, dichiarava inammissibile la domanda sostenendo che in assenza di un processo penale, il dies a quo dal quale decorre il triennio per l’instaurazione dell’azione di regresso è rappresentato dal giorno in cui l’Istituto ha richiesto il risarcimento all’assicurato (nella specie il 22 marzo 2000).

L’INAIL impugnava la detta sentenza sostenendo che in assenza di processo penale il termine di tre anni decorre dalla data di prescrizione del reato addebitabile al datore di lavoro e non dalla data in cui è stata ricevuta la prima diffida ad adempiere inviata dall’ente previdenziale.

La Corte d’Appello rigettava l’appello, confermando la pronuncia di primo grado. In sintesi, la Corte territoriale rilevava che in giurisprudenza erano emersi due diversi indirizzi in ordine al momento di decorrenza della decadenza; il primo, attesa la autonomia del giudizio civile e la mancanza della pregiudiziale penale, fa decorrere il termine dal momento in cui l’INAIL ha chiesto il risarcimento al soggetto assicurato, l’altro secondo cui, invece, poiché è sempre possibile la instaurazione del procedimento penale, il termine decorre dalla data di prescrizione del reato, senza che alcun rilevo assuma il nuovo c.p.p., posto che dal sistema del T.U. assicurazione obbligatoria del 1965 discende che l’INAIL non può esercitare l’azione di regresso prima del passaggio in giudicato della sentenza del giudice penale. La Corte d’appello, aderendo quindi al primo indirizzo, osservava che nessuna norma vieta all’INAIL di promuovere l’azione di regresso prima dell’eventuale estinzione del fatto reato (così come nulla vieta all’INAIL di denunciare il fatto reato perseguibile di ufficio) e rilevava che l’accoglimento della tesi dell’Istituto costituirebbe “niente altro che una immotivata dilatazione dei termini, certamente non in sintonia con la necessità di un accertamento dei fatti, tanto più laddove esso sia mancato in sede penale, che deve essere effettuato a breve distanza temporale dai fatti stessi.

Contro tale sentenza l’INAIL ha proposto ricorso.

L’ORDINANZA INTERLOCUTORIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE
Con ordinanza interlocutoria emessa nel 2013, la Sezione Lavoro della Cassazione, nel rimettere gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite Civili, ha rilevato la sussistenza di un contrasto di giurisprudenza in ordine alla questione dell’esatta individuazione del dies a quo del termine (di decadenza) triennale per l’esercizio dell’azione di regresso dell’Istituto (se cioè il detto termine, nel caso in cui l’Istituto agisca in carenza di procedimento penale, debba decorrere dalla data di prescrizione del reato o dalla data di liquidazione dell’indennizzo al lavoratore o agli eredi), osservando che peraltro “i termini in cui si pone il contrasto di giurisprudenza cambierebbero ove il termine in questione – che testualmente non è qualificato dal legislatore né come di decadenza né come di prescrizione nel caso, quale quello qui in esame, di assenza di ogni iniziativa penale – dovesse essere inteso in realtà come di prescrizione, così come ha fatto una decisione della Corte che ha osservato doversi considerare ogni termine di diritto sostanziale, nel dubbio, in senso più favorevole al soggetto onerato; sicché, ove così qualificato, il termine potrebbe essere interrotto anche con atto extragiudiziale.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE A SEZIONI UNITE
Le Sezioni Unite, come anticipato, hanno risolto il contrasto di giurisprudenza, ritenendo che il diritto dell’INAIL al recupero di quanto erogato al danneggiato deve agganciarsi, per la certezza dei rapporti giuridici, alla liquidazione dell’indennizzo assicurativo che costituisce il fatto certo e costitutivo del diritto a svolgere, nel termine previsto, l’azione di regresso. Nella fattispecie esaminata dalla Cassazione, la costituzione della rendita per entrambi i danneggiati si era verificata in data 14 marzo 2000 e la “prima e unica richiesta stragiudiziale” da parte dell’INAIL è avvenuta con la diffida del 22 marzo 2000 (costituente atto interruttivo della prescrizione). Dopo tale atto sono trascorsi oltre tre anni prima della notifica del ricorso giudiziario, di guisa che il diritto di regresso dell’INAIL doveva ritenersi prescritto.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso e l’affermazione dell’importante principio di diritto di cui in massima.

L’azione di regresso dell’INAIL nei confronti del datore di lavoro può essere esercitata nel termine triennale di prescrizione, che, ove non sia stato iniziato alcun procedimento penale, decorre dal momento di liquidazione dell’indennizzo al danneggiato, ovvero, in caso di rendita, dalla data di costituzione della stessa.
Corte di Cassazione Sezioni Unite – Sentenza N. 5160/2015

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