Diritto

L’avviso di accertamento è “notificato” alla data di spedizione

L’avviso di accertamento è "notificato" alla data di spedizione
Le garanzie di conoscibilità dell’atto, da parte del destinatario, si coordinino con l’interesse del notificante a non vedersi addebitato l’esito intempestivo di un procedimento notificatorio parzialmente sottratto ai suoi poteri di impulso, essendo palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere dal ritardo nel compimento di un’attività riferibile non al medesimo notificante, ma a soggetti diversi (l’ufficiale giudiziario e l’agente postale) e che, perciò, resta del tutto estranea alla sfera di disponibilità del primo. Di conseguenza, la notifica degli avvisi di accertamento deve ritenersi perfezionata alla data di spedizione e non a quella di ricezione

Nell’ordinanza n. 351 del 10 gennaio 2014, la sesta sezione della Corte di Cassazione si è espressa sulla questione relativa all’identificazione del momento in cui si producono gli effetti della notificazione dell’avviso di accertamento ai fini della definizione automatica ex art. 9, legge n. 289/2002.

IL FATTO

L’Amministrazione finanziaria emetteva nei confronti di una S.a.s. avvisi di accertamento ILOR e IVA per il 1997 e li notificava con raccomandata spedita il 31 dicembre 2002 e ricevuta il 3 gennaio 2003.

L’istanza di definizione automatica ex art. 9, legge n. 289/2002 successivamente presentata dalla S.a.s. veniva ritenuta inammissibile perché riguardante avvisi di accertamento notificati prima dell’entrata in vigore della disciplina di condono (1° gennaio 2003): tale soluzione era giustificata dall’Amministrazione finanziaria alla luce del comma 14 del richiamato articolo, in base al quale la disciplina della definizione automatica non si applica “qualora (…) alla data di entrata in vigore della presente legge, sia stato notificato (…) avviso di accertamento”.

Il ricorso della S.a.s. contro la successiva cartella di pagamento veniva respinto dalla adita Commissione tributaria provinciale con sentenza confermata in appello: secondo i giudici di merito, la notifica degli avvisi di accertamento doveva ritenersi perfezionata alla data di spedizione e non a quella di ricezione.

LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Sesta Sezione della Corte di Cassazione rigetta il ricorso della S.a.s. perché manifestamente infondato.

La questione esegetica affrontata dalla Suprema Corte è se, ai fini della definizione automatica ex art. 9 citato, gli effetti della notificazione dell’atto impositivo si producano alla data di spedizione ovvero a quella della ricezione del plico.

Il Collegio ritiene che sia corretta la prima soluzione.

Per corroborarla, richiama la giurisprudenza costituzionale secondo cui gli articoli 3 e 24 Cost. impongono che “le garanzie di conoscibilità dell’atto, da parte del destinatario, si coordinino con l’interesse del notificante a non vedersi addebitato l’esito intempestivo di un procedimento notificatorio parzialmente sottratto ai suoi poteri di impulso” (sentenza n. 69 del 1994), “essendo palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante, che un effetto di decadenza possa discendere (…) dal ritardo nel compimento di un’attività riferibile non al medesimo notificante, ma a soggetti diversi (l’ufficiale giudiziario e l’agente postale) e che, perciò, resta del tutto estranea alla sfera di disponibilità del primo” (sentenza n. 477 del 2002).

Il Giudice di legittimità ritiene inoltre che il principio secondo cui gli effetti della notificazione si producono per il notificante al momento della consegna del piego all’ufficiale giudiziario o al personale del servizio postale e per il destinatario al momento della ricezione “sia generalizzato e consolidato in relazione a qualsivoglia forma di notificazione e comunicazione che abbia rilievo anche indiretto ai fini processuali” (cfr., per l’ambito tributario, sentenze n. 15298 del 2008 e n. 26053 del 2011, nonché, per altri settori, sentenze n. 8830 del 2010 e n. 4453 del 2012). Ricade in tale regola anche l’avviso di accertamento, vale a dire un provvedimento amministrativo in relazione alla cui notificazione decorre un termine decadenziale per la sua impugnazione.

L’IMPATTO DELLA DECISIONE

Al di là dello specifico rilievo dei principi enunciati in materia di definizione automatica ex art. 9, legge n. 289/2002, l’ordinanza in rassegna presenta un ulteriore profilo di interesse: una questione affine è infatti quella dell’individuazione del dies a quo del termine per la costituzione in giudizio del ricorrente in caso di notificazione del ricorso a mezzo del servizio postale.

Secondo un indirizzo consolidato (sentenze n. 20262/2004 e n. 14246/2007), quando il ricorso sia stato notificato a mezzo del servizio postale, i termini per la costituzione in giudizio decorrono:

  • dalla data di invio per il ricorrente;
  • dal giorno di consegna per il resistente, ciò in conformità ai principi generali relativi agli atti recettizi.

Esiste tuttavia un orientamento di segno contrario (sentenza n. 12185/2008), secondo cui il dies a quo per la costituzione del ricorrente è identificato nella data di ricezione dell’atto da parte del destinatario: come conferma l’ordinanza in rassegna, tale soluzione interpretativa è palesemente irragionevole e lesiva del diritto di difesa del ricorrete, cui è concretamente impossibile controllare la condotta dell’agente postale.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 351/2014

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