Diritto

L’avviso di accertamento emanato prima dei 60 giorni viola la lealtà reciproca fra contribuente e P.A.

avviso di accertamento
L’accertamento anticipato viola la lealtà reciproca fra contribuente e Pubblica Amministrazione. L’intervallo dei sessanta giorni posto dalla norma a tutela del contraddittorio preventivo all’accertamento è invece istituto da salvaguardare perché incentiva la partecipazione e la collaborazione del contribuente

L’accertamento anticipato viola la lealtà reciproca fra contribuente e Pubblica Amministrazione. L’intervallo dei sessanta giorni posto dalla norma a tutela del contraddittorio preventivo all’accertamento è invece istituto da salvaguardare perché incentiva la partecipazione e la collaborazione del contribuente.

Sono queste, in estrema sintesi, parte delle motivazioni con le quali la quinta sezione civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5373 del 7 marzo 2014, ha dichiarato nullo un accertamento emesso dall’ufficio prima della scadenza del termine fissato dallo Statuto del contribuente per le eventuali repliche e osservazioni.

La sentenza in oggetto è interessante perché oltre che inserirsi e ripercorrere le tappe del ragionamento che ha condotto le Sezioni unite alla declaratoria di nullità degli accertamenti anticipati, fornisce anche il punto di vista della sezione tributaria sulla partecipazione del contribuente alle varie fasi dell’accertamento fiscale.
In questo senso la sentenza opera un preciso richiamo a due precedenti interventi della sezione tributaria, entrambi del gennaio 2013, contenuti nelle sentenze 453 e 455.

Se è vero dunque che il contribuente deve farsi parte attiva del procedimento di accertamento tributario non può non sfuggire come un tale obbligo, o più in generale dovere, faccia carico anche alla stessa amministrazione finanziaria.

Quando il contribuente si rifiuta di partecipare all’accertamento la normativa pone a suo carico precise preclusioni quali, ad esempio, quella contenuta nell’articolo 32 del D.P.R. n. 600/73 in tema di mancata risposta ai c.d. questionari esplorativi, con la conseguente inutilizzabilità delle risposte non fornite o dei documenti non consegnati nella successiva fase amministrativa e contenziosa.

Quando è l’ufficio che viola il canone di lealtà e collaborazione le conseguenze sull’atto derivato possono essere non meno pregiudizievoli. Nella richiamata sentenza n. 453 la sezione tributaria della Suprema Corte non aveva infatti esitato nel ritenere illegittimo un accertamento fondato proprio sulla violazione del suddetto canone di lealtà e correttezza. L’ufficio non aveva avvisato il contribuente delle conseguenze che sarebbero allo stesso derivate dalla mancata risposta al questionario esplorativo inviatogli in relazione ai redditi sintetici in capo allo stesso accertabili.
Anche l’ufficio, si legge nella citata sentenza, deve ispirare la propria condotta al canone di lealtà di matrice costituzionale, avvertendo il contribuente in ordine alle conseguenze dell’inottemperanza all’invito fissate nell’articolo 32 del D.P.R. n. 600/73.
Una violazione di tale genere è assimilabile a quella che si verifica nell’ipotesi di emissione di un accertamento anticipatamente alla scadenza del termine dei 60 giorni previsti dal settimo comma dell’articolo 12 dello Statuto.
Tale termine, ricorda la sentenza n. 5373 del 7 marzo scorso, è finalizzato a incentivare la partecipazione e la collaborazione del contribuente sulla base di «quel canone di lealtà reciproca valorizzato dalle sezioni unite con la sentenza 29 luglio 2013 n. 18184 e, prima, da questa stessa sezione, con le sentenze 10 gennaio 2013, numeri 453 e 455».
È nel rispetto di questi principi, continua la sentenza in commento, che risulta fondamentale riconoscere l’esercizio del diritto al contraddittorio anche a seguito di un verbale meramente istruttorio che chiuda le operazioni di accesso, verifica o ispezione. Solo così operando si possono infatti determinare le condizioni affinché la stessa Pubblica Amministrazione possa valutare il proprio interesse non soltanto alla luce degli elementi raccolti ma anche sulla base delle osservazioni e dei rilievi formulati su di essi dal contribuente.

Quello degli accertamenti anticipati e più in generale delle tutele del contribuente nella fase dell’accertamento tributario, sembra divenire un tema sul quale la suprema Corte, ma anche delle sezioni di merito, hanno deciso di scendere in maggiore profondità.
La necessità del rilascio di un processo verbale di chiusura delle operazioni di accesso, ispezione o verifica, comunque denominati, il richiamo ai canoni della lealtà e correttezza che la Pubblica Amministrazione deve osservare, al pari del contribuente, durante tutto l’iter dell’accertamento, subprocedimenti come quelli che si aprono con l’invio dei questionari esplorativi compresi, sono segnali tangibili di questa esplorazione in atto nella giurisprudenza tributaria.

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