Diritto

Autotutela per l’atto sbagliato e rinvio alla Commissione tributaria: una prassi spesso abusata

Gli atti palesemente illegittimi ed infondati devono essere annullati in autotutela, anche qualora sia divenuti definitivi, avendo l'ufficio una sorta di potere-dovere
Gli atti palesemente illegittimi ed infondati devono essere annullati in autotutela, anche qualora sia divenuti definitivi, avendo l’ufficio una sorta di potere-dovere

A un contribuente, dopo avere chiesto all’ufficio di annullare un atto sbagliato, è stato risposto che “è meglio che faccia il ricorso“. La risposta degli uffici è sbagliata, così come la presunta decadenza delle agevolazioni “prima casa” per la ragione che, come segnalato dallo stesso contribuente, sia stata trasferita la residenza nella casa acquistata con le agevolazioni dopo circa tredici mesi.

Ricorso ingiustificato. Non è perciò corretto il comportamento dell’ufficio che invita il contribuente a fare il ricorso in presenza di un atto palesemente sbagliato. Il guaio è che negli ultimi anni il contenzioso è diventato un cammino eccessivamente complesso. A ogni sentenza favorevole per il contribuente, spesso segue il ricorso dell’ufficio che, in genere, non rinuncia alla lite, anche se è sicuro di perdere. Non è giusto perché i fastidi per i contribuenti, non solo in termini economici, sono notevoli. Nel caso specifico, con il contribuente che ha trasferito la residenza nella casa acquistata con le agevolazioni dopo circa tredici mesi, cioè ampiamente prima del «termine triennale di decadenza del potere di accertamento dell’ufficio» (risoluzione 192/E del 6 ottobre 2003), l’atto di decadenza delle agevolazioni “prima casa” deve essere annullato in autotutela per evitare un inutile contenzioso.

Come opera l’autotutela. In tema di autotutela, occorre ricordare gli insegnamenti contenuti nella lettera-circolare 195/S del 5 agosto 1998. Con questo documento, il ministero delle finanze ricorda agli uffici «che non tengono conto della normativa vigente» e, in particolare del decreto sull’autotutela 11 febbraio 1997, n. 37, che l’atto sbagliato è annullabile senza limiti di tempo. La lettera-circolare 195/S prosegue, avvertendo gli uffici sui rischi che corrono con le liti temerarie. Essa categoricamente avverte che l’autotutela non è «una specie di optional» perché il mancato esercizio dell’autotutela di un atto illegittimo «può portare alla condanna alle spese dell’amministrazione con conseguente danno erariale (la cui responsabilità potrebbe essere fatta ricadere sul dirigente responsabile del mancato annullamento dell’atto)».
Con la richiesta di esercizio dell’autotutela, il cittadino chiede all’ufficio di riesaminare un atto che deve essere corretto o annullato. La richiesta del contribuente può essere fatta in carta libera, da presentare direttamente all’ufficio o da spedire a mezzo raccomandata. Il contribuente può anche usare il modello reso disponibile dall’Agenzia delle Entrate dal 22 ottobre 2012. L’istituto dell’autotutela consente all’amministrazione finanziaria, anche in pendenza di giudizio o nei casi in cui le pretese di recupero siano ormai definitive e non più impugnabili, di annullare i propri atti illegittimi. In autotutela, nel rispetto dei cittadini, gli atti sbagliati si possono annullare sempre, senza limiti di tempo. Sbagliare in materia fiscale è la cosa più facile che possa capitare. Però, non tutti sono pronti a riconoscere l’errore.

Annullamento dell’atto. Si deve perciò lodare il comportamento degli uffici della pubblica amministrazione che, quando sbagliano, ammettono l’errore e, in autotutela, annullano l’atto infondato. Inoltre, l’autotutela non richiede necessariamente l’iniziativa da parte del cittadino. Infatti, l’amministrazione finanziaria può procedere, anche d’ufficio, all’annullamento degli atti amministrativi viziati in tutte le ipotesi in cui ne riscontra l’illegittimità o infondatezza e, quindi, l’inconsistenza della pretesa erariale. Ai fini dell’autotutela, non rileva il fatto che l’atto sia diventato definitivo per decorso dei termini, e nemmeno l’assenza di istanza del contribuente. Resta fermo che la richiesta di esercizio dell’autotutela non sospende i termini per l’eventuale ricorso contro gli atti che possono essere impugnati davanti alla Commissione tributaria provinciale.

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