Fisco

«Autotutela» anche sugli avvisi di accertamento esecutivi

L'obbligo di sospensione immediata della riscossione, a seguito di specifica istanza del contribuente, riguarda anche gli avvisi di accertamento esecutivi e non solo le cartelle di pagamento
L’obbligo di sospensione immediata della riscossione, a seguito di specifica istanza del contribuente, riguarda anche gli avvisi di accertamento esecutivi e non solo le cartelle di pagamento

L’obbligo di [highlights color=”red”]sospensione immediata della riscossione[/highlights], a seguito di specifica istanza del contribuente, riguarda anche gli [highlights color=”red”]avvisi di accertamento esecutivi[/highlights] e non solo le cartelle di pagamento. In questi casi la richiesta del contribuente potrà essere avanzata solo dopo che siano decorsi [highlights color=”red”]ulteriori trenta giorni[/highlights] dalla scadenza per il pagamento dell’accertamento.
A fornire queste precisazioni è stata l’Agenzia delle Entrate nel corso del Telefisco 2013. L'[highlights color=”yellow”]articolo 1 (commi da 537 a 544) della legge di stabilità (228/2012)[/highlights] ha introdotto nel nostro ordinamento la possibilità di [highlights color=”red”]sospendere la riscossione a iniziativa del debitore che presenti una dichiarazione all’agente della riscossione, entro 90 giorni dalla notifica di un atto[/highlights].
In questa istanza deve essere documentato che gli atti emessi dall’ente creditore prima della formazione del ruolo, ovvero la successiva cartella di pagamento o l’avviso, per il quale si procede, siano stati interessati da prescrizione o decadenza, da provvedimento di sgravio, da sospensione amministrativa o giudiziale, da sentenza che ha annullato in tutto o in parte la pretesa dell’ente creditore, da pagamento già effettuato o qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito richiesto. Dalla dichiarazione del contribuente consegue la[highlights color=”red”] sospensione immediata delle azioni poste in essere da Equitalia[/highlights].
Quest’ultima ha [highlights color=”red”]10 giorni[/highlights] per trasmettere all’ente creditore (ad esempio: Agenzia delle Entrate, enti locali, Inps) l’istanza e la documentazione ad essa allegata. Decorso ulteriori [highlights color=”red”]60 giorni[/highlights], l’ente creditore può confermare al contribuente la correttezza della documentazione prodotta, trasmettendo così all’agente della riscossione il conseguente provvedimento di sospensione o sgravio. In alternativa, lo stesso ente potrà avvertire il contribuente dell’inidoneità della documentazione prodotta. Nel caso in cui l’ente creditore non dovesse comunicare nulla dopo [highlights color=”red”]220 giorni[/highlights] dalla data di presentazione della dichiarazione del debitore a Equitalia, le partite oggetto della dichiarazione sono annullate.
La risposta fornita nel corso del Telefisco chiarisce che in base al tenore letterale della norma, l’agente della riscossione è tenuto a sospendere l’attività di riscossione anche con riguardo alle [highlights color=”red”]somme affidate in seguito alla notifica di un accertamento esecutivo[/highlights] per il quale sia trascorso inutilmente il termine ultimo di pagamento.
Il contribuente che ha ricevuto la notifica dell’accertamento esecutivo può richiedere la sospensione solo dopo l’affidamento del carico all’agente della riscossione. Ne consegue che la domanda potrà essere inoltrata [highlights color=”red”]dopo che siano trascorsi trenta giorni dalla scadenza per il pagamento delle somme dovute[/highlights] e, quindi, dopo sessanta giorni dalla notifica dell’accertamento, nel caso in cui non sia stata proposta istanza di adesione, ovvero [highlights color=”red”]150 giorni [/highlights]dalla notifica in ipotesi di adesione.
Vale la pena di evidenziare che, rispetto alle normali cause per le quali di norma Equitalia procedeva, già in passato, alla sospensione dell’atto di riscossione, previa autocertificazione del contribuente (sospensiva giudiziale, amministrativa, sentenza eccetera), la nuova disposizione introduce altre due ragioni che consentono di ottenere la sospensione: la prescrizione o decadenza della pretesa, intervenuta in data antecedente a quella in cui il ruolo è stato reso esecutivo e in via residuale; e qualsiasi altra causa di non esigibilità del credito sotteso.
Da segnalare infine che, come chiarito dalla recente direttiva di Equitalia (2/2013), l’esame della fondatezza di quanto dichiarato dal contribuente è riservato, in via esclusiva, all'[highlights color=”red”]ente creditore[/highlights] e non all’agente della riscossione. In presenza di documenti falsi o contraffatti sarà dunque l’ente creditore che dovrà notiziare l’Autorità giudiziaria. Analogamente anche l’irrogazione della [highlights color=”red”]sanzione amministrativa prevista[/highlights] (dal 100% al 200% dell’ammontare delle somme dovute, con un minino di 258 euro) rientra nella competenza non dell’agente della riscossione ma dell’ente creditore.

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