Diritto

Autocarro suscettibile di uso promiscuo: l’investimento non è interamente deducibile

L’acquisto di un veicolo si configura come investimento agevolabile per l’intero costo ai fini del credito di imposta previsto dall’art. 8, legge n. 388/2000 solo se, in applicazione del criterio del rapporto di inerenza, il contribuente ne dimostri l’esclusiva strumentalità all’esercizio dell’impresa

In tema di credito d’imposta nelle aree depresse, il requisito della “strumentalità” del bene acquisito deve ritenersi integrato quando il bene stesso si inserisca in una struttura produttiva – già esistente o che venga impiantata – effettivamente operante nella zona svantaggiata, non solo al fine di imputarvi costi e ricavi, ma per realizzare, in quel territorio, l’oggetto stesso dell’attività di impresa. In particolare, l’acquisto di un veicolo si configura come investimento agevolabile per l’intero costo solo se, in applicazione del criterio del rapporto di inerenza, il contribuente ne dimostri l’esclusiva strumentalità all’esercizio dell’impresa. E’ questo il principio affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 27217 del 22 dicembre 2014.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra l’Agenzia delle Entrate e una contribuente. La CTR in una controversia concernente l’impugnazione di un avviso di recupero di un credito d’imposta indebitamente utilizzato nell’anno 2002, in relazione ad un investimento (acquisto di un’autovettura) agevolabile soltanto al 50%, confermava la decisione di primo grado che aveva accolto il ricorso della contribuente.
In particolare, i giudici d’appello hanno sostenuto che l’impugnativa difettava di motivi specifici e fatti o profili che non avessero già trovato riscontro nella decisione di primo grado.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate, in particolare sostenendo che l’acquisto dell’autovettura, per il quale era stato invocato il credito d’imposta, difettasse dei requisiti della novità e strumentalità richiesti dalla normativa del 2000, in quanto, pur essendo stato immatricolato il veicolo quale “autocarro uso proprio”, essendo lo stesso suscettibile di un uso promiscuo, il relativo investimento non era deducibile interamente.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Erario. Per miglior chiarezza della questione, si deve ricordare che il credito di imposta per gli investimenti nelle aree svantaggiate del Paese è stato introdotto dalla legge Finanziaria per il 2001 (legge n. 388/2000). In particolare, l’art. 8 ha introdotto un credito d’imposta a favore delle imprese che, entro la chiusura del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2006, effettuano nuovi investimenti nelle aree svantaggiate, individuate nelle aree destinatarie degli aiuti a finalità regionale di cui alle deroghe previste dall’articolo 87.3.a) e 87.3.c) del Trattato in materia di aiuti di Stato, individuate dalla Carta italiana degli aiuti per il periodo 2000-2006.
I soggetti beneficiari sono i titolari di reddito d’impresa, con esclusione degli enti non commerciali. L’art. 60, legge n. 448/2001 (legge Finanziaria 2002) ha modificato l’ambito soggettivo dei beneficiari delle disposizioni di legge, estendendone l’applicazione anche alle imprese agricole operanti nell’intero territorio nazionale.

Per nuovi investimenti agevolabili si intendono le acquisizioni, ivi comprese quelle in leasing, di beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive già esistenti o di nuova costituzione, ubicate nelle aree svantaggiate. I beni, che possono essere sia materiali che immateriali, devono possedere il requisito della novità. I beni materiali, sia mobili che immobili, devono essere utilizzati durevolmente nell’attività dell’impresa. Quanto ai beni immobili, risultano agevolabili soltanto gli investimenti in immobili strumentali per destinazione. I beni immateriali agevolabili sono quelli rappresentati da diritti suscettibili di tutela giuridica, vale a dire, i brevetti e le relative licenze di sfruttamento, i marchi e le relative licenze di sfruttamento; i diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno; i diritti di sfruttamento di conoscenze tecniche non brevettate (know-how).

L’agevolazione compete sugli investimenti effettuati a decorrere dal 14 marzo 2001, vale a dire dal giorno successivo alla data di approvazione da parte dell’Unione Europea del regime agevolativo, e fino al 31 dicembre 2006.

L’entità del beneficio non può essere superiore alla misura massima consentita nel rispetto dei criteri e dei limiti di intensità di aiuto stabiliti dalla Commissione Europea.

Per quanto concerne le modalità di fruizione del credito d’imposta, l’art. 8, comma 5, legge n. 388/2000 consentiva l’applicazione del beneficio in via automatica in sede di dichiarazione dei redditi, disponendone l’utilizzo solo in compensazione con debiti tributari e contributivi, ai sensi del D.Lgs. n. 241/1997.

Tanto premesso, nel caso in esame la Cassazione ricorda che la ratio dell’art. 8 (come di altre che prevedono benefici collegati al requisito della “novità” di interventi in determinate aree, di cui si intende promuovere lo sviluppo) è quella di incentivare nei territori agevolati le iniziative che apportino crescita della produzione e sviluppo in campo economico, mediante la concessione del credito d’imposta per nuovi investimenti: la “novità” dell’investimento va, dunque, apprezzata in termini economici, e cioè in riferimento alla sua idoneità a promuovere lo sviluppo della zona interessata, ed il requisito della “strumentalità” del bene acquisito deve ritenersi integrato quando il bene stesso si inserisca in una struttura produttiva (già esistente o che venga impiantata) effettivamente operante nella zona svantaggiata, non solo al fine di imputarvi costi e ricavi, ma per realizzare, in quel territorio, l’oggetto stesso dell’attività di impresa.

Costituiscono dunque oggetto dell’agevolazione i beni materiali mobili e immobili strumentali, destinati ad essere utilizzati durevolmente nell’attività di impresa.

La CTR aveva fatto proprie le argomentazioni dei giudici di primo grado, incentrate sul fatto che il veicolo era stato immatricolato come “autocarro”, adibito al trasporto di cose e dunque, di per sé, strumentale all’esercizio dell’impresa. Nella specie, tuttavia, la circostanza che si trattasse di autocarro, adibito dunque essenzialmente al trasporto di cose (e solo delle persone addette all’uso o al trasporto delle cose stesse), veniva contestata dall’Agenzia delle Entrate specificamente (sulla base delle caratteristiche, non modificate, del modello di fabbrica) e veniva altresì contestata la inidoneità delle prove offerte dal contribuente, ai fini sempre del requisito dell’inerenza-strumentalità.

I giudici della CTR, al riguardo, si sono limitati ad affermare, in maniera apodittica, che l’Amministrazione non aveva offerto nuovi elementi rispetto a quanto deciso in primo grado, dimostrando quindi di non cogliere la necessità, ai fini dell’agevolazione in oggetto, della ricorrenza del requisito della strumentalità dell’investimento.

Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso.

Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza. Secondo l’interpretazione della Cassazione, l’acquisto di un veicolo si configura come investimento agevolabile per l’intero costo ai fini del credito di imposta previsto dall’art. 8, legge n. 388/2000 solo se, in applicazione del criterio del rapporto di inerenza, il contribuente ne dimostri l’esclusiva strumentalità all’esercizio dell’impresa.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 27217/2014

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