Fisco

Auto storiche senza agevolazioni, a ogni Regione il suo bollo

Auto storiche senza agevolazioni, a ogni Regione il suo bollo
Eliminata l’esenzione dal bollo per gli autoveicoli e per i motoveicoli ultraventennali di particolare interesse storico e collezionistico

Sembra un piccolo smottamento, ma potrebbe provocare una valanga. L’abolizione delle agevolazioni per i veicoli di età compresa tra 20 e 30 anni – disposta dall’ultima legge di Stabilità (articolo 1, comma 666)- non solo lascia nel vago la scadenza di domani, 2 febbraio (in assenza di indicazioni ufficiali contrarie) ma ha smosso un assetto normativo precario, fatto di un federalismo fiscale con competenze non ben delineate fra Stato e Regioni.

Problema antico, ma rimasto sotto traccia grazie a interpretazioni perlopiù informali, tramandate fra addetti ai lavori e sventolate di volta in volta davanti a singoli cittadini attoniti. Ora accade che, di fronte al comma 666, due Regioni importanti come Lombardia e Puglia si adeguano, nonostante abbiano proprie leggi che hanno scavalcato la normativa statale che le prevedeva (legge n. 345/2000, articolo 63) e ora è stata abolita da quel comma. Il motivo? Ufficialmente è che Consulta e Cassazione hanno stabilito più volte che le Regioni possono stabilire in proprio esenzioni, riduzioni e modalità di pagamento, ma sempre mantenendosi entro i limiti fissati dalla normativa statale. Tutto vero. E dovrebbe valere per tutti gli altri aspetti nei quali la “fantasia” delle Regioni si è sbizzarrita. Soprattutto per quelli vessatori per i cittadini e introdotti negli anni più recenti, quando la giurisprudenza era ormai chiara. Per esempio, in Toscana occorre pagare anche su veicoli indisponibili perché sottoposti a fermo amministrativo (obbligo bocciato dalla Consulta, ma solo nelle Marche). E Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia e Toscana non riconoscono esenzioni quando si affida il veicolo a un commerciante con procura a vendere.

Comunque, l’esempio più clamoroso è quello delle perdite di possesso nel Lazio: a fine 2013 il Consiglio regionale ha approvato una legge che “inchioda” il cittadino a pagare il bollo anche su veicoli che non ha più, se non lo ha annotato al Pra. Una situazione che diventa odiosa nel caso del furto: chi “si limita” a denunciarlo alle forze dell’ordine e non va al Pra resta obbligato al versamento. Che quasi sempre, ignaro, ometterà, garantendosi future sanzioni. Il tutto in barba a un principio sancito per la prima volta dalla Consulta nel 1992 e recepito dalla Finanziaria del 1998, che “si accontenta” di atti di data certa (in questo caso, la denuncia di furto). Ora che l’Italia ha persino un Codice dell’amministrazione digitale e a vent’anni da quando la burocrazia dell’auto ha cominciato a connettersi con le altre banche dati pubbliche (da quel tempo la Motorizzazione riceve da Comuni e uffici di polizia le comunicazioni su cambi di residenza e furti e smarrimenti di patente), non si potrebbe far viaggiare telematicamente anche le denunce di furto? L’ostacolo non sta nella tecnologia, in cui tutte le amministrazioni si dicono all’avanguardia.

Allora resta da pensare alla cassa: se le Regioni hanno improvvisamente cominciato a interpretare in maniera restrittiva la loro autonomia sul bollo auto proprio ora che la legge statale taglia un’agevolazione, forse è per recuperare soldi da una delle loro principali fonti di finanziamento in tempo di tagli alle risorse trasferite dallo Stato. E, se il Pra non riceve ancora le denunce in via telematica, forse è perché lo Stato perderebbe l’imposta di bollo sulle relative pratiche di annotazione. Accade da sempre.

Ma l’interpretazione che si sta facendo strada ora nella questione dei veicoli ultraventennali rischia di diventare un boomerang: i cittadini sfavoriti dalle leggi regionali per altri aspetti del bollo potrebbero utilizzarla pari pari per sollevare contenziosi. A meno che non sia approvata rapidamente una riforma organica nazionale, la cui bozza sta facendo da mesi il giro degli uffici regionali. In cerca di affinamenti tecnici e, soprattutto, impulsi politici.

Potrebbe anche interessarti:

Dal 2015 bollo anche per le auto storiche
Auto d’epoca: revisione della fiscalità di vantaggio

Un Commento

  1. Italia di banditi e puttane (salvando le puttane), regioni covo di mafiosi. ACI vuole pappare sulle attività degli altri.
    Le auto come le case …..così ha detto la merkel e brux. e noi pecore ci pieghiamo porgendo vasellina e sorrisini !!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *