Diritto

L’aumento orario di un part-time di un Comune non equivale a una nuova assunzione

L'aumento orario di un part-time di un Comune non equivale a una nuova assunzione
Il semplice incremento orario del contratto di un dipendente comunale, che non comporti la trasformazione a tempo pieno, non è ascrivibile a nuova assunzione

La lettura della circolare n. 46078 datata 18/10/2010 del Dipartimento della Funzione Pubblica lasciava non poche perplessità interpretative sulla annosa questione dell’aumento orario di un dipendente part-time in un Ente locale. Al punto 5 della citata circolare si può leggere che “sono subordinate ad autorizzazioni ad assumere anche gli incrementi di part-time concernenti il personale che è stato assunto con tale tipologia di contratto. Si ricorda, infatti, che l’art. 3, comma 101, della legge 244/2008 prescrive che per il personale assunto con contratto di lavoro a tempo parziale la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno può avvenire nel rispetto delle modalità e dei limiti previsti dalle disposizione vigenti in materia di assunzioni“.

Come operare dunque nel caso in cui una amministrazione comunale decida, per esigenze operative, di incrementare le ore lavorative di un part-time da 18 a 30 ore settimanali? Ecco intervenire l’illuminante parere della Corte dei Conti Lombardia – Sezione Regionale di Controllo, parere n. 462/2012 – emesso su istanza di un Sindaco. Secondo i giudici amministrativi lombardi, il semplice incremento orario (nel caso di specie da 24 a 30 ore settimanali), che non comporti la trasformazione dell’originaria previsione contrattuale part-time a full-time, non rientra nella previsione dell’art. 3 comma 101 della legge n. 244/2007. Quindi tale operazione non è ascrivibile a nuova assunzione.

Interessante, comunque, il parere della Corte dei Conti – Sez. Sardegna – ove si precisa che fa eccezione il caso in cui l’operazione dell’Ente sottenda ad una palese elusione della legge come nel caso di un aumento orario fino a 35 ore, una in meno del full-time.

Ovviamente, rimane invariato l’assetto contabile normativo come il tetto dell’aumento dei costi del personale in misura non superiore al 40% del personale cessato in caso di enti soggetti al patto di stabilità e il rapporto spese correnti e costi del personale non superiore al 50%. Da sottolineare, in ultimo, che è stato ribadito dalle varie sezioni della Corte dei Conti la necessità di un intervento normativo in materia, stante la lacuna giuridica esistente.

Dipartimento della Funzione Pubblica – Circolare N. 46078/2010

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