Diritto

Attenzione ai pettegolezzi di vicinato: sono a rischio diffamazione

Diffamazione diffondere storie di corna apprese da «voci del vicinato»
Diffamazione diffondere storie di corna apprese da «voci del vicinato»

Il gossip è bisogno sociale ma deve avere un limite: le storie di corna apprese dalle “voci del vicinato” non vanno divulgate. La Corte di cassazione (8348) condanna un condomino che, benché uomo, era stato così pettegolo da sbandierare ai quattro venti una presunta relazione extraconiugale di una signora di cui si vociferava nel vicinato. A inchiodare l’uomo alle sue responsabilità era stata la testimonianza della cognata e del fratello della presunta adultera, che avevano affermato di aver appreso dall’imputato la scabrosa notizia.

In realtà più particolareggiata era stata la deposizione del fratello della parte lesa, che aveva fornito più dettagli grazie, spiega la Cassazione, al suo maggiore coinvolgimento nella vicenda, visto che a essere infangato era l’onore di sua sorella. Figura che, si sa, insieme alla madre non dovrebbe mai essere messa in discussione, meno che mai sotto l’aspetto della moralità. La diffamazione, avvertono i giudici, sarebbe scattata anche se la notizia dell’amante fosse stata vera, perché la tutela dell’onore è costituzionalmente protetta, come lo è il rispetto alla vita privata e familare dalla Convenzione europea dei diritti dell’Uomo.

Tuttavia la Cassazione ammette che “la riservatezza come limite alla curiosità sociale è tutta scritta in controluce” negli articoli della Carta. “La riservatezza – si legge nella sentenza – come dignità può cedere dinanzi al pubblico interesse della notizia, ma non può, in linea di principio, ammettersi che ciò avvenga oltre al soglia imposta dalla destinazione della notizia a soddisfare un bisogno sociale“. La condanna per diffamazione c’è dunque non solo quando si lede l’altrui reputazione attribuendo a qualcuno un fatto illecito perché penalmente perseguito, ma anche quando lo si accusa di tenere comportamenti che, alla luce dei canoni etici condivisi dalla generalità dei consociati, suscitino la riprovazione nella opinione comune.

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