Lavoro

Assunzioni con certificato antipedofilia: i chiarimenti del Ministero del Lavoro

Assunzioni con certificato antipedofilia: i chiarimenti del Ministero del Lavoro
Il datore di lavoro non è tenuto a richiedere il certificato penale per i dirigenti, i responsabili e i preposti e comunque quelle figure che sovraintendono all’attività svolta dall’operatore diretto, che possono avere solo un contatto occasionale con i minori

Il datore di lavoro non è tenuto a richiedere il certificato penale per i dirigenti, i responsabili e i preposti e comunque quelle figure che sovraintendono all’attività svolta dall’operatore diretto, che possono avere solo un contatto occasionale con i minori. E’ quanto chiarito dal Ministero del Lavoro con la circolare n. 9 del 11 aprile 2014 indirizzata agli Ispettori.

Campo applicativo. In adesione all’orientamento del Ministero della Giustizia, l’obbligo di richiedere il certificato penale del casellario giudiziale, spiega il Ministero del Lavoro, riguarda esclusivamente i nuovi rapporti instaurati a decorrere dal 6 aprile 2014 e non si applica a tutti i rapporti già in essere a tale data.

Inoltre, in merito alla dizione di “impiego al lavoro” il Ministero del lavoro ritiene che una corretta applicazione delle previsione non possa essere limitata alle sole tipologie di lavoro subordinato, ma che ricomprenda anche quelle forme di attività di natura autonoma che comportino un contatto continuativo con i minori fra i quali, in primo luogo, eventuali ipotesi di collaborazione a progetto, associazione in partecipazione, ecc.

Sono esclusi, quantomeno sotto il profilo sanzionatorio, i rapporti diversi da quelli di lavoro in senso stretto e cioè i rapporti di volontariato. Per le organizzazioni di volontariato l’obbligo di richiedere il certificato sussiste nei soli casi in cui le stesse, per lo svolgimento di attività volontarie organizzate, assumono la veste di datori di lavoro.

Esclusi i datori di lavoro domestico nel caso di assunzione di baby sitter o comunque di persone impiegate in attività che comportino contatti diretti e regolari con minori; ciò in quanto il Legislatore ha inteso tutelare i minori quando gli stessi sono al di fuori dell’ambito familiare, ambito nel quale il genitore “datore di lavoro” può direttamente con maggiore efficacia attuare tutte le cautele necessarie nei confronti del bambino/ragazzo.

Personale interessato. L’obbligo di richiedere il certificato penale riguarda i datori che impieghino personale per lo svolgimento di attività professionali che comportino contatti diretti e regolari con minori, comprese le agenzie di somministrazione qualora dal relativo contratto di fornitura risulti evidente l’impiego del lavoratore nelle attività in questione.

Il personale interessato è solo quello che ha un contatto non mediato e continuativo con i minori. Di conseguenza l’obbligo non riguarda i dirigenti, i responsabili e i preposti e comunque quelle figure che sovraintendono all’attività svolta dall’operatore diretto, che possono avere solo un contatto occasionale con i minori.

L’adempimento è circoscritto alle attività professionali che presuppongono un contatto necessario ed esclusivo con un platea di minori (insegnanti di scuole pubbliche e private, conducenti di scuolabus, per bambini/ragazzi, istruttori sportivi per bambini/ragazzi, ecc). Rimangono fuori quelle rivolte ad una platea di destinatari non preventivamente determinabile, in quanto rivolte ad utenza differenziata.

In allegato alla circolare è possibile visionare i modelli relativi alla richiesta del certificato penale del casellario giudiziario da parte del datore di lavoro (art 25-bis del DPR n. 313/2002) nonché all’acquisizione del consenso dell’interessato alla richiesta da parte del datore di lavoro del certificato di cui all’art. 25-bis DPR n. 313/2002.

Art. 2 D.Lgs 39/2014 - Certificato penale del casellario giudiziale richiesto dal datore di lavoro

Il certificato penale del casellario giudiziale di cui all’articolo 25 deve essere richiesto dal soggetto che intenda impiegare al lavoro una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, al fine di verificare l’esistenza di condanne per taluno dei reati di cui agli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies e 609-undecies del codice penale, ovvero l’irrogazione di sanzioni interdittive all’esercizio di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori.
Il datore di lavoro che non adempie all’obbligo di cui all’articolo 25-bis del decreto del Presidente della Repubblica 14 novembre, n. 313, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10.000,00 a euro 15.000,00.
Ministero del Lavoro – Circolare N. 9/2014

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