Diritto

Assunzione della colf da parte della ex moglie: anche l’ex marito obbligato in solido?

Assunzione della colf da parte della ex moglie: anche l’ex marito obbligato in solido?
Nella disciplina del diritto di famiglia, il principio per cui l’obbligazione assunta da un coniuge, per soddisfare bisogni familiari, non pone l’altro coniuge nella veste di debitore solidale, trova la sua eccezione nell’ipotesi in cui si possa ritenere che, per il principio dell’apparenza, il contraente che ha contrattato con uno dei due coniugi dovesse fare ragionevole affidamento che questi agisse anche in nome e per conto dell’altro coniuge

In tema di diritto di famiglia, l’obbligazione assunta da un coniuge, per soddisfare bisogni familiari, non pone l’altro coniuge nella veste di debitore solidale, non sussistendo alcuna deroga rispetto alla regola generale secondo cui il contratto non produce effetti rispetto ai terzi; tuttavia, rimane salva l’ipotesi in cui si possa ritenere che, per il principio dell’apparenza, il contraente che ha contrattato con uno dei due coniugi dovesse fare ragionevole affidamento che questi agisse anche in nome e per conto dell’altro coniuge. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 10116 del 18 maggio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine dal ricorso presentato da una collaboratrice familiare contro una coppia di coniugi presso cui aveva prestato attività lavorativa, sull’assunto di avere lavorato alle loro dipendenze per circa 10 anni, dal 1993 al 2003, rimanendo creditrice di somme dovute a vari titoli nascenti da detto rapporto.
Il marito aveva denegato alcuna propria legittimazione passiva, per essere il preteso rapporto intercorso con la moglie, poi separata nel 2003.

Il Tribunale aveva accolto la domanda della collaboratrice familiare, decisione poi confermata dalla Corte d’Appello.
In particolare, la Corte territoriale ha ritenuto l’ex marito passivamente tenuto a rispondere delle inadempiute obbligazioni scaturite dal rapporto allo stesso riferibile, ed ha anche accolto l’appello incidentale della domestica (che sosteneva operante il principio di non contestazione anche a carico di chi, come il resistente, aveva limitato le sue difese a negare la propria legittimazione).

Contro la sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’ex coniuge, in particolare sostenendo la violazione del principio della apparenza del diritto e violazione dei principi in materia di affidamento del terzo (in una vicenda nella quale il coniuge si era limitato alla sola fornitura alla moglie del denaro necessario a remunerare la collaborazione domestica, alla cui gestione egli era assolutamente estraneo).

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dall’ex marito. Sul punto, la Suprema Corte ha già affermato (ex multis Cass. n. 3471 del 2007) che nella disciplina del diritto di famiglia, introdotta dalla legge n. 151 del 1975, l’obbligazione assunta da un coniuge, per soddisfare bisogni familiari, non pone l’altro coniuge nella veste di debitore solidale, non sussistendo alcuna deroga rispetto alla regola generale secondo cui il contratto non produce effetti rispetto ai terzi; tale principio opera indipendentemente dal fatto che i coniugi si trovino in regime di comunione dei beni, essendo la circostanza rilevante solo sotto il diverso profilo dell’invocabilità da parte del creditore della garanzia dei beni della comunione o del coniuge non stipulante.

E tale principio, invocato dal resistente a sostegno della estraneità dai debiti del coniuge sol perchè somministrante la provvista di un rapporto interamente “gestito” dalla moglie, è stato chiaramente riaffermato dalla sentenza impugnata.

Nondimeno, ricorda la Suprema Corte, è stato sempre riaffermato (ed anche con riguardo al regime generale delle obbligazioni contrattuali), che rimane salva l’ipotesi in cui si possa ritenere che, per il principio dell’apparenza, il contraente che ha contrattato con uno dei due coniugi dovesse fare ragionevole affidamento che questi agisse anche in nome e per conto dell’altro coniuge.

Ebbene, sulla scorta dei principi pocanzi richiamati e di una attenta disamina dei fatti, ad avviso degli Ermellini la Corte d’Appello ha correttamente tratto la conclusione dell’incolpevole e ragionevole affidamento della lavoratrice domestica (i cui strumenti culturali non le consentivano certo di porsi problemi di ruolo del coniuge nel quadro civilistico novellato) nella reale posizione di datore di lavoro dell’ex marito, delegante alla moglie l’esecuzione dei compiti afferenti le direttive quotidiane del servizio.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso del datore di lavoro.

L’obbligazione assunta da un coniuge, per soddisfare bisogni familiari, non pone l’altro coniuge nella veste di debitore solidale, non sussistendo alcuna deroga rispetto alla regola generale secondo cui il contratto non produce effetti rispetto ai terzi; rimane salva l’ipotesi in cui si possa ritenere che, per il principio dell’apparenza, il contraente che ha contrattato con uno dei due coniugi dovesse fare ragionevole affidamento che questi agisse anche in nome e per conto dell’altro coniuge.
Corte di Cassazione – Sentenza N. 10116/2015

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