Italia

Assobirra contro la tassa sull’alcool: un sorso su due va al fisco

Il primo sorso di birra? È un piacere della vita. E del fisco. Gli industriali del settore vanno all’attacco dell’aumento dell’accisa su “bionde” e superalcolici, stabilito dal Governo per la copertura finanziaria del dl scuola. Assobirra parla di «una vera e propria tassa sulla pizzeria» che incombe sugli italiani: su 10 euro spesi per una Margherita e una birra media, 2 andranno in tasse. E il 75% si paga proprio sui 40 centiletri spillati nel bicchiere.

Con l’aumento delle accise, in crescita del 33%, il totale delle tasse versate all’erario raggiungerà il 47%. Assobirra stima un calo di consumi tra il 5 e il 6%, dopo il segno meno del primo trimestre 2013 (-6%). «Le accise sono cresciute del 114% dal 2004 ad oggi – incalza il presidente Alberto Frausini -. E non la chiamino “tassa sull’alcool”: colpisce solo due comparti che rappresentano, in totale, un terzo dei consumi di alcolici su scala nazionale».

Frausin fa l’esempio dei 2 euro di tasse su uno scontrino da 10. E sottolinea che, stappando una bottiglia da 1 euro, 40 centesimi finirebbero all’erario. Quasi un sorso su due. Il settore conta in Italia 500 aziende, dando lavoro a 4.700 dipendenti per via diretta e a circa 144mila includendo l’indotto. «Alla fine, questa tassa colpirà 35 milioni di connazionali che bevono birra – sottolinea Frausin -. Significherà spendere ancora di più per una serata in pizzeria, uno dei pochi piaceri che possono permettersi».

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