Diritto

Assegno divorzile: in tempo di crisi anche il precariato rileva

In tempo di crisi anche il lavoro precario costituisce un miglioramento della condizione economica, se in precedenza l’ex coniuge era disoccupata
In tempo di crisi anche il lavoro precario costituisce un miglioramento della condizione economica, se in precedenza l’ex coniuge era disoccupata

In tempo di crisi anche il lavoro precario costituisce un miglioramento della condizione economica, se in precedenza l’ex coniuge era disoccupato.

Su tale presupposto, la Cassazione, con ordinanza n. 9765/2013 depositata il 23 aprile 2013, ha rigettato il ricorso dell’ex moglie volto ad ottenere una elevazione dell’assegno di divorzio a carico dell’ex marito.

Se da un lato infatti, erano peggiorate le condizioni di salute della donna, dall’altro non potevano dirsi migliorate quelle economiche dell’uomo rispetto all’epoca della sentenza di divorzio. Anzi: era l’ex moglie ad aver accresciuto la propria posizione reddituale, considerando che, rispetto al passato in cui era totalmente disoccupata, aveva successivamente reperito un’attività lavorativa che, seppur precaria, costituiva un miglioramento della condizione economica precedente.

E’ noto che la determinazione dell’assegno di divorzio è modificabile laddove sussistano i presupposti indicati dall’art. 9 l. div., il quale afferma, al 1° comma, che «qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia la scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale […] può, si istanza di parte, disporre la revisione delle disposizioni […] relative alla misura e alle modalità dei contributi da corrispondere ai sensi degli articoli 5 e 6».

Presupposti della revisione sono quindi, oltre ai giustificati motivi, la loro sopravvenienza rispetto alla sentenza di divorzio.

“Sopravvenienza” significa che tutti gli eventi antecedenti non legittimano un provvedimento di revisione delle condizioni del divorzio.

Fondamento logico della norma è ravvisabile nel principio secondo cui il giudicato copre il dedotto ed il deducibile: da ciò deriva che, come sostenuto dalla miglior dottrina, la decisione giudiziale non può essere messa in discussione attraverso la deduzione in un secondo giudizio di questioni rilevanti ai fini dell’oggetto del primo giudicato e che sono state proposte (dedotto) o si sarebbero potute proporre (deducibile) nel corso del primo giudizio. E neppure in base alla circostanza che la parte contro cui la decisione opera è venuta a conoscenza del fatto successivamente al passaggio in giudicato della sentenza.

Ciò vale anche in tema di separazione e divorzio: non si può procedere a una nuova valutazione della situazione economica delle parti già esistente al momento della sentenza di divorzio, ma si può rivedere tale situazione se si sono verificati dei cambiamenti. In altre parole, il giudizio di revisione non pone in discussione il passaggio in giudicato della sentenza di divorzio, ma è giustificato esclusivamente in base al mutamento della situazione di fatto successivamente verificatosi.

Ai fini della revisione dell’assegno di divorzio, occorre, oltre alla sopravvenienza rispetto alla sentenza di divorzio, anche che si siano verificati «giustificati motivi».

Ad esempio, è possibile un aumento dell’assegno in ragione del deteriorarsi delle condizioni economiche del beneficiario o dell’aumento delle sue necessità, oppure una diminuzione in caso di miglioramento delle condizioni del beneficiario o in un peggioramento di quelle dell’onerato.

Non ogni miglioramento delle condizioni dell’onerato giustifica peraltro un aumento dell’assegno, ma solo quello che sia sviluppo normale e prevedibile di quanto svolto durante il matrimonio.

Nel valutare il miglioramento delle condizioni reddituali del beneficiario al fine di escludere il diritto all’assegno o decidere una diminuzione del relativo importo, in tema di divorzio non si può prescindere dalla natura assistenziale di quest’ultimo. In altri termini  occorre accertare preventivamente se i motivi sopravvenuti siano tali da giustificare un provvedimento di revisione e, successivamente, se il beneficiario dell’assegno abbia acquistato per effetto del miglioramento della situazione economica, la disponibilità di mezzi adeguati, vale a dire di mezzi idonei a permettere un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, a prescindere dal contributo aggiuntivo costituito dall’assegno divorzile.

Corte di Cassazione – Ordinanza N. 9765/2013

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