Diritto

Assegno all’ex senza lavoro

Assegno all'ex senza lavoro
Se uno dei coniugi non trova lavoro e non può assicurarsi un tenore di vita analogo a quello avuto durante il matrimonio, l’ex dovrà versargli l’assegno di divorzio

Se uno dei coniugi non trova lavoro e non può assicurarsi un tenore di vita analogo a quello avuto durante il matrimonio, l’ex dovrà versargli l’assegno di divorzio. E anche se le opportunità di lavoro vengono precluse al coniuge senza reddito dai suoi precedenti penali, l’oggettivo stato di bisogno determina comunque la possibilità di richiedere il versamento dell’assegno da parte del consorte da cui ha divorziato. Inoltre, nella quantificazione dell’assegno occorre tenere conto non solo delle condizioni economiche del richiedente, ma anche di quelle dell’obbligato. Sono i principi fissati dalla Cassazione con le sentenze n. 16597 e n. 16598 dello scorso 3 luglio.

Nel caso relativo alla prima pronuncia, la Corte d’appello aveva imposto all’ex marito di versare un assegno mensile di 500 euro alla ex moglie. I giudici d’appello avevano infatti rilevato che l’uomo era un noto e affermato professionista mentre l’ex coniuge era priva di stabile occupazione. L’uomo aveva allora fatto ricorso in Cassazione, sostenendo, fra l’altro, che la sentenza di merito non aveva tenuto conto della responsabilità dell’ex moglie nel fallimento dell’unione e non aveva considerato la sua pregressa condotta che l’aveva portata a patire condanne penali per reati contro il patrimonio, dopo le quali non era più riuscita a trovare lavoro.
La Suprema corte respinge però il ricorso, evidenziando, intanto, che l’assegno divorzile ha natura assistenziale, dal momento che l’articolo 5, comma 6, legge n. 898/70 individua, quale presupposto per il suo riconoscimento, l’inadeguatezza dei mezzi a disposizione del richiedente e l’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive. E proprio perché queste cause devono essere «oggettive», in vista dell’attribuzione dell’assegno non occorre un’indagine in ordine all’imputabilità delle circostanze che hanno condotto uno dei coniugi allo stato di ristrettezze economiche, ma basta – prosegue la Corte – che il giudice valuti se il richiedente ha l’attuale capacità «di procurarsi ulteriori risorse, al fine di stabilire se l’inadeguatezza dei mezzi di cui dispone sia dovuta a una sua colpevole inerzia». La Cassazione osserva che i giudici d’appello avevano dato atto delle difficoltà dell’ex moglie del ricorrente di inserirsi nel mercato del lavoro soprattutto a causa dei suoi precedenti penali. Ma questi – secondo i giudici di legittimità – non vanno considerati come elementi di valutazione della condotta pregressa; vanno invece acquisiti «nella loro oggettiva portata di circostanze ostative al pieno dispiegamento della sua capacità lavorativa». E riconosciuto il diritto all’assegno, questo – ricorda la Cassazione – va commisurato tenendo conto anche delle condizioni economiche delle parti.

Nel caso deciso con la sentenza n. 16598/2013, i giudici di merito avevano preso in esame le condizioni economiche di una donna che, al momento del divorzio, non svolgeva più la sua consueta attività di bracciante agricola a causa di documentate patologie e beneficiava di una modesta pensione Inps di natura assistenziale. La Corte d’appello aveva imposto un assegno divorzile in capo all’ex marito, evidenziando che il rateo mensile di pensione era appena sufficiente a coprire gli oneri derivante dalle utenze dell’abitazione della donna. Ma la Cassazione annulla con rinvio questa pronuncia perché non aveva accertato la situazione economica attuale e pregressa dell’ex marito; né aveva verificato quali fossero le risorse reddituali e patrimoniali di cui godeva il nucleo familiare prima della sua dissoluzione; e aveva omesso così anche l’essenziale indagine sulle risorse con le quali l’ex marito avrebbe dovuto fare fronte all’assegno divorzile.

Tags

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close