Fisco

Arriva il nuovo redditometro. Casa, auto, conti correnti, spese quotidiane: le 10 mosse per difendersi dai controlli del Fisco

Il nuovo redditometro si prepara a partire. Con la definizione delle liste selettive dei contribuenti da controllare entra nel vivo la versione 2.0 dello strumento di accertamento
Il nuovo redditometro si prepara a partire. Con la definizione delle liste selettive dei contribuenti da controllare entra nel vivo la versione 2.0 dello strumento di accertamento

Il nuovo redditometro si prepara a partire. Con la definizione delle liste selettive dei contribuenti da controllare entra nel vivo la versione 2.0 dello strumento di accertamento. Nel mirino ci saranno i grandi scostamenti tra le spese effettuate nel corso dell’anno e i redditi dichiarati al fisco. Con i chiarimenti in arrivo dell’Agenzia delle Entrate si chiuderà anche il cerchio sui punti più discussi come il peso degli investimenti e le medie Istat che dovrebbero entrare in gioco solo nella fase di confronto tra l’Agenzia delle Entrate e il contribuente già scelto per le verifiche. Dalla casa all’auto, passando anche per i conti correnti proviamo a vedere come difendersi dai controlli del fisco.

La casa data al figlio. Il redditometro (sia vecchio che nuovo) non «guarda» alla proprietà ma alla disponibilità di un bene. Che cosa vuol dire? Il contribuente può essere il proprietario ma non avere a disposizione quel bene perché lo ha concesso ad altri. Un esempio? Il padre che dà in comodato al figlio un immobile o l’auto. In questi casi, bisogna recuperare tutta la documentazione utile a dimostrare che è un altro soggetto a disporre del bene e che questo soggetto ha un reddito fuori dal nucleo familiare. Un altro esempio può essere il furto di un’auto o di un altro veicolo: l’Anagrafe tributaria può non essere aggiornata in questo senso e il fisco, di conseguenza, continua a ritenere che quel bene rientri ancora nella disponibilità del contribuente.

Spesa al supermercato e altre spese ordinarie. Il redditometro si fonda sulla capacità di spesa di un contribuente: tanto spendi, tanto reddito hai. La nuova versione dello strumento, a differenza del passato, considera le spese ordinarie, come quelle effettuate normalmente al supermercato, sulla base di quanto risulta nell’Anagrafe tributaria e/o di quanto statisticamente attribuibile alla situazione familiare del contribuente in base alle medie Istat. Anche se queste ultime non entreranno in gioco nella selezione dei contribuenti da accertare ma successivamente, come è emerso dalle prime anticipazioni relative alla circolare in arrivo sul redditometro. La conservazione di scontrini e ricevute dei beni di largo consumo (abbigliamento, alimentari, detersivi, ecc) è dispendiosa e complessa ma oltre al dato pratico può rivelarsi anche poco utile perché l’ufficio del fisco potrebbe sempre obbiettare che siano stati prodotti documenti relativi a minori spese di quante realmente sostenute. Diverso il caso per altre tipologie di costi, come le rette scolastiche, le vacanze o l’acquisto di mobili, per le quali la conservazione della documentazione potrebbe rideterminare la pretesa. Va ricordato che l’introduzione dello spesometro consente all’amministrazione finanziaria di avere già nell’Anagrafe tributaria tutte le informazioni sugli acquisti superiori a 3.600 euro.

La potenza dell’auto. Sia il questionario inviato ai contribuenti selezionati per i controlli che l’eventuale accertamento sono tarati sulle caratteristiche dei beni così come risultano dall’Anagrafe tributaria. Un’efficace strategia difensiva può iniziare da un riscontro sull’esattezza dei dati in quanto, per esempio, la potenza di un’automobile influisce sul risultato finale del reddito ricostruito. Massima attenzione, quindi, a verificare la potenza degli automezzi o l’anno di immatricolazione indicati nel questionario o nell’accertamento ma anche, per quanto riguarda altre tipologie di beni conosciuti al fisco, le dimensioni degli immobili o ai mesi indicati per il possesso.

I conti correnti. Movimenti di denaro sul conto corrente molto superiori al reddito dichiarato potrebbero far scattare il campanello di allarme per l’amministrazione finanziaria. Così come un elevato numero di accessi alle cassette di sicurezza. Da ottobre 2013 l’Agenzia delle Entrate conoscerà molti dettagli in più sulle movimentazioni bancarie di ciascun contribuente, grazie alla nuova comunicazione che istituti di credito e intermediari finanziari dovranno inviare. La nuova comunicazione inizierà dalle informazioni relative al 2011 (quindi il nuovo redditometro non potrà contarne per gli anni 2009 e 2010) e i dati saranno la base per creare delle liste selettive di contribuenti per i quali emergono incoerenze da sottoporre poi a controllo. A prescindere da questo, aver effettuato pagamenti o aver ricevuto versamenti in modo tracciato e aver conservato copia degli estratti conto può aiutare la strategia difensiva nel ricostruire la posizione reddituale davanti al fisco. Può rivelarsi una carta vincente il fatto che il contribuente sia in grado di fornire una giustificazione adeguata e convincente agli uffici anche per movimenti apparentemente non molto rilevanti.

I prestiti o le donazioni da familiari. Per il redditometro conta la disponibilità di denaro. Riuscire a dimostrare che sono arrivati prestiti o donazioni da familiari o amici può conseguire a spiegare un tenore di vita superiore rispetto ai redditi dichiarati. Lo stesso discorso vale anche per singoli pagamenti effettuati da altri a favore del contribuente. Un esempio? Il canone di locazione pagato direttamente dal padre per il figlio. La dimostrazione attraverso il bonifico bancario eseguito dal genitore potrà portare il fisco a escludere la spesa del canone nella ricostruzione del reddito. In quest’ottica, incidono anche i fidi bancari che rappresentano una concreta disponibilità di denaro a prescindere dal reddito dell’anno.

I soldi per acquistare la casa. Attenzione a quando si chiama in causa una donazione o un prestito per giustificare le maggiori disponibilità rispetto al reddito. Si rischia, infatti, di coinvolgere chi ha prestato o donato le somme: quest’ultimo potrebbe essere chiamato a rispondere della provenienza del denaro. Si pensi per esempio all’acquisto di una casa da parte di un ragazzo con poche disponibilità reddituali. La dichiarazione in contraddittorio che il denaro utilizzato è stato donato dal padre potrebbe poi obbligare il genitore a dimostrare la propria capacità reddituale. Di fatto, dunque, l’accertamento rischierebbe addirittura spostare dal figlio al padre. È necessaria, quindi, comunque prudenza in questi casi e fare in modo che le dichiarazioni sul prestito o sulla donazione siano supportate da documentazione per non arrecare un danno al soggetto coinvolto.

I titoli di Stato e le vincite a giochi o lotterie. Ci sono redditi che non vanno dichiarati in Unico o nel 730. È il caso di redditi esenti o tassati alla fonte come gli interessi sui titoli di Stato o sulle obbligazioni, i redditi da locazione di immobili tassati con la cedolare secca, le vincite a giochi e lotterie. Un’adeguata dimostrazione (il biglietto per una vincita, l’accredito degli interessi sui titoli di Stato) può consentire di spiegare l’eccessiva differenza tra il reddito indicato in dichiarazione e quello ricostruito dall’Agenzia delle Entrate con il redditometro. È necessario quindi conservare tutte le prove se si hanno molti redditi esenti o tassati alla fonte o per importi molto cospicui che possono aver consentito spese più alte rispetto ad altri anni.

I beni utilizzati per lo studio o l’impresa. I beni e servizi acquistati per l’attività d’impresa o lo studio professionale, come tanto per fare qualche esempio auto ma anche strumenti di telefonia o informatici, non rientrano nel conteggio del redditometro. Tenere distinti acquisti per la vita privata e quelli per l’attività può essere una forma di prevenzione utile. Così in sede difensiva la fattura, l’addebito su conto corrente intestato allo studio o all’impresa ma anche l’ammortamento del bene in bilancio possono supportare l’utilizzo esclusivo nell’attività di impresa o professionali. Mentre i beni utilizzati in parte tra impresa o studio e in parte a fini privati – secondo quanto già precisato dall’Agenzia delle Entrate (circolare n. 1/E/2013) – rientrano nel redditometro per la parte di spesa che non è fiscalmente deducibile. In questo caso, un’arma di difesa potrebbe essere quella di dimostrare che la spesa per l’acquisto è transitata sui conti correnti dell’attività professionale o d’impresa.

Il peso degli investimenti. Va verificata la correttezza dell’importo riportato nell’avviso di accertamento relativo alle spese di investimento, come l’acquisto di immobili, auto, titoli di Stato, ma anche gioielli e beni d’antiquariato. Per ridurre il peso del valore calcolato dal fisco, la difesa è chiamata a reperire le prove che attestano i finanziamenti o i mutui ottenuti, anche da soggetti privati. Si pensi, per esempio, al padre o parente che presti del denaro per acquistare l’auto o la casa. Gli incrementi patrimoniali vanno considerati al netto delle vendite di altre proprietà (disinvestimenti) avvenute nell’anno e nei quattro precedenti. Se ci fossero stati disinvestimenti e l’ufficio non avesse tenuto conto, sarà opportuno raccogliere e portare in contraddittorio tutti gli attestati. Naturalmente anche un’eredità ricevuta purché documentata o documentabile può spiegare un investimento effettuato.

La convivenza con il vecchio redditometro. Il nuovo redditometro si applica per verificare i redditi dall’anno d’imposta 2009. Quindi nella fase iniziale «convivrà» con il vecchio, che viene utilizzato ancora per i controlli sugli anni precedenti ancora accertabili. L’Agenzia delle Entrate ha già chiarito che non ammetterà come strategia difensiva la richiesta di utilizzare il nuovo redditometro come strumento più favorevole al contribuente per gli accertamenti riferiti al passato. Tuttavia molti strumenti difensivi dalla tracciabilità alla documentazione di spese sostenute con redditi derivanti da donazioni o prestiti restano validi in entrambe le versioni dello strumento.

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