Lavoro

Apprendistato: tutele assicurative e previdenziali

Gli apprendisti hanno diritto alle seguenti forme assicurative IVS, malattia, maternità, infortuni (INAIL), trattamenti di famiglia (CUAF) e ASpI. Sono esclusi, invece, dalla Cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, ma beneficiano del trattamento di CIG in deroga
Gli apprendisti hanno diritto alle seguenti forme assicurative IVS, malattia, maternità, infortuni (INAIL), trattamenti di famiglia (CUAF) e ASpI. Sono esclusi, invece, dalla Cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, ma beneficiano del trattamento di CIG in deroga

Le tutele assicurative-previdenziali degli apprendisti sono state via via ampliate negli anni scorsi per estendere anche a tale categoria di lavoratori gli Istituti previdenziali già operanti per i lavoratori non agevolati. Abbiamo quindi assistito all’estensione agli apprendisti dell’indennità economica di malattia a decorrere dal 1.1.2007 e dell’Assicurazione Sociale per l’Impiego (ASpI) a decorrere dal 1.1.2013.

Nel contempo il legislatore si è preoccupato di favorire la stipula di contratti di apprendistato, quale strumento formativo per agevolare l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani, prevedendo un regime contributivo ridotto rispetto alla generalità dei lavoratori.

Sempre nel 2007, infatti, è stata stabilita la trasformazione della contribuzione dovuta da misura fissa settimanale a contributo a percentuale in misura inferiore a quella prevista per gli altri dipendenti, con un regime di ulteriore favore di aliquote ridotte per le aziende fino a 9 dipendenti. Per questi ultimi, infine, nel 2012 è stato introdotto uno sgravio totale per l’assunzione di apprendisti per una durata di tre anni dall’assunzione.

Ma andiamo con ordine e vediamo quale è attualmente il regime previdenziale per gli apprendisti e come la qualifica di apprendista ha effetti anche su altri Istituti previdenziali.

TUTELA PREVIDENZIALE ED ASSISTENZIALE

Per i lavoratori apprendisti, la tutela previdenziale si estende alle seguenti forme assicurative:

  • IVS;
  • Malattia;
  • Maternità;
  • Infortuni (INAIL);
  • Trattamenti di famiglia (CUAF);
  • ASpI.

Spetta inoltre il congedo matrimoniale. Restano esclusi la Cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria mentre beneficiano del trattamento di CIG in deroga.

CONTRIBUZIONE DOVUTA

A decorrere dal 1.1.2007, il comma 773 della Legge n. 296/2006 ha modificato il regime contributivo per i lavoratori apprendisti prevedendo la sostituzione del contributo fisso settimanale con un contributo a percentuale pari al 10%.

Per i datori di lavoro che occupano un numero di addetti pari o inferiore a nove, l’aliquota del 10%, interamente a carico del datore di lavoro, è ridotta, sulla base della durata del contratto, di 8,5 punti percentuali per i primi 12 mesi di durata del contratto (diventando quindi pari a 1,5%) e di 7 punti percentuali per i mesi dal 13° al 24° (diventando pari al 3%), a decorrere dai periodi successivi al 24° mese l’aliquota è pari al 10%. Inoltre, per le assunzioni effettuate tra il 1.1.2012 e il 31.12.2016, per i datori di lavoro fino a 9 dipendenti è previsto lo sgravio del 100% dei contributi a loro carico per la durata di un triennio.

L’estensione della tutela contro la disoccupazione (ASpI) ai lavoratori apprendisti, a decorrere dal 1 gennaio 2013, si accompagna all’obbligo di finanziamento della prestazione. L’art. 2 comma 25 della legge n. 92/2012, ha previsto infatti che anche per gli apprendisti è dovuto il contributo di finanziamento dell’ASpI pari al 1,31%, a carico dei datori di lavoro, cui si aggiunge il contributo dello 0,30% previsto dall’art. 25 legge n. 845/1978, destinato al finanziamento dei Fondi interprofessionali, portando l’aliquota complessiva al 1,61%.

Su questa aliquota di finanziamento, non ha effetto lo sgravio del 100% dei contributi per i datori di lavoro fino a 9 dipendenti, previsto dall’art. 22, comma 1 della legge 12.11.2011, n. 183, pertanto il contributo del 1,61% è sempre dovuto in misura intera, anche per i datori di lavoro fino a 9 dipendenti.

L’aliquota contributiva ASpI per gli apprendisti non ha effetto sulle disposizioni agevolative che rimandano, per l’identificazione dell’aliquota applicabile, alla contribuzione nella misura prevista per gli apprendisti (art. 2 comma 37 legge 28.6.2012, n. 92). Pertanto, per tali assunzioni, il contributo ridotto, a carico del datore di lavoro, resta fissato nella misura del 10% a prescindere dal limite dimensionale del datore di lavoro.

All’aliquota a carico del datore di lavoro, si aggiunge la quota dovuta dall’apprendista che, per effetto dell’aumento dello 0,30% della contribuzione a carico dei lavoratori dipendenti disposto dal comma 769 della Legge n. 296/2006, dal 1.1.2007, si attesta nella misura del 5,84%.

In sintesi, le misure ridotte della contribuzione a carico del datore di lavoro (3,11%, 4,61% o 1,61% in caso di esonero totale):

  • trovano applicazione con esclusivo riferimento ai rapporti di apprendistato e non alle altre tipologie di assunzioni agevolate per le quali la contribuzione è dovuta nella medesima misura prevista per gli apprendisti;
  • sono collegate per espressa previsione legislativa alla consistenza aziendale, come sopra specificata, e al periodo di vigenza del contratto di lavoro;
  • sono mantenute anche se, nel corso dello svolgimento dei singoli rapporti di apprendistato, si verifichi il superamento del previsto limite delle nove unità.

SGRAVIO CONTRIBUTIVO PER GLI APPRENDISTI NELLE AZIENDE FINO A 9 DIPENDENTI

I datori di lavoro fino a 9 dipendenti che assumono lavoratori con contratto di apprendistato dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2016, godono per tre anni di una riduzione contributiva pari al 100% dei contributi a proprio carico; resta ferma la misura dei contributi a carico del lavoratore e, dal 1.1.2013, il contributo ASpI del 1,61%. Per gli ulteriori mesi di durata del contratto, successivi ai primi 36 mesi scontati, la misura dei contributi è quella già prevista: 10% a carico del datore di lavoro più 5,84% a carico del lavoratore per un totale di 15,84%, cui si aggiunge dal 1.1.2013 il contributo ASpI 1,61%.

Il beneficio ha una durata massima di 3 anni, pertanto se la durata del contratto di apprendistato è superiore, ad esempio 5 anni, per i primi tre anni viene riconosciuto lo sgravio totale dei contributi a loro carico (tranne il contributo ASpI), per i successivi due continua ad essere dovuto il contributo del 11,61% a carico del datore di lavoro. In tutti i casi, qualunque sia la durata del rapporto di apprendistato, il lavoratore paga per intero la propria quota, fissata nel 5,84%. Il limite del 2016 rappresenta la data finale entro la quale stipulare i contratti che possono beneficiare dello sgravio triennale, anche se il triennio agevolato si colloca parzialmente oltre il 31.12.2016.

I datori di lavoro non possono godere dell’agevolazione per gli apprendisti che hanno già in forza al 31.12.2011, anche se la durata del rapporto di lavoro si protrae oltre tale data. Ci troviamo quindi in presenza di un doppio binario per il calcolo dei contributi a carico del datore di lavoro, dovuti per gli apprendisti:

  • quelli assunti entro il 31.12.2011 mantengono il vecchio regime (3,11% per il primo anno, 4,61% per il secondo anno e 11,61% per i periodi successivi);
  • quelli assunti dal 1.1.2012 godono invece di un costo contributivo a carico del datore di lavoro più ridotto (1,61% per i primi tre anni e 11,61% per i periodi successivi).

LIMITI ALL’APPLICAZIONE DELL’INCENTIVO E AIUTI “DE MINIMIS”

Lo sgravio per le assunzioni effettuate dal 1.1.2012 al 31.12.2016 per i datori di lavoro fino a 9 dipendenti, viene concesso in conformità alla disciplina comunitaria degli aiuti “de minimis”, di cui al Regolamento CE n. 1998/2006. La disposizione comunitaria, prevede, in estrema sintesi, che gli aiuti di stato concessi entro un determinato limite non sono idonei a falsare la concorrenza tra le imprese operanti negli Stati membri (aiuti “de minimis”). L’importo complessivo degli aiuti “de minimis” concessi ad una medesima impresa non deve superare i 200.000 euro nell’arco di tre esercizi finanziari. Per il settore del trasporto su strada l’importo “de minimis” non deve superare i 100.000 euro, sempre nell’arco di tre esercizi finanziari. Tali importi si pongono, quindi, come limite all’applicazione dello sgravio in esame.

Nell’ambito del settore della produzione dei prodotti agricoli (Regolamento CE n. 1535/2007) l’importo concedibile di aiuti “de minimis” è, invece, di 7.500 euro nell’arco di tre esercizi finanziari. In considerazione dei carichi contributivi attuali, ciò comporta che, nel settore agricolo, l’agevolazione in esame potrà essere consentita esclusivamente per l’assunzione di un solo apprendista.

Per l’accesso allo sgravio contributivo di cui trattasi, le imprese devono presentare all’INPS apposita dichiarazione sugli aiuti “de minimis”, mediante autocertificazione allegata alla circolare INPS n. 128/2012.

Tale dichiarazione dovrà attestare che, nell’anno di stipula del contratto di apprendistato e nei due esercizi finanziari precedenti, non siano percepiti aiuti nazionali, regionali o locali eccedenti i limiti complessivi degli aiuti “de minimis”. La dichiarazione dovrà inoltre contenere la quantificazione degli incentivi “de minimis” già fruiti nel triennio alla data della richiesta.

L’importo totale dell’agevolazione non deve superare i limiti massimi predetti su un periodo di tre anni.

Il triennio è mobile, nel senso che, in caso di stipulazione di ulteriori contratti di apprendistato successivi a quello per il quale è stata presentata la dichiarazione e si è quindi fruito dell’agevolazione, l’importo dello sgravio ulteriormente fruibile deve essere ricalcolato e deve essere individuato di volta in volta considerando tutti gli aiuti concessi nel periodo, con la conseguente presentazione di una nuova dichiarazione “de minimis”.

Per la corretta fruizione dell’agevolazione, occorre:

  • determinare il triennio di riferimento rispetto alla data di stipula del contratto di apprendistato agevolato;
  • calcolare il limite sommando tutti gli importi di aiuti “de minimis”, di qualsiasi tipologia, ottenuti dal soggetto nel triennio individuato, inclusa l’agevolazione da attribuire.

Per le agenzie di somministrazione, i limiti sull’utilizzo degli aiuti “de minimis” si intendono riferiti al soggetto utilizzatore, cui spetta, quindi, l’onere della dichiarazione.

I datori di lavoro fino a 9 dipendenti, per il riconoscimento dello sgravio devono presentare la dichiarazione “de minimis” esclusivamente mediante il cassetto previdenziale aziende.

CRITERI PER IL CALCOLO DEI DIPENDENTI

Nel calcolo dei dipendenti devono essere ricompresi i lavoratori di qualunque qualifica. Occorre tenere conto anche degli assenti, ancorché non siano retribuiti (es. per servizio militare, e/o gravidanza). E’ possibile escludere dal computo il lavoratore assente solamente se, in sua sostituzione, é stato assunto un altro lavoratore; ovviamente in tal caso sarà computato quest’ultimo. Vanno invece sempre esclusi gli apprendisti, i lavoratori assunti con contratto di inserimento/reinserimento ex D.Lgs. n. 276/2003 e i lavoratori assunti con contratto di reinserimento ex art. 20 della Legge n. 223/1991.

dipendenti part-time si computano (sommando i singoli orari individuali) in proporzione all’orario svolto in rapporto al tempo pieno, con arrotondamento all’unità della frazione di orario superiore alla metà di quello normale (articolo 6, D.Lgs n. 61/2000, e successive modificazioni). I lavoratori intermittenti ex D.Lgs n. 276/2003 e successive modificazioni, vanno considerati in base alla rispettiva normativa di riferimento. Per la determinazione della media annua, i dipendenti a tempo determinato, con periodi inferiori all’anno, e gli stagionali devono essere valutati in base alla percentuale di attività svolta.

Si ricorda che il requisito occupazionale deve essere determinato tenendo conto della struttura aziendale complessivamente considerata. Il momento da prendere in considerazione per la determinazione del requisito occupazionale (fino a 9 addetti), è quello di costituzione dei singoli rapporti di apprendistato, pertanto il beneficio permane anche se nelle more della fruizione del beneficio il numero degli addetti dovesse superare le 9 unità.

Per le imprese di somministrazione di lavoro, ai fini della determinazione del requisito occupazionale occorrerà far riferimento al numero dei dipendenti dell’azienda utilizzatrice.

APPRENDISTI ASSUNTI DALLE LISTE DI MOBILITA’

Dal beneficio dello sgravio totale sono esclusi i lavoratori assunti come apprendisti iscritti nelle liste di mobilità che possono essere assunti con contratto di apprendistato finalizzato alla loro qualificazione o riqualificazione professionale. Per essi infatti non trova applicazione il regime contributivo agevolato previsto per i lavoratori apprendisti ma quello previsto dagli articoli 25 comma 9 della legge n. 223/1991: versamento dei contributi pari al 15,84% (10% + 5,84% a carico del dipendente) e art. 8 comma 4 della medesima legge se al lavoratore spetta l’indennità di mobilità (50% dell’indennità di mobilità spettante al lavoratore per i mesi residui non percepiti).

Tuttavia, qualora il lavoratore iscritto nelle liste di mobilità abbia i requisiti previsti da una delle tre tipologie di apprendistato, di norma si applicherà la normale disciplina e il relativo regime contributivo; si applicherà invece il regime contributivo della legge n. 223/1991 se il datore di lavoro e il lavoratore abbiano espressamente rinunciato alla clausola di recesso al termine del periodo di formazione (Circolare n. 128/2012).

Al termine del periodo agevolato previsto dalla norma, mentre il carico contributivo del lavoratore rimane pari al 5,84% per tutta la durata del contratto di apprendistato, la contribuzione datoriale è, invece, dovuta in misura piena (Messaggio 22.7.2013, n. 11761). Riguardo alla portata di tale disposizione, l’INPS ha evidenziato che la contribuzione datoriale è quella ordinariamente prevista per le forme assicurative applicabili all’apprendista (IVS, Cuaf, Malattia, Maternità e ASpI) in relazione al settore di classificazione (Industria – Artigianato – Agricoltura – Credito/Assicurazioni – Commercio/Terziario) e alle caratteristiche aziendali, con applicazione delle eventuali riduzioni di legge (es. Cuaf). Inoltre, per detti lavoratori continueranno a operare le misure compensative in favore della Previdenza complementare e/o del Fondo di Tesoreria.

Riguardo ai lavoratori in oggetto, l’INPS con la circolare n. 150 del 25.10.2013 ha richiamato l’attenzione sulla circostanza che la mancata proroga al 2013 della possibilità di iscrizione in deroga dei lavoratori nelle liste di mobilità, ai sensi della legge 19.7.1993, n. 236 incide anche sulla disciplina del rapporto di apprendistato per lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, pertanto ha demandato al Ministero del Lavoro chiarimenti in merito all’individuazione della disciplina applicabile.

MANTENIMENTO IN SERVIZIO DEGLI APPRENDISTI AL TERMINE DEL PERIODO FORMATIVO

Il datore di lavoro che mantiene in servizio il lavoratore apprendista al termine del periodo di formazione, può continuare a beneficiare del versamento dei contributi ridotti ancora per 12 mesi. Anche il contributo a percentuale a carico del dipendente per tutti i 12 mesi continua ad essere quello previsto per gli apprendisti (art. 7 comma 9 D.Lgs n. 67/2011). Anche in caso di trasformazione anticipata del rapporto il datore di lavoro ha diritto a fruire dei benefici contributivi per l’anno successivo alla trasformazione (Ministero del Lavoro, Circolare n. 27/2008). Il beneficio non spetta per gli apprendisti assunti dalle liste di mobilità.

Tabella Aliquote Contributive Apprendistato

Potrebbe anche interessarti:

Apprendistato: ecco gli incentivi economici e normativi
Apprendistato: il sistema sanzionatorio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *