Lavoro

Apprendistato: il sistema sanzionatorio

Il T.U. dell’apprendistato prevede sanzioni amministrative per violazioni inerenti il mancato rispetto di disposizioni contrattuali collettive attuative di alcuni principi generali e, cosa più importante, sanziona l’inadempimento della formazione di cui sia esclusivamente responsabile il datore di lavoro e tale da impedire il raggiungimento dell’obiettivo formativo con il disconoscimento del rapporto di apprendistato
Il T.U. dell’apprendistato prevede sanzioni amministrative per violazioni inerenti il mancato rispetto di disposizioni contrattuali collettive attuative di alcuni principi generali e, cosa più importante, sanziona l’inadempimento della formazione di cui sia esclusivamente responsabile il datore di lavoro e tale da impedire il raggiungimento dell’obiettivo formativo con il disconoscimento del rapporto di apprendistato

Il T.U. dell’apprendistato prevede sanzioni amministrative per violazioni inerenti il mancato rispetto di disposizioni contrattuali collettive attuative di alcuni principi generali e, cosa più importante, sanziona l’inadempimento della formazione di cui sia esclusivamente responsabile il datore di lavoro e tale da impedire il raggiungimento dell’obiettivo formativo con il disconoscimento del rapporto di apprendistato.

La disciplina sanzionatoria per l’apprendistato è stabilita dall’art. 7 del D.Lgs. n. 167/2011.

In particolare la norma prevede che la violazione delle disposizioni contrattuali collettive attuative dei principi generali inerenti:

  • l’obbligo di forma scritta del contratto, del patto di prova e del piano formativo individuale (che si ricorda può essere definito entro 30 giorni dalla stipula del contratto);
  • il divieto di retribuzione a cottimo;
  • la possibilità di sottoinquadrare il lavoratore di 2 livelli o in alternativa di stabilire la retribuzione dell’apprendista in misura percentuale e in modo graduale alla anzianità di servizio;
  • l’obbligo di presenza del tutor o referente aziendale;

è punita con la sanzione amministrativa che va da euro 100 ad euro 600 mentre, in caso di recidiva la sanzione varia da euro 300 ad euro 1.500.

Alle suddette sanzioni è applicabile l’istituto della diffida obbligatoria per cui in caso di adempimento del datore di lavoro a seguito di diffida, lo stesso sarà ammesso al pagamento della sanzione fissata in misura minima.

In merito a quanto sopra è d’obbligo evidenziare che, con riferimento all’obbligo di forma scritta del contratto, la previsione di una sanzione amministrativa per la relativa violazione dimostra che la stessa è richiesta ad probationem e non più ad substantiam.

Ma la più pesante delle sanzioni per l’apprendistato è quella relativa all’inadempimento della formazione di cui sia esclusivamente responsabile il datore di lavoro e tale da impedire il raggiungimento dell’obiettivo formativo.

In tal caso, ai sensi del comma 1, art. 7, D.Lgs. n. 167/2011, il datore di lavoro è tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100%, con esclusione di qualsiasi altra sanzione per omessa contribuzione.

Con la circolare n. 5/2013 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha chiarito che in caso di applicazione della sanzione di cui al citato art. 7, comma 1, T.U. dell’apprendistato, il personale ispettivo, oltre ad effettuare le relative comunicazioni all’Istituto, è tenuto ad adottare le sanzioni amministrative legate al “disconoscimento” del rapporto di apprendistato ed alla sua riconduzione a quella che costituisce “la forma comune di rapporto di lavoro”.

Infatti, nonostante l’apprendistato sia già un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, il suo “disconoscimento” determina conseguenze quantomeno sotto il profilo del computo del lavoratore nell’ambito dell’organico aziendale.

Per quanto concerne, poi, l’inadempimento dell’obbligo formativo, la citata circolare ministeriale ha evidenziato come la responsabilità datoriale potrà sussistere:

  • per l’apprendistato per la qualifica ed il diploma professionale, quando il datore di lavoro non consenta al lavoratore di seguire i percorsi formativi esterni all’azienda previsti dalla regolamentazione regionale e/o non effettui quella parte di formazione interna eventualmente prevista dalla stessa regolamentazione regionale. E’ chiaro che in assenza di percorsi formativi regionali disciplinati ed attivati non potrà esserci alcuna responsabilità datoriale;
  • per l’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere, quando il datore di lavoro non consenta al lavoratore di seguire i percorsi formativi previsti dalla regolamentazione regionale, atteso che la formazione trasversale va disciplinata e gestita dalle Regioni. Tuttavia, laddove la Regione decida di rendere facoltativa tale formazione, in assenza della configurabilità di un vero e proprio obbligo, in caso di mancata formazione non è possibile l’adozione di un provvedimento di carattere sanzionatorio. Inoltre, laddove il contratto collettivo di riferimento scelga di rimettere al datore di lavoro l’obbligo di erogare anche la formazione trasversale, nelle more dell’intervento della Regione, non potrà non ravvisarsi un corrispondente “ampliamento” delle responsabilità datoriali e pertanto dei connessi poteri sanzionatori in capo al personale ispettivo;
  • per la formazione di tipo professionalizzante o di mestiere, nell’ipotesi in cui il datore di lavoro non effettui la formazione interna in termini di “quantità”, contenuti e modalità previsti dal contratto collettivo e declinati nel piano formativo individuale;
  • per l’apprendistato di alta formazione e ricerca, nel caso in cui, una volta disciplinati ed attivati i percorsi formativi, il datore di lavoro non ponga in essere tutti quegli adempimenti di carattere amministrativo volti a consentire il corretto svolgimento del percorso formativo. In assenza di regolamentazioni regionali, poiché l’attivazione dell’apprendistato di alta formazione o ricerca è rimessa ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro o dalle loro associazioni con le Università, gli istituti tecnici e professionali e le istituzioni formative o di ricerca, il personale ispettivo potrà avere quale unico parametro di riferimento, ai fini della individuazione delle responsabilità datoriali, le suddette convenzioni.

In questo contesto occorre però tenere in conto che l’inadempimento formativo “di cui sia esclusivamente responsabile il datore di lavoro”, se recuperabile, deve essere oggetto di disposizione ex art. 14, D.Lgs. n. 124/2004, e solo nel caso in cui non sia possibile recuperare il “debito formativo”, sarà applicabile la sanzione prevista dal citato art. 7.

Infine è il caso di ricordare quanto già sottolineato dal Ministero del Lavoro in merito alla mancanza del tutor o alla carenza in capo allo stesso dei requisiti previsti dalla contrattazione collettiva: in entrambi i suddetti casi non è detto che gli ispettori debbano applicare automaticamente il regime sanzionatorio di cui all’art. 7, comma 1, del D.Lgs. n. 167/2011 per mancata formazione dell’apprendista.

In tali ipotesi occorre, infatti, evidenziare:

  • se la formazione sia stata comunque effettuata secondo “quantità”, contenuti e modalità previste dal contratto collettivo;
  • quale sia il ruolo assegnato al tutor dallo stesso contratto.

Stante quanto sopra, qualora il tutor svolga un ruolo esclusivamente di “controllo”, la sua assenza non potrà mai comportare una mancata formazione.

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