Diritto

Appalto: committente responsabile se assume una partecipazione attiva

Appalto: committente responsabile se assume una partecipazione attiva
Il contratto di appalto non solleva da precise dirette responsabilità il committente allorché lo stesso assuma una partecipazione attiva nella conduzione e realizzazione dell’opera, in quanto, in tal caso, rimane destinatario degli obblighi assunti dall’appaltatore, compreso quello di controllare direttamente le condizioni di sicurezza dei cantiere

«Il contratto di appalto non solleva da precise dirette responsabilità il committente allorché lo stesso assuma una partecipazione attiva nella conduzione e realizzazione dell’opera, in quanto, in tal caso, rimane destinatario degli obblighi assunti dall’appaltatore, compreso quello di controllare direttamente le condizioni di sicurezza dei cantiere». Lo ha chiarito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 47751 del 19 novembre 2014, confermando, sotto questo aspetto, la responsabilità per omicidio colposo dell’amministratore di una società, incaricata dal Comune di Catania della realizzazione di una condotta idrica, a seguito di un infortunio mortale occorso ad un motociclista caduto a causa della mancata segnalazione del dislivello del manto stradale dovuto ai lavori di scavo.

Il ruolo di garanzia
La Suprema Corte ha ricondotto il ruolo di garanzia dell’imprenditore verso i terzi all’obbligazione personale «al rispetto scrupoloso delle cautele prevenzionali del caso e in special modo ad apporre la completa segnaletica di pericolo prevista» contratta col municipio. Inoltre, prosegue la sentenza, pur avendo dato in subappalto «le opere di scavo, messa in opera e connessione delle tubature», la committente «si era riservata di fornire la conduttura, e l’opera di saldatura dei relativi tranci, di pari passo con l’andamento dello scavo, sorgendo, così, all’evidenza, una esigenza di coordinamento, vigilanza e verifica certamente esuberante rispetto ai poteri del nudo committente». Da questa «speciale ingerenza», giustificata dalla parzialità dell’appalto e dagli obblighi assunti nei confronti del comune di Catania, «deriva la sussistenza del ruolo di garanzia nei confronti degli utenti della strada» in capo all’imprenditore.

Sì alla attenuanti
Per i giudici di Piazza Cavour, invece, non è stata dimostrata la condotta sleale dell’imputato, «unica ragione per la quale è stata esclusa la prevalenza delle attenuanti generiche e la meritevolezza della non menzione». Nel condannarlo, infatti, la Corte d’Appello ha attribuito alla sua volontà di nascondere le proprie responsabilità la frettolosa bitumazione della strada, avvenuta il giorno successivo all’incidente. L’asfalto, tuttavia, argomenta la Cassazione, era stato messo dalla impresa appaltatrice, e, quindi, «sarebbe occorso dimostrare che artefice, o, perlomeno, istigatore o suggeritore della condotta diretta ad inquinare le prove era stato l’imputato». Non essendo per questo sufficiente l’apodittico asserto secondo il quale l’imputato non poteva essere all’oscuro dell’operazione «stante il suo costante interessamento ai lavori e la sua presenza sul luogo dell’incidente il giorno dell’accaduto». Infatti, conclude la sentenza, per la prima parte l’affermazione costituisce «un assioma fondato sul sospetto mero» e per la seconda parte si appalesa illogica, in quanto vista la gravità del sinistro la presenza dell’imprenditore era «ampiamente giustificata», né se ne può desumere che abbia «influito sulla decisione di bitumare al più presto lo scavo».

Corte di Cassazione – Sentenza N. 47751/2014

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