Lavoro

Appalti: spazio ai Ccnl solo sul fronte retributivo

Appalti: spazio ai Ccnl solo sul fronte retributivo
Le eventuali disposizioni contrattuali potranno disporre la propria efficacia esclusivamente in relazione ai trattamenti retributivi dovuti ai lavoratori impiegati nell’appalto (o nel subappalto), con l’esclusione di qualsiasi conseguenza sul regime di solidarietà sui contributi previdenziali e assicurativi

Il decreto n. 76/2013 (articolo 9) opera una vera e propria compressione dell’autonomia negoziale sugli appalti, in virtù della quale la legge n. 92/2012 aveva affidato ai contratti collettivi nazionali di lavoro la possibilità di individuare metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti.
Il Dl n. 76/2013, infatti, ha limitato il raggio d’azione dei Ccnl, rispetto a quanto disciplinato dalla riforma del lavoro, che era intervenuta sull’articolo 29 del D.lgs n. 276/2003 introducendo una «clausola di riserva»: seguendo un orientamento già espresso dal Ministero del Lavoro con la lettera circolare del 22 aprile 2013, le eventuali disposizioni contrattuali potranno disporre la propria efficacia esclusivamente in relazione ai trattamenti retributivi dovuti ai lavoratori impiegati nell’appalto (o nel subappalto), con l’esclusione di qualsiasi conseguenza sul regime di solidarietà sui contributi previdenziali e assicurativi.

In pratica, dall’entrata in vigore del decreto Lavoro, l’obbligazione solidale tra committente, appaltatore ed eventuali subappaltatori può essere inibita (esclusivamente in relazione ai trattamenti retributivi dovuti ai lavoratori impiegati nell’appalto/subappalto) se i contratti collettivi nazionali di lavoro – sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative del settore – dispongano diversamente, individuando metodi e procedure di controllo della regolarità degli appalti, senza poter però incidere sul regime della contribuzione dovuta per il periodo di esecuzione del contratto.
Peraltro, tenendo conto che spesso le imprese della filiera non applicano lo stesso contratto collettivo, non è chiaro se il Ccnl che preveda regole ad hoc debba essere quello applicato dall’appaltante o dall’appaltatore.
Nell’attribuzione ai Ccnl del compito di individuare procedure specifiche di verifica della regolarità rientra anche la disciplina del coinvolgimento dei soggetti della filiera per incapienza dei beni di chi esegue l’opera, in caso di contenzioso nella materia.
In base a quest’ultima disposizione, il debitore solidale (committente imprenditore o datore di lavoro), chiamato a rispondere in sede giudiziale del pagamento insieme con l’appaltatore e con gli eventuali subappaltatori, può proporre un’eccezione con la quale chiede che sia preventivamente escusso il patrimonio di questi ultimi. In queste ipotesi, sebbene il giudice accerti la responsabilità solidale, l’azione esecutiva può essere promossa nei confronti del committente solo dopo che l’esecuzione verso il patrimonio del responsabile abbia dato esito infruttuoso. Inoltre, la norma conferma una procedura già esperibile nei casi di responsabilità solidale, che consiste nella possibilità da parte del committente, chiamato a rispondere al posto del responsabile, di richiedere la restituzione di quanto pagato attraverso l’azione di regresso.

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