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Appalti senza solidarietà fiscale

Appalti senza solidarietà fiscale
La responsabilità solidale negli appalti esce di scena ma non completamente. Il decreto sulle semplificazioni fiscali (D.Lgs. n. 175/2014) entrato in vigore il 13 dicembre 2014, ha di fatto eliminato il regime di responsabilità tributaria, tuttavia, non si può affermare che il committente sia immune da qualsiasi conseguenza di natura fiscale

La responsabilità solidale negli appalti esce di scena ma non completamente. Il decreto sulle semplificazioni fiscali (D.Lgs. n. 175/2014) entrato in vigore il 13 dicembre 2014, ha di fatto eliminato il regime di responsabilità tributaria, tuttavia, non si può affermare che il committente sia immune da qualsiasi conseguenza di natura fiscale.

Da un lato, l’articolo 28, comma 1, del D.Lgs. n. 175/2014 ha disposto l’abrogazione del sistema di verifica previgente, disciplinato dall’articolo 35, commi da 28 a 28-ter, del D.L. n. 223/2006. Dall’altro, il comma 2 dello stesso articolo, intervenendo sull’articolo 29 della legge Biagi (che regola la solidarietà retributiva e contributiva), dispone alcuni oneri per il committente, se quest’ultimo è chiamato a rispondere dei debiti dell’appaltatore.

La novità positiva è che committenti e appaltatori non dovranno più preoccuparsi di richiedere le previste certificazioni di regolarità dei versamenti delle ritenute, evitando così di bloccare i pagamenti alle imprese in attesa di ricevere l’attestazione prevista dalla norma (sino al 12 dicembre scorso).

Il vincolo di solidarietà fiscale che legava i soggetti della filiera prevedeva pesanti oneri di verifica che gli stessi dovevano effettuare per evitare di incappare nel coinvolgimento solidale, in caso di inadempienza dei soggetti a monte della catena dell’appalto.

Queste disposizioni erano entrate in vigore con il D.L. n. 83/2012, nel perimetro di attività rilevanti ai fini Iva, prevedendo un diverso grado di responsabilità e di rischio economico rispettivamente per committente e appaltatore nei confronti del subappaltatore.

Nel vecchio quadro, l’appaltatore si trovava nella posizione di coobbligato in solido con il subappaltatore – che è il debitore principale – per le ritenute sui redditi da lavoro dipendente dovute da quest’ultimo (in materia di Iva la responsabilità era stata cancellata dal D.L. n. 69/2013), in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto e nel limite dell’ammontare del corrispettivo dovuto, che non poteva quindi eccedere l’importo che l’appaltatore deve corrispondere al subappaltatore.

Il committente, pur non essendo chiamato a rispondere per il debito erariale, doveva versare il corrispettivo all’appaltatore solo dopo aver verificato che gli adempimenti degli obblighi tributari già scaduti, relativi al versamento delle ritenute fiscali sui redditi da lavoro dipendente a carico dall’intera filiera dell’appalto, fossero stati eseguiti correttamente. Viceversa, in caso di mancato controllo, rischiava una sanzione amministrativa da 5mila a 200mila euro, se i versamenti fiscali in questione fossero risultati irregolari.

Per entrambi i profili, il coinvolgimento era escluso se l’appaltatore-committente acquisiva un’autocertificazione resa in base al D.P.R. n. 445/2000 o un’asseverazione rilasciata dai professionisti abilitati o dai Caf imprese, che attestasse la regolarità dei versamenti.

Nonostante l’eliminazione di questi obblighi, la nuova formulazione dell’articolo 29 del D.Lgs. n. 276/2003 prevede però che il committente, chiamato in solido, se ha eseguito il pagamento delle retribuzioni, sia comunque tenuto ad assolvere tutti gli adempimenti previsti per i sostituti d’imposta, in base al D.P.R. n. 600/1973, quindi, tra l’altro:

  • effettuare le ritenute sulle somme versate ai lavoratori interessati e riversarle all’erario;
  • rilasciare il Cud e compilare il modello 770.

Peraltro, con non poche difficoltà poiché si tratta di dati di cui lo stesso non è normalmente a conoscenza.

La disposizione si riferisce alle ipotesi in cui il meccanismo della preventiva escussione si sia rivelato infruttuoso: si ricorda, infatti, che il debitore solidale (committente imprenditore o datore di lavoro), chiamato a rispondere in sede giudiziale del pagamento unitamente all’appaltatore e agli eventuali subappaltatori, può proporre un’eccezione con la quale chiede che sia preventivamente escusso il patrimonio di questi ultimi (fatta salva la possibilità di richiedere la restituzione di quanto pagato attraverso l’azione di regresso).

Anche con l’intervento del decreto sulle semplificazioni fiscali, la materia deve ancora trovare un assetto organico poiché sulla solidarietà contributiva non esiste un sistema di verifica che consenta di mettere al riparo il committente dal coinvolgimento solidale, sebbene lo stesso non abbia commesso illeciti.

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