Diritto

Appalti interni, sicurezza doppia nei lavori edili

Appalti interni, sicurezza doppia nei lavori edili
Nell’appalto il datore di lavoro committente deve tener conto della presenza di ditte o di lavoratori autonomi terzi operanti nell’ambiente di lavoro in concomitanza dell’espletamento dei lavori affidati in appalto

Nell’appalto il datore di lavoro committente deve tener conto della presenza di ditte o di lavoratori autonomi terzi operanti nell’ambiente di lavoro in concomitanza dell’espletamento dei lavori affidati in appalto. Il principio è dettato dalla sentenza n. 5857 depositata il 9 febbraio 2015 con cui in Cassazione è stato respinto il ricorso avverso la decisione della Corte territoriale che aveva condannato sia il coordinatore per l’esecuzione dei lavori edili, sia il dirigente responsabile della produzione della società committente.

IL FATTO
I fatti si riferiscono all’infortunio di due elettricisti dipendenti di due aziende a cui erano stati commissionati i lavori d’impiantistica in un capannone della ditta committente. Gli elettricisti, operando su una piattaforma aerea nell capannone, erano caduti a terra per l’urto del carroponte manovrato dal carpentiere di un’altra ditta appaltatrice.

Si era verificato dunque che all’interno del capannone operavano diverse compagini: il datore di lavoro committente, una ditta a cui erano stati commissionati particolari lavori del processo produttivo e altre due ditte alle quali lo stesso committente aveva appaltato lavori edili per la ristrutturazione.

Tale situazione implicava per il committente di provvedere sia agli adempimenti previsti dall’art. 26 del D.Lgs. n. 81/2008 per l’ipotesi di appalto all’interno (al processo produttivo dell’appaltante), sia gli adempimenti previsti dagli artt. 88 e ss. dello stesso decreto. In base all’art. 26, il datore di lavoro deve redigere il Duvri – documento unico di valutazione dei rischi da interferenza -; invece in base all’art. 88, nel cantiere edile, deve essere sempre redatto anche il piano della sicurezza e coordinamento.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
Secondo la sentenza, il primo elemento da prendere di esame è la previsione dell’art. 26, in base alla quale il datore di lavoro deve fornire agli appaltatori «dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività», il che si riferisce all’intero ambiente di lavoro e all’intera attività del datore di lavoro committente. L’obbligo informativo non riguarda solo l’organizzazione facente capo al datore di lavoro committente, ma ogni fattore di rischio presente nell’ambiente di lavoro entro cui l’appaltatore si troverà ad operare.

Pertanto, ove l’ambiente di lavoro entro il quale l’appaltatore dovrà eseguire la prestazione concordata, preveda la presenza di un terzo soggetto – ad esempio, un lavoratore autonomo al quale sia affidato un diverso appalto interno o lavori edili – dovranno essere valutati e regolati anche i rischi che da quella presenza potrebbero derivare.

La Corte non manca di porre in particolare rilievo la consolidata giurisprudenza secondo cui la cerchia dei destinatari della tutela prevenzionistica che il datore di lavoro deve apprestare, include tutti coloro che prestano la loro opera nell’impresa, senza distinguere tra lavoratori subordinati e persone estranee all’ambito imprenditoriale. Da qui l’altro principio secondo cui l’imprenditore assume una posizione di garanzia in ordine alla sicurezza degli impianti, non solo nei confronti dei lavoratore subordinati o dei soggetti a questi equiparati, ma altresì nei riguardi di tutti coloro che possono comunque venire a contatto o trovarsi a operare nell’area della loro operatività.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 5857/2015

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *