Lavoro

Ancora un altro maxi-risarcimento per il precariato della scuola

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Ancora un altro maxi risarcimento ad un docente di elettronica ed elettrotecnica assunto per diversi anni con un contratto a tempo determinato
Ancora un altro maxi risarcimento ad un docente di elettronica ed elettrotecnica assunto per diversi anni con un contratto a tempo determinato

Prosegue a Trapani il filone delle sentenze di condanna del ministero dell’Istruzione in favore dei docenti della scuola. Subito dopo la sentenza 89/2013 (si veda questo articolo), lo stesso Tribunale si è nuovamente pronunciato, riconoscendo ancora il diritto di un docente di elettronica ed elettrotecnica – assunto per diversi anni con contratti a tempo determinato – a ottenere un risarcimento economico di 169.700 euro per il (presunto) abuso di questo strumento contrattuale. A rendere nota la sentenza, la 90/2013, è stata l’associazione sindacale Anief.

Anche in questa pronuncia, il Tribunale segue un ragionamento molto in voga di questi tempi. Viene analizzata la normativa italiana sui contratti a termine della scuola, viene rilevata la presunta mancanza di strumenti volti a frenare l’eccessiva reiterazione di questi contratti e, da tale situazione, si rileva il contrasto con la normativa comunitaria sul contratto a termine. Questo contratto, secondo il giudice, legittimerebbe la scelta di disapplicare una legge dello Stato. Con buona pace della certezza del diritto, che di fronte a orientamenti di questo tipo subisce colpi molto duri.

Particolarmente creativa è la parte della sentenza nella quale sono spiegate le ragioni per cui spetta il diritto al risarcimento del danno. Secondo il giudice, pur essendo pacifico che la pubblica amministrazione può assumere a tempo indeterminato solo tramite pubblico concorso (lo dice la Costituzione), nel caso dei docenti precari la mancata assunzione si configura comunque come un comportamento “contra legem”, perché avrebbe prodotto un danno ai lavoratori.
La sentenza è altrettanto originale nella parte in cui quantifica questo danno, utilizzando criteri volti a dilatare oltremisura le somme dovute al docente. C’è da chiedersi quale tenuta avranno queste pronunce in sede di appello o quando arriveranno al vaglio della Corte di Cassazione.

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