Fisco

Anci: “su Tari serve norma che ci consenta di riparare a errori”

Dall’adeguamento dei contratti del pubblico impiego al Fondo sui crediti di dubbia esigibilità, dalla perequazione alla riorganizzazione della fiscalità comunale

Anci: "su Tari serve norma che ci consenta di riparare a errori"
Dall’adeguamento dei contratti del pubblico impiego al Fondo sui crediti di dubbia esigibilità, dalla perequazione alla riorganizzazione della fiscalità comunale

“Oggi grazie all’apporto di tanti sindaci nella Commissione Finanza locale abbiamo preso in esame le non poche difficoltà che si presentano all’orizzonte di un 2018 che può rappresentare per i Comuni d’Italia un anno terribile. Un miliardo in meno complessivamente sarà presente nei nostri bilanci a meno che il lavoro, anche dell’Anci, non produca l’accoglimento di una serie di emendamenti alla manovra di cui abbiamo estremo bisogno. Un emendamento che sostenga i Comuni che dovranno finanziare con almeno 600 milioni il rinnovo contrattuale, un altro che diminuisca la progressione del Fondo crediti dubbia esigibilità che rischia di sottrarre un’ulteriore e consistente somma ai nostri bilanci”. Così il sindaco di Ascoli Piceno e delegato Anci alla Finanza locale, Guido Castelli, al termine della Commissione Finanza locale dell’Anci riunitasi presso la sede dell’Associazione, nel corso della quale sono stati presi in esame il pacchetto di emendamenti che l’Anci ha proposto all’attenzione del Parlamento e del Governo: dall’adeguamento dei contratti del pubblico impiego al Fondo sui crediti di dubbia esigibilità, dalla perequazione alla riorganizzazione della fiscalità comunale.

Sottolineando l’impegno dell’Anci per sollecitare le forze politiche a migliorare la Legge di bilancio, Castelli ha ribadito che la legge merita un voto positivo per quanto riguarda gli investimenti ma insufficiente per la parte legata alla spesa corrente. Un quadro reso più complicato dalle problematiche connesse alla Tari e “ad alcuni errori di conteggio che – ha evidenziato – non hanno prodotto un aumento di gettito complessivo da parte dei Comuni, ma semplicemente determinato una distribuzione sbagliata fra contribuenti che hanno visto, alcuni pagamenti superiori al dovuto, altri inferiori, quasi sempre per piccole cifre”. Peraltro, come hanno osservato molti partecipanti, tutti i regolamenti Tari sono stati sottoposti alla vigilanza del Ministero dell’economia, che non ha mai sollevato eccezioni su questi aspetti.

Da questo punto di vista, per il sindaco di Ascoli Piceno “ha fatto bene il presidente Decaro a chiedere una norma, possibilmente anche un fondo, che possa consentire ai Comuni italiani di ristorare, come giusto e doveroso per quei pochi che hanno commesso qualche errore, quello che è il diritto di credito dei contribuenti”.
“Chiediamo quindi – ha concluso Castelli – una norma che ci consenta, anche con fondi di bilancio, di poter riparare agli errori. I Comuni mettono sempre la faccia nelle decisioni che prendono e lo fanno anche quando sbagliano”.

Decaro: “dai sindaci nessun dolo, ma errori per cire basse. I Comuni coinvolti rimobersaranno”
“Sulla vicenda Tari occorre fare chiarezza: non c’è stato alcun dolo perché non c’è stato e non può esserci aumento del gettito. Si tratta di errori, capitati in pochi Comuni, per poche utenze e cifre molto basse”. Il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, chiarisce la situazione innescata dall’errato calcolo della quota variabile della tariffa su raccolta e smaltimento dei rifiuti, relativa alle pertinenze delle case (come box e cantine).

“La legge che ha istituto la Tari prevede che il gettito vada a coprire integralmente il costo del servizio – ricorda Decaro –: se qualcuno ha pagato di più vuol dire che qualcun altro ha pagato qualcosa in meno, il gettito è rimasto lo stesso. Che è successo? La legge non è esplicita, il regolamento tipo del Mef non prevede la questione delle pertinenze in particolare. Infine, ricordo che ogni anno tutti i circa ottomila Comuni mandano i regolamenti al Mef, per le verifiche a campione della correttezza. Bene, il Mef neppure in un caso ha sollevato obiezioni”. Insomma, si tratta di un errore che poteva capitare.

Il tema, a questo punto, è come risolvere il problema innescato da una norma poco chiara applicata in modo non sempre corretto dai Comuni. “I Comuni hanno sempre delle riserve e noi pensiamo che per i calcoli errati negli anni passati i rimborsi possano provenire dalle casse del Comune. Ci auguriamo anche con una formula automatica, senza costringere i contribuenti a presentare domanda. Dal momento però che è la legge a imporre di pagare con il gettito della Tari il 100 per cento del costo del servizio di spazzamento, raccolta e smaltimento dei rifiuti in ogni città, abbiamo bisogno di una norma o una circolare che autorizzi i sindaci a pagare direttamente i rimborsi. Sarebbe la cosa più semplice”.

Per quanto riguarda il futuro, invece, inevitabilmente quel costo dovrà essere ripartito tra i contribuenti. “Se il costo del servizio resta lo stesso, chi ha pagato di più dovrà pagare di meno e chi ha pagato di meno pagherà di più. Ma si tratta di cifre impercettibili, in molti casi variazioni di qualche centesimo di euro. Per far risparmiare soldi ai contribuenti – ha concluso Decaro – l’unica strada è produrre meno rifiuti, riciclare correttamente quelli che si producono, non sporcare le strade pubbliche: contribuire tutti a rendere meno oneroso il servizio”.

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