Diritto

Anche il garage comporta il pagamento della TARSU/TIA

Anche il garage comporta il pagamento della TARSU/TIA
Anche la mera occupazione di un garage comporta il pagamento della tariffa (TARSU/TIA) poiché si presume che il detentore possa in qualsiasi momento utilizzare il locale e quindi produrre rifiuti. A tal fine, infatti, particolari condizioni di esenzione devono essere tempestivamente comunicate dal contribuente, sul quale in ogni caso grave l’onere probatorio in proposito

Anche la mera occupazione di un garage comporta il pagamento della tariffa (TARSU/TIA) poiché si presume che il detentore possa in qualsiasi momento utilizzare il locale e quindi produrre rifiuti. A tal fine, infatti, particolari condizioni di esenzione devono essere tempestivamente comunicate dal contribuente, sul quale in ogni caso grave l’onere probatorio in proposito. Ad affermarlo è la Corte di Cassazione con la sentenza n. 33 depositata il 7 gennaio 2015.

IL FATTO
Il caso trae origine da quattro avvisi di accertamento con i quali il Comune di Catania contestava ad una contribuente il mancato pagamento della tariffa rifiuti (TARSU/TIA) per gli anni 2001-2004 relativa ad un garage da lui detenuto.

Secondo il Comune, il solo fatto di detenere il garage giustifica il pagamento della tariffa, non rilevando il fatto che il locale produca effettivamente i rifiuti e che, pertanto, il detentore usufruisca concretamente del servizio. Tale circostanza rileva soprattutto quando il possesso del garage non è stato mai denunciato.

Il contribuente ha impugnato gli atti impositivi dinanzi al giudice tributario deducendo che la mera detenzione del locale non poteva costituire la fonte dell’obbligazione tributaria e che lo sporadico utilizzo del garage non poteva comportare l’applicazione della tariffa. Inoltre, il Comune, secondo il contribuente, non aveva fornito alcuna prova in merito ad una presunta produzione di rifiuti nel garage.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dal Comune. Infatti, in virtù degli artt. 62 e 64 del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, i Comuni devono istituire una apposita tassa annuale su base tariffaria, che viene a gravare su chiunque occupi o conduca i locali, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, in cui i servizi sono istituiti, compresi i garage. Tale tassa è dovuta indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi il servizio, salva l’autorizzazione dell’ente impositore allo smaltimento dei rifiuti secondo altre modalità, purché il servizio sia istituito, e sussista la possibilità della utilizzazione, ma ciò non significa che, per ogni esercizio di imposizione annuale, la tassa è dovuta solo se il servizio sia stato esercitato dall’ente impositore in modo regolare, così da consentire al singolo utente di usufruirne pienamente. Com’è noto, il presupposto impositivo è costituito, ai sensi dell’art. 62 del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, dal solo fatto oggettivo della occupazione o della destinazione del locale o dell’area scoperta, a qualsiasi uso adibiti, e prescinde, quindi, del tutto dal titolo, giuridico o di fatto, in base al quale gli immobili sono occupati o detenuti, come nella specie. Del resto in tale materia, gravava sulla contribuente l’onere di provare la sussistenza delle condizioni per beneficiare dell’esenzione, atteso che, pur operando il principio secondo il quale è l’Amministrazione a dover fornire la prova della fonte dell’obbligazione tributaria, esso non può operare con riferimento al diritto ad ottenere una riduzione della superficie tassabile, o addirittura l’esenzione, costituendo questa, un’eccezione alla regola generale del pagamento del tributo da parte di tutti coloro che occupano o detengono immobili nelle zone del territorio comunale, come nel caso in esame. Peraltro era emerso che mai la contribuente aveva provveduto a presentare la denunzia della detenzione del garage al Comune ai fini della Tarsu, né un’eventuale variazione ex art. 76, comma 1, D.Lgs. n. 507/93.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 33/2015

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