Italia

Anche gli uffici «trova-lavoro» entrano nelle pagelle degli atenei

Nei sistemi di valutazione e accreditamento delle università italiane entreranno anche le performance dei loro servizi di placement
Nei sistemi di valutazione e accreditamento delle università italiane entreranno anche le performance dei loro servizi di placement

Nei sistemi di valutazione e accreditamento delle università italiane entreranno anche le performance dei loro servizi di placement, cioè di quegli uffici che dovrebbero assicurare il collegamento con il mondo del lavoro attraverso stage, tirocini e apprendistato nelle aziende. A definire gli standard su cui si articoleranno le valutazioni è l’evoluzione di un progetto (FIxO) messo in campo da Italia Lavoro e Anvur, l’agenzia di valutazione che nei mesi scorsi ha diffuso le pagelle sulla ricerca scientifica effettuata in tutti i dipartimenti degli atenei di casa nostra.

Sono già 75 gli atenei al lavoro nella definizione degli standard, all’interno di un pacchetto di oltre 100 parametri che puntano a misurare quattro fattori-chiave: il «radicamento territoriale», che misura il radicamento dell’ateneo nella rete locale di imprese e la capacità di effettuare comunicazioni interne ed esterne, la «personalizzazione dei servizi», che riguarda l’articolazione dei servizi per i diversi profili di laureati e la valutazione delle intermediazioni fra domanda e offerta; la «qualità di misure e strumenti» pesa la gestione di tirocini e apprendistato, e infine la «qualità organizzativa e gestionale» deve mettere sotto esame le competenze del personale. Quattro direttrici che si possono appunto concretizzare in oltre cento indicatori di dettaglio, che fra gli altri aspetti possono misurare il numero di studenti coinvolti, i tempi di risposta e il tasso di successo delle iniziative.

Questi indicatori- ha spiegato il presidente dell’Anvur Stefano Fantoni, alla presentazione del progetto insieme a Italia Lavoro – devono entrare nella valutazione e nell’accreditamento degli atenei, cioè nel nuovo sistema (introdotto dalla legge Gelmini e ora arrivato alla sua prima attuazione) che impone ad atenei e corsi di laurea di rispettare determinati parametri di docenza, strutture e servizi per non essere esclusi dall’offerta formativa. La struttura degli standard sarà modulare, nel senso che all’interno del ventaglio di parametri ogni ateneo potrà scegliere i fattori più funzionali alla propria strategia e ai propri obiettivi: il tutto, però, in modo trasparente e concordato, anche per poter confrontare le performance dei vari atenei e determinare dei benchmark a cui tendere.

Il progetto di Anvur e Italia Lavoro prova a intercettare una domanda di servizi che, complice la crisi occupazionale che si fa sentire parecchio anche nei tassi di assunzioni fra i laureati, è in forte crescita in tutti gli atenei. Una domanda di servizi, sull’altro fronte, è alimentata anche dalle imprese, che però continuano a chiedere un salto più potente nel rapporto fra università e aziende: «Bisogna abbattere il muro di Berlino che ancora separa formazione e lavoro – riflette Claudio Gentili, responsabile Education di Confindustria – a causa del principio sbagliato secondo cui prima si studia e poi si lavora, con una separazione netta fra i due momenti. Un’impostazione, questa, criticata dallo stesso Ministro dell’Università, Maria Chiara Carrozza, e che produce veri e propri paradossi: uno è quello vissuto da Finmeccanica in questi mesi: dopo aver lanciato il progetto «Mille giovani per Finmeccanica», che in realtà punta all’inserimento di 1.500 nuovi profili nel gruppo, per una parte importante laureati, la holding è stata invasa dalle candidature ma le università l’hanno ignorata, con la sola eccezione del Politecnico di Torino.

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