Diritto

Alle S.U. la determinazione dell’assegno in luogo della reintegra

Alle S.U. la determinazione dell’assegno in luogo della reintegra
Rimessa alle S.U. la questione se il pagamento dell’indennità sostitutiva in luogo della reintegrazione faccia perdere il diritto al risarcimento del danno

Rimessa alle Sezioni unite la questione se l’opzione per il pagamento dell’indennità sostitutiva in luogo della reintegrazione faccia o meno perdere il diritto al risarcimento del danno per il periodo che intercorre fino al giorno del pagamento della indennità. Così ha deciso la Suprema corte, con l’ordinanza n. 18369/2013, prendendo atto di un contrasto giurisprudenziale in seno al “Palazzaccio”.

La Corte di Appello di Roma, infatti, in riforma della decisione di primo grado, aveva accolto l’opposizione proposta da Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. contro il decreto ingiuntivo con il quale era stato ad essa ingiunto il pagamento, a favore di un dipendente, delle retribuzioni relative al periodo intercorso tra la data in cui il medesimo — nei cui confronti era stata emessa in precedenza pronuncia di reintegra ex art. 18 St. lav., nel testo anteriore alla riforma operata con legge n. 92 del 2012, — aveva esercitato il diritto di opzione ai sensi del quinto comma dello stesso articolo, chiedendo la corresponsione dell’indennità sostitutiva, e la data in cui detta indennità era stata tardivamente corrisposta.

La Corte territoriale, nel revocare il decreto ingiuntivo, ha affermato di condividere l’orientamento espresso dalla sentenza n. 3775/09 della Cassazione, secondo cui la richiesta del pagamento dell’indennità sostitutiva in luogo della reintegrazione, determina la cessazione del rapporto di lavoro, onde, esercitando la facoltà di scelta, il lavoratore rinuncia alla prestazione alternativa e alla continuazione del rapporto, con la preclusione della possibilità di chiedere l’altra prestazione, e cioè le retribuzioni maturate successivamente alla scelta da lui operata.

Tale principio, ad avviso della stessa Corte di merito, è “maggiormente convincente” di quello enunciato da Cass. n. 6735/10, secondo cui la richiesta del lavoratore illegittimamente licenziato di ottenere, in luogo della reintegrazione nel posto di lavoro, l’indennità sostitutiva della reintegra, costituisce esercizio di un diritto derivante dall’illegittimità del licenziamento, riconosciuto al lavoratore secondo lo schema dell’obbligazione con facoltà alternativa ex parte creditoris.

Per cui, l’obbligo di reintegrazione nel posto di lavoro, facente carico al datore di lavoro, si estingue soltanto con il pagamento dell’indennità sostitutiva della reintegrazione, per la quale abbia optato il lavoratore, non già con la semplice dichiarazione da questi resa di scegliere detta indennità in luogo della reintegra, con la conseguenza che il risarcimento del danno, il cui diritto è dalla legge fatto salvo anche nel caso di opzione per la succitata indennità, va commisurato alle retribuzioni che sarebbero maturate fino al giorno del pagamento dell’indennità sostitutiva e non fino alla data in cui il lavoratore ha operato la scelta.

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