Italia

Alla scoperta dell’imprenditoria in “rosa”

Secondo i dati dell’ultimo rapporto Unioncamere 2013 le imprese femminili sono aumentate di 7298 unità e quelle a conduzione femminile incidono sul totale delle attività per il 23,5%
Secondo i dati dell’ultimo rapporto Unioncamere 2013 le imprese femminili sono aumentate di 7298 unità e quelle a conduzione femminile incidono sul totale delle attività per il 23,5%

A giudicare dalle statistiche e dalle iniziative in corso, nel mondo delle imprese “in rosa” qualcosa si muove. Dal Rapporto dell’Osservatorio sull’Imprenditoria Femminile di Unioncamere emerge che nel 2012 le imprese femminili sono aumentate di 7.298 unità, con un incremento della base imprenditoriale dello 0,5% rispetto al 2011. Le Regioni più virtuose sono Toscana, Lazio, Valle d’Aosta e Lombardia dove si registra una crescita nel numero di imprese di oltre un punto percentuale (in Lombardia dell’1%).

Secondo i dati dell’ultimo rapporto Unioncamere 2013, le imprese a conduzione femminile incidono sul totale delle attività per il 23,5% e risultano particolarmente diffuse nel Mezzogiorno. Il dato sale al 27,8% se si considera il solo universo imprenditoriale under 35.

I settori in cui si riscontra maggiore dinamismo sono: le attività dei “servizi di alloggio e ristorazione”; “altre attività di servizi”; le “costruzioni”; le “attività immobiliari”; i ”servizi alle imprese”. Sono state, invece, maggiormente penalizzate le imprenditrici in agricoltura, nell’industria manifatturiera e nel commercio.

Per incentivare la presenza delle donne nel sistema economico nazionale, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Ministero dello Sviluppo Economico, insieme ad Unioncamere, hanno rinnovato, per la terza volta, il 20 febbraio 2013 un Protocollo d’intesa triennale, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della donna e risolvere il gap italiano rispetto alla media Ocse in termini di presenza femminile nel tessuto produttivo. Il Protocollo raccoglie le indicazioni che arrivano dalla Commissione Europea in materia di politica industriale, finalizzate ad offrire migliori opportunità alle donne che rappresentano il 52% della popolazione, ma appena un terzo degli imprenditori.

La firma rafforza il ruolo dei Comitati per l’Imprenditoria Femminile, ridefinendone la “mission”.

Comitati per l’imprenditoria femminile. I Comitati in Italia sono 105 e sono presenti presso le Camere di Commercio. Un’esperienza unica in Europa, con un’organizzazione orizzontale e non gerarchica, finalizzata a favorire l’ingresso e la qualificazione delle donne nel mondo imprenditoriale.

I compiti:

  • operare per lo sviluppo e la qualificazione della presenza delle donne nel mondo dell’imprenditoria;
  • partecipare alle attività delle Camere di Commercio coniugando lo sviluppo dell’imprenditoria locale in un’ottica di genere;
  • promuovere indagini conoscitive sulle realtà locali per individuare opportunità di accesso delle donne nel mondo del lavoro e, in particolare, dell’imprenditoria;
  • mettere a punto iniziative per lo sviluppo dell’impresa femminile;
  • attivare iniziative per facilitare l’accesso al credito;
  • curare attività di ricerca e studio, coltivare relazioni con il mondo dell’istruzione e della formazione;

I Comitati promuovono molteplici attività a favore dell’autoimpresa femminile, tra queste, il tavolo di coordinamento a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese “rosa” (costituito presso la direzione generale del Mise) e il “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa”, una manifestazione itinerante sul territorio nazionale con incontri e workshop (nel 2013, alla quinta edizione, ha coinvolto 35 città).

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