Fisco

Alberghi: Gerico batte il «lenzuolometro»

Il lenzuolometro non consente di determinare i ricavi di un albergo congruo e coerente agli studi di settore
Il lenzuolometro non consente di determinare i ricavi di un albergo congruo e coerente agli studi di settore

Il «lenzuolometro» non consente di determinare i ricavi di un albergo congruo e coerente agli studi di settore. Tanto più se l’amministrazione finanziaria non tiene conto di altre circostanze come per esempio il fatto che le camere matrimoniali possono essere utilizzate anche da persone singole e che in alcuni periodi dell’anno le tariffe applicate sono più basse. È la conclusione della Ctr Liguria nella sentenza 12/12/2013.

La pronuncia trae origine da un accertamento per l’anno di imposta 2003 a un contribuente con un’attività alberghiera in una località turistica e a cui era stato contestato un maggior reddito d’impresa sulla base del «lenzuolometro». Durante una verifica, il fisco ha determinato il numero delle presenze degli ospiti dell’albergo sulla base dei lavaggi delle lenzuola singole e matrimoniali. Il contribuente ha impugnato l’atto lamentando tra l’altro la mancata considerazione della congruità e coerenza allo studio di settore applicato e applicabile.

La Ctp ha accolto l’istanza. Così l’ufficio ha presentato ricorso in appello sostenendo tra l’altro che gli accertamenti analitico-induttivi – come quello del caso in esame – possono essere fondati anche sull’esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi dichiarati e quelli fondatamente desumibili dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio dell’attività svolta.
La Ctr Liguria ha respinto l’appello e ha precisato che la rettifica effettuata non si basa su «presunzioni gravi, precise e concordanti» tali da costituire prove valide a sostegno dell’accertamento stesso che, invece, di fatto presenta incongruenze. Infatti, secondo i giudici, gli accertatori avrebbero dovuto considerare una serie di circostanze. Per esempio, la maggior parte delle presenze registrate nel corso dell’anno era rappresentata da maestranze impegnate nei lavori di un porto vicino a cui erano state applicate tariffe più competitive e, dunque, più basse rispetto a quelle applicate normalmente ai turisti.
Inoltre il contribuente era comunque congruo e coerente allo studio di settore approvato dalla stessa amministrazione finanziaria. Si devono, quindi, ritenere più attendibili i calcoli statistici derivanti dallo studio della semplice applicazione di coefficienti di ricarico.
Lo studio di settore – come più volte affermato dalla stessa Agenzia delle Entrate – rappresenta, infatti, uno strumento statisticamente attendibile perché realizzato attraverso approfonditi calcoli statistici, il confronto con le categorie e, soprattutto, attraverso gli osservatori locali sul territorio che consentono di monitorare l’andamento di ciascun settore, e quindi, di poter stimare con ragionevole approssimazione i ricavi che ciascuna attività commerciale, fermi determinati costi, debba dichiarare. In virtù, dunque, della maggiore oggettiva affidabilità dello strumento degli studi di settore a disposizione del fisco è illegittimo che l’ufficio, in danno del contribuente, ne disattenda gli esiti a vantaggio di una tecnica ricostruttiva che appare assai imprecisa.

Inoltre, dalle fatture emesse dall’albergo, emergeva l’utilizzo di camere matrimoniali anche da parte di persone singole, nonché un considerevole sconto applicato ai bambini al seguito dei genitori e ai soggiorni nel periodo invernale.
Pertanto, il calcolo dei maggiori ricavi basato sulla stima dell’utilizzo pro-capite delle lenzuola non è affidabile perché non tiene conto delle peculiarità del settore alberghiero. Pur volendo, infatti, applicare una tecnica di ricostruzione di ricavi differente dagli studi di settore, sarebbe stato almeno necessario appurare le ulteriori caratteristiche del contribuente accertato.

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