Lavoro

Agevolazioni contributive per le assunzioni di donne con contratto di inserimento

Agevolazioni contributive per le assunzioni di donne con contratto di inserimento
Pubblicate le istruzioni operative per i datori di lavoro che hanno usufruito delle agevolazioni contributive connesse all’assunzione con contratti di inserimento negli anni 2009-2012

Pubblicate, con circolare n. 24 del 5 maggio 2014, le istruzioni operative dell’INAIL per i datori di lavoro che hanno usufruito delle agevolazioni contributive connesse all’assunzione con contratti di inserimento negli anni 2009-2012.

A decorrere dal 14 maggio 2011, per rendere conforme la disciplina del contratto di inserimento agli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato, le disposizioni del D.Lgs. n. 276/2003 sono state modificate dall’art. 8, comma 1 del D.L. n. 70/2011 convertito, con modificazioni, in L. n. 106/2011.
In particolare, la norma contempla fra i soggetti con i quali è possibile stipulare un contratto di inserimento: “le donne di qualsiasi età prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi residenti in una area geografica in cui il tasso di occupazione femminile sia inferiore almeno di 20 punti percentuali a quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile superi di 10 punti percentuali quello maschile”.

Pertanto, a decorrere dal 14 maggio 2011, per effetto delle disposizioni sopravvenute e correlate al regolamento (CE) 800/2008 richiamato dall’art. 59, comma 3, del D.Lgs. n. 276/2003, la fruizione delle agevolazioni contributive connesse all’assunzione con contratto di inserimento di donne lavoratrici, nei limiti definiti dalla Riforma del lavoro, è consentita a condizione che siano soddisfatti i seguenti requisiti:

  • mancanza di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi;
  • residenza e svolgimento delle prestazioni lavorative “in una area geografica il cui tasso di occupazione femminile (…) sia inferiore almeno del 20 per cento di quello maschile o in cui il tasso di disoccupazione femminile superi del 10 per cento quello maschile”.

Fermo, dunque, restando il requisito della residenza della lavoratrice come disciplinato dall’articolo richiamato, ad esso si aggiunge l’ulteriore condizione che consiste nell’essere, le donne, “prive di un impiego regolarmente retribuito”.
In proposito, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha precisato che si tratta di lavoratrice che negli ultimi 6 mesi:

  • non ha prestato attività lavorativa riconducibile ad un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno 6 mesi;
  • ha svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito inferiore al reddito annuale minimo personale escluso da imposizione.

Pertanto, sono considerati non “regolarmente retribuiti”:

  • i rapporti di lavoro subordinato di durata inferiore a 6 mesi;
  • le attività di lavoro autonomo e parasubordinato la cui remunerazione, su base annuale, è inferiore ai limiti esenti da imposizione fiscale rispettivamente pari a:
    1. 4.800 euro in caso di lavoro autonomo propriamente detto;
    2. 8.000 euro per le collaborazioni coordinate e continuative e le altre prestazioni di lavoro di cui all’articolo 50, comma 1, lett. c‐bis), del Tuir.

L’accertamento del requisito dell’essere “prive di impiego regolarmente retribuito” prescinde dall’eventuale stato di disoccupazione disciplinato dal D.Lgs n. 181/2000 e, pertanto, non è richiesta la registrazione della donna presso il centro per l’impiego.

Il datore di lavoro è chiamato a verificare, in caso di assunzione di donne di qualsiasi età, che le lavoratrici siano residenti in regioni c.d. svantaggiate e che nel periodo di 6 mesi antecedente alla data di assunzione non abbiano svolto un’attività di lavoro subordinato legata a un contratto di durata di almeno sei mesi (durata pari o superiore a sei mesi) ovvero una collaborazione coordinata e continuativa (o altra prestazione di lavoro di cui all’articolo 50, comma 1, lett. c-bis, del Tuir) la cui remunerazione annua sia pari o superiore a 8.000 euro oppure un lavoro autonomo tale da produrre un reddito annuo lordo pari o superiore a 4.800 euro.

Si fa presente, infine, che a decorrere dal 1° gennaio 2013, il contratto di inserimento, introdotto dalla Legge Biagi e finalizzato ad agevolare l’ingresso (o il reingresso) nel mercato del lavoro di particolari categorie di soggetti ritenuti socialmente svantaggiati, è stato abrogato dalla L. n. 92/2012 (Riforma del lavoro) che lo ha eliminato, facendo peraltro salva l’applicazione delle disposizioni in materia – ivi comprese le agevolazioni contributive – in relazione alle assunzioni con tale tipologia contrattuale effettuate entro il 31 dicembre 2012.

Incentivi in misura superiore al 25%
Il decreto interministeriale 10/04/2013, ha stabilito che gli incentivi economici (c.d. agevolazioni contributive) per le assunzioni di donne con contratto di inserimento si applicano solo nelle aree geografiche individuate – mediante i dati Istat sulla rilevazione delle forze di lavoro media 2008, 2009, 2010 e 2011 – come aventi un tasso di occupazione femminile inferiore almeno di venti punti percentuali di quello maschile o un tasso di disoccupazione femminile superiore di dieci punti percentuali rispetto a quello maschile.

In concreto, ai fini dell’accesso agli incentivi economici in misura superiore a quella del 25%, è necessario che la lavoratrice, oltre a risiedere, svolga anche le prestazioni lavorative nelle seguenti aree previste dall’art. 1 del decreto interministeriale 10/04/2013:

Anno Regioni
2009 Veneto, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna
2010 Veneto, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna
2011 Veneto, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia
2012 Veneto, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia

Ai fini dell’ammissibilità al beneficio in misura superiore al 25% rileva la data dell’assunzione operata con contratto di inserimento lavorativo.

Coerentemente con quanto previsto dall’art. 59, comma 3, del D.Lgs. n. 276/2003, la fruizione delle agevolazioni contributive nella misura superiore al 25% connesse all’assunzione della donna con contratto di inserimento lavorativo è subordinata anche alle seguenti condizioni previste dal Regolamento (CE) 800/2008 vigenti dal 14 maggio 2011, data di entrata in vigore del D.L. n. 70/2011:

  • intensità lorda dell’aiuto: l’ammontare del beneficio, con riferimento al singolo rapporto di lavoro, non deve superare il 50 per cento (elevato al 75 per cento nel caso di assunzione di soggetti disabili) dei costi ammissibili ossia dei costi salariali durante un periodo massimo di 12 mesi successivi all’assunzione;
  • incremento netto del numero dei dipendenti: l’assunzione con contratto di inserimento o reinserimento deve determinare un incremento netto del numero dei dipendenti dello stabilimento interessato ovvero, quando l’assunzione non rappresenta un incremento netto del numero di dipendenti dello stabilimento interessato, il posto o i posti occupati devono essersi resi vacanti a seguito di dimissioni volontarie, di pensionamento per raggiunti limiti d’età, di riduzione volontaria dell’orario di lavoro o di licenziamenti per giusta causa e non a seguito di licenziamenti per riduzione del personale;
  • durata minima del contratto: il rapporto di lavoro deve avere una durata, fissata nel contratto al momento della stipula, pari ad almeno 12 mesi.
    L’agevolazione tuttavia non è esclusa nel caso in cui il rapporto di lavoro sia risolto prima del termine di 12 mesi per giusta causa.

Incentivi economici in misura pari al 25%
Il decreto interministeriale del 10/04/2013 fa salvi, all’art. 3, gli effetti dei contratti di inserimento stipulati negli anni dal 2009 al 2012 con riferimento alle aree individuabili ai sensi dell’art. 54, c. 1, lett. e) del D.Lgs. n. 276/2003 nella formulazione vigente.

Pertanto, sono da considerarsi correttamente applicate le agevolazioni in misura pari al 25% fruite dal datore di lavoro per contratti di inserimento stipulati su tutto il territorio nazionale con donne, fermo restando che, per le assunzioni operate a decorrere dal 14 maggio 2011, è necessario il requisito ulteriore dell’essere prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.

Infatti, in linea con l’orientamento ministeriale, la misura del 25% non costituisce aiuto di Stato ai sensi della normativa comunitaria e, quindi, si applica su tutto il territorio nazionale.

Resta ferma, comunque, la possibilità per l’Istituto di verificare l’effettiva sussistenza di tale requisito.
Diversamente, la fruizione degli incentivi economici in misura superiore al 25 per cento, è ammessa, come si è visto, solamente nelle regioni indicate all’art. 1 del decreto interministeriale 10 aprile 2013 ed elencate al precedente paragrafo.

Istruzioni operative
Nessun ulteriore adempimento è richiesto ai datori di lavoro che hanno fruito delle agevolazioni nella misura corretta e in conformità al decreto del 10/04/2013, incluso l’ulteriore requisito richiesto per le assunzioni dal 14 maggio 2011, di cui al punto precedente.
I datori di lavoro che, in presenza delle condizioni, non hanno usufruito dell’agevolazione o ne hanno usufruito in misura inferiore devono trasmettere via Pec alla Sede competente, entro il 30 giugno 2014, una nuova dichiarazione delle retribuzioni in sostituzione di quella o di quelle già trasmesse per gli anni 2009 – 2012. Nella dichiarazione delle retribuzioni devono essere indicate le retribuzioni parzialmente o totalmente esenti nonché il relativo codice, indicato nella tabella allegata.
I datori di lavoro che hanno usufruito dell’agevolazione in misura superiore al 25% non avendo i requisiti precedentemente indicati, devono regolarizzare la propria posizione trasmettendo via Pec alla Sede competente, entro il 30 giugno 2014, una nuova dichiarazione delle retribuzioni in sostituzione di quella o di quelle già trasmesse per gli anni 2009 – 2012, utilizzando il predetto modello.
Alla ricezione delle dichiarazioni, le Sedi provvederanno a rideterminare il premio con apposito provvedimento di variazione da notificare agli interessati.
L’eventuale premio a debito dovrà essere pagato entro il termine fissato dall’INAIL e comunicato con il provvedimento stesso.
L’eventuale premio a credito versato dovrà essere rimborsato.
Si ricorda che le riduzioni in discorso rientrano nell’ambito applicativo dell’art. 1, comma 1175, della legge 296/2006, pertanto, in presenza di debiti insoluti, non si farà luogo a determinazione del premio con applicazione della riduzione non fruita o fruita in misura inferiore a quella spettante, se non previa regolarizzazione della posizione contributiva.

INAIL – Circolare N. 24/2014 Codici Retribuzioni

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