Lavoro

Agevolazioni contributive e diritto di precedenza del lavoratore

Agevolazioni contributive e diritto di precedenza del lavoratore
In sede di verifica circa la spettanza delle agevolazioni contributive, l’INPS potrà disconoscere le stesse in capo ad un datore di lavoro solamente nel caso in cui abbia prova che un lavoratore – con cui il datore di lavoro abbia avuto precedentemente un rapporto a tempo determinato ormai cessato – abbia manifestato il proprio interesse a sfruttare il diritto di precedenza nei tempi e nei modi previsti dal D.Lgs. n. 368/2001

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, con la circolare n. 15 del 06.11.2013, sulla scorta della normativa e della prassi amministrativa in materia, evidenzia che l’INPS può disconoscere le agevolazioni contributive in capo ad un datore di lavoro solo nel caso in cui abbia prova che il lavoratore abbia manifestato il proprio interesse a sfruttare il diritto di precedenza.

In particolare, la Fondazione Studi analizza la normativa di cui alla Legge n. 92 del 2012 nel passaggio dedicato al diritto di precedenza all’assunzione, previsto dal Legislatore in taluni casi (es. a favore dei lavoratori licenziati per riduzione di personale; dei lavoratori assunti con contratto a tempo determinato), che condiziona l’accesso agli incentivi contributivi.

Nello specifico si ricorda come, ai sensi della richiamata legge, gli incentivi non spettano se l’assunzione viola il diritto di precedenza, stabilito dalla legge o dal contratto collettivo, alla riassunzione di un altro lavoratore licenziato da un rapporto a tempo indeterminato o cessato da un rapporto a termine; gli incentivi sono esclusi anche nel caso in cui, prima dell’utilizzo di un lavoratore mediante contratto di somministrazione, l’utilizzatore non abbia preventivamente offerto la riassunzione al lavoratore titolare di un diritto di precedenza per essere stato precedentemente licenziato da un rapporto a tempo indeterminato o cessato da un rapporto a termine.

La Fondazione Studi si sofferma, nell’odierno contributo, solo sulla previsione insita nel D.Lgs. n. 368/2001 per i lavoratori assunti con contratto a termine che così stabilisce:

  • il lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi ha diritto di precedenza, fatte salve diverse disposizioni di contratti collettivi stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine;
  • il lavoratore assunto a termine per lo svolgimento di attività stagionali ha diritto di precedenza, rispetto a nuove assunzioni a termine da parte dello stesso datore di lavoro per le medesime attività stagionali.

Il menzionato diritto di precedenza può essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro entro rispettivamente sei mesi e tre mesi dalla data di cessazione del rapporto stesso e si estingue entro un anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Da quanto sopra emerge che il lavoratore – al fine di “attivare” il diritto di precedenza – deve palesare la propria volontà nei termini e modi richiamati (e, eventualmente, dimostrare di essersi espresso in detti termini).

Questo significa, dunque, che il diritto di precedenza previsto per i lavoratori cessati da un rapporto a termine non sorge automaticamente in capo al lavoratore per il solo fatto che il rapporto intercorrente con il datore di lavoro sia cessato in un arco di tempo di dodici mesi precedenti alla nuova assunzione effettuata.

Tali passaggi normativi sono stati richiamati nella prassi INPS e a tale riguardo la Fondazione Studi rimanda alle circolari n. 137/2012 e n. 131/2013:

  • circolare n. 131/2013, punto 5.2: “al riguardo si evidenzia che – tranne casi particolari – non spetta l’incentivo, se la trasformazione interviene oltre i primi sei mesi del rapporto a termine, perché il lavoratore ha nel frattempo maturato un diritto di precedenza all’assunzione a tempo indeterminato, ai sensi dell’art. 5, co. 4-quater, d.l.vo 368/2001”;
  • circolare n. 137/2012: “l’incentivo potrà essere riconosciuto qualora il datore di lavoro o l’utilizzatore abbiano preventivamente offerto l’assunzione al lavoratore titolare del diritto”.

Analizzando i passaggi delle due circolari pare proprio che l’INPS ritenga che la norma in oggetto contempli un’attivazione implicita del diritto di precedenza, senza alcuna manifestazione di volontà in capo al lavoratore portatore di tale diritto.

Ne consegue che il datore di lavoro, al fine di tutelare maggiormente la propria situazione, dovrebbe interrogare il lavoratore al fine di ottenere una dichiarazione circa l’interesse o meno a sfruttare il diritto di precedenza. Tale ribaltamento dell’onere non appare, però, in linea col dettato normativo che non prevede alcuna procedura in capo al datore di lavoro: questa la posizione perentoria assunta dalla Fondazione Studi.

E lo stesso Ministero del Lavoro (circolare n. 13/2008) si pone in antitesi rispetto all’INPS laddove evidenzia che “i diritti di precedenza (…) possono essere esercitati a condizione che il lavoratore manifesti in tal senso la propria volontà al datore di lavoro (…)”.

Pertanto, conclude la Fondazione Studi, in sede di verifica circa la spettanza delle agevolazioni contributive, l’Istituto potrà disconoscere le stesse in capo ad un datore di lavoro solamente nel caso in cui abbia prova che un lavoratore – con cui il datore di lavoro abbia avuto precedentemente un rapporto a tempo determinato ormai cessato – abbia manifestato il proprio interesse a sfruttare il diritto di precedenza nei tempi e nei modi previsti dal D.Lgs. n. 368/2001.

In caso contrario l’INPS non avrà titolo a disconoscere l’agevolazione nel caso in cui non riscontri un comportamento attivo e propositivo del datore di lavoro nei confronti del lavoratore il cui rapporto a tempo determinato sia cessato e, pertanto, portatore di un eventuale diritto di precedenza.

Fondazione Studi Consulenti del Lavoro – Circolare N. 15/2013

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