Diritto

L’atto impositivo dell’Agenzia deve essere preceduto dal verbale di accesso e verifica

L'atto impositivo dell'Agenzia deve essere preceduto dal verbale di accesso e verifica
L’accertamento fiscale è nullo se, in sede di ispezione, la Guardia di Finanza non ha redatto il processo verbale di constatazione e a prescindere dal fatto che durante l’accesso non si sia svolta attività istruttoria ma una mera richiesta di documentazione al contribuente

L’accertamento fiscale è nullo se, in sede di ispezione, la Guardia di Finanza non ha redatto il processo verbale di constatazione e a prescindere dal fatto che durante l’accesso non si sia svolta attività istruttoria ma una mera richiesta di documentazione al contribuente. Volendo ritenere diversamente, il contribuente verrebbe privato della facoltà di esercitare il contraddittorio preventivo con l’Amministrazione finanziaria, previsto dallo Statuto dei diritti del contribuente.

A fornire questo principio è la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20770, depositata l’11 settembre 2013.

IL CASO

Una contribuente, titolare di una ditta, riceveva due distinti avvisi di rettifica nei quali l’Agenzia delle Entrate contestava di non aver fornito, per un anno, prova dell’avvenuta esportazione di alcuni beni, e per l’altro di aver venduto merci in evasione di imposta.

Avverso gli atti impositivi la contribuente proponeva ricorso presso la competente Commissione tributaria.

Tuttavia, mentre i giudici della CTP accoglievano il ricorso per entrambi gli anni di imposta, i giudici della CTR, innanzi la quale era stato proposto appello da parte dell’Amministrazione finanziaria, riformavano la decisione di primo grado.

La contribuente ricorreva, pertanto, in Cassazione, lamentando, tra l’altro, la violazione dell’art. 12, comma 7, dello Statuto dei diritti del contribuente (legge n. 212/2000), nonché dell’art. 52, D.P.R. n. 633/1972.

LA NORMATIVA

L’art. 12, comma 7, dello Statuto dei diritti del contribuente prescrive che “nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente può comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L’avviso di accertamento non può essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”.

L’avviso di accertamento, dunque, non può essere emanato prima della scadenza del termine di 60 giorni dal rilascio al contribuente della copia del verbale di chiusura delle operazioni ispettive, salvo che non ricorra particolare e motivata urgenza.

Inoltre, l’art. 52, comma 6, D.P.R. n. 633/1972 prescrive che di ogni accesso deve essere redatto processo verbale da cui risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte al contribuente o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute.

Il verbale deve essere sottoscritto dal contribuente o da chi lo rappresenta ovvero indicare il motivo della mancata sottoscrizione. Il contribuente ha diritto di averne copia.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Con la sentenza n. 20770 dell’11 settembre 2013, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, annullando definitivamente gli atti impositivi.

I giudici di legittimità, infatti, rilevano che, nel caso di specie, non era stato redatto il verbale previsto dalla norma e, pertanto, la contribuente non aveva avuto l’opportunità di esercitare la facoltà prevista dall’art. 12, comma 7, dello Statuto del contribuente e, quindi, di presentare osservazioni e richieste. Era stata privata, pertanto, della possibilità di interloquire con l’Amministrazione finanziaria e di rendere effettivo il principio del contraddittorio, garantito dalla normativa già nella fase antecedente a quella giurisdizionale.

A nulla sono valse le eccezioni dell’Ufficio il quale sosteneva che, nella specie, in sede di verifica e di accesso presso i locali aziendali non era stata svolta alcuna attività istruttoria ma solo una richiesta di documentazione e che, quindi, non era necessario procedere alla stesura del verbale.

La Corte, infatti, richiamando una precedente pronuncia (sentenza n. 10381 del 2011) afferma il principio di diritto per cui “in tema di Iva, qualora ai fini dell’accertamento dell’imposta sia stato effettuato un accesso nei locali destinati all’esercizio dell’attività o negli altri luoghi indicati dall’art. 52 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, i funzionari che hanno proceduto sono tenuti a redigere processo verbale secondo le indicazioni contenute nel sesto comma del medesimo art. 52, che non prescrive affatto, tantomeno a pena di nullità, che nello stesso debbano essere formulati rilievi o addebiti, essendo tale fase del procedimento finalizzata soltanto all’acquisizione di dati, elementi, notizie, successivamente utilizzabili dall’Amministrazione per l’emanazione dell’eventuale avviso di accertamento”.

In sostanza, la mancata redazione del processo verbale non è giustificata dal fatto che in sede di verifica e di accesso presso i locali aziendali non era stata svolta alcuna attività istruttoria. Infatti, tale fase del procedimento è finalizzata solo ad acquisire elementi utili per la successiva emanazione dell’atto impositivo.

Pertanto, poiché nel caso di specie non era stato redatto alcun verbale dell’attività di verifica, non poteva essere emanato alcun atto impositivo.

La Cassazione, quindi, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo della contribuente, rigettando la pretesa impositiva dell’Erario.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Si ricorda che, di recente, le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 18814 del 29 luglio 2013) avevano affermato che l’inosservanza del termine di 60 giorni per l’emanazione dell’accertamento determina, salvo che ricorrano specifiche ragioni di urgenza, la illegittimità dell’atto impositivo emesso ante tempus. Detto termine, infatti, è posto a garanzia del pieno dispiegarsi del contraddittorio procedimentale, il quale costituisce primaria espressione di principi costituzionali.

Ora, con la pronuncia in esame, la Corte afferma che l’accertamento fiscale è nullo se, in sede di ispezione, l’amministrazione finanziaria non ha redatto il processo verbale di constatazione e a prescindere dal fatto che non abbia svolto, durante l’accesso, una vera istruttoria ma solo una richiesta di documenti. Ciò in quanto, volendo ritenere diversamente, il contribuente verrebbe privato della facoltà di poter esercitare il contraddittorio preventivo con l’Ufficio.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 20770/2013

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