Diritto

Agente: niente compenso per attività di incasso se non è pattuito

Agente: niente compenso per attività di incasso se non è pattuito
Posto che lo svolgimento da parte dell’agente di attività di incasso, per conto del preponente, dei corrispettivi dovuti dai clienti non costituisce un elemento essenziale o naturale del contratto di agenzia, ma soltanto un compito ulteriore che le parti possono convenire, correttamente viene escluso il diritto ad un compenso per la suddetta attività quando manchi una pattuizione negoziale per l’attribuzione di un incarico di riscossione

No al compenso all’agente per l’attività di “incasso” se l’incarico di riscossione non è pattuito. La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5088 del 13 marzo 2015, ha affermato questo importante principio, in particolare precisando che, posto che lo svolgimento da parte dell’agente di attività di incasso, per conto del preponente, dei corrispettivi dovuti dai clienti non costituisce un elemento essenziale o naturale del contratto di agenzia, ma soltanto un compito ulteriore che le parti possono convenire, correttamente viene escluso il diritto ad un compenso per la suddetta attività quando manchi una pattuizione negoziale per l’attribuzione dell’incarico di riscossione.

IL FATTO
Il caso trae origine dal contenzioso instaurato tra un lavoratore e la società che con il medesimo aveva stipulato un contratto di agenzia.

La Corte d’appello ha confermato la sentenza del Tribunale con la quale era stata accolta parzialmente la domanda di R.M., già agente della società F.A., ora società F.A. e, dichiarata la compensazione tra le reciproche poste di dare e avere, aveva condannato la società al pagamento della somma di euro 261,55 al titolo di differenza di indennità suppletiva di clientela oltre accessori. La Corte d’appello ha rigettato la domanda di pagamento dell’indennità di incasso. Ha osservato al riguardo che il diritto ad un compenso per l’attività di incasso era previsto dagli accordi economici con il concorso di determinate condizioni; che il ricorrente nel richiedere tale compenso aveva manifestato implicitamente di voler aderire all’accordo economico collettivo con la conseguenza che non poteva dolersi dell’applicazione dell’accordo medesimo e che tuttavia non aveva formulato alcuna censura specifica alla decisione del Tribunale circa la mancanza delle condizioni alle quali l’accordo economico subordinava il riconoscimento di detta indennità.

Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione il lavoratore, in particolare – per quanto qui di interesse – sostenendo che l’agente ha diritto ad una provvigione a parte se incassa i crediti ancorchè tale attività sia svolta saltuariamente senza autorizzazione di volta in volta ma senza dissenso; in tal caso, l’indebito della casa mandante è in re ipsa ed il compenso deve essere corrisposto a norma dell’art. 2225 cod. civ. Osserva che tra le mansioni proprie di un agente non era compresa quella di incassare i crediti della casa mandante perciò la provvigione non remunerava l’attività di esazione svolta e, ai sensi dell’articolo 2225 citato, applicabile anche al contratto di agenzia, aveva diritto ad un compenso. Diversamente si verificherebbe un indebito arricchimento.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore. Sul punto, i giudici della Suprema Corte evidenziano che, posto che lo svolgimento da parte dell’agente di attività di incasso, per conto del preponente, dei corrispettivi dovuti dai clienti non costituisce un elemento essenziale o naturale del contratto di agenzia, ma soltanto un compito ulteriore che le parti possono convenire, correttamente viene escluso il diritto ad un compenso per la suddetta attività quando manchi una pattuizione negoziale per l’attribuzione di un incarico di riscossione.

Poichè, peraltro, la legge (art. 1744 cod. civ.), non prevede una forma particolare per la concessione della facoltà di riscossione, ma stabilisce soltanto che ove la stessa sia stata attribuita all’agente “egli non può concedere sconti o dilazioni senza speciale autorizzazione”, ne consegue che la pattuizione negoziale per l’attribuzione di un incarico di riscossione può essere concessa in qualunque forma e provata nei modi ordinari, anche per presunzioni.

Nel caso in esame, precisano i Supremi Giudici, esclusa la pattuizione nel contratto individuale stipulato tra le parti di incassare denaro per conto, non viene neppure dedotto l’esercizio costante di tale facoltà di riscossione (richiedente uno sforzo suppletivo oltre che un rischio) e un evidente tacito consenso della società, significativi della sussistenza del diritto dell’agente alla remunerazione di tale attività ulteriore a lui di fatto concessa. Lo stesso agente aveva riferito, infatti, di un’attività saltuaria e peraltro relativa al recupero insoluti, attività che ben poteva ritenersi compensata con il pagamento della provvigione tenuto conto della sussistenza di un interesse dell’agente al buon fine degli affari ai quali era legata la corresponsione della provvigione atteso che, per gli affari non andati a buon fine, era stato contrattualmente previsto uno “star del credere” pari al triplo della provvigione.

Da qui, dunque, il rigetto del ricorso.

Corte di Cassazione – Sentenza N. 5088/2015

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